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29 October, 2008

Copyright e opere degradate: perchè nascondersi dietro ad un thumbnail?

Filed under: copyright, internet, news — Tags: , , , , , — Eva Callegari @ 11:23 am

Creative Commons License Photo credit: Liquid Paper

Ci siamo chiesti come potrebbe essere deciso un caso giudiziario in Italia riguardante i thumbnails di Google quale quelli decisi negli Stati Uniti e in Germania (si veda il nostro post del 27 ottobre).

Che accadrebbe se uno degli autori delle infinite immagini pescate da Google nella rete alzasse la mano e protestasse contro la loro trasformazione in immagini-francobollo per utenti alla ricerca di immagini digitali?

La norma piuttosto dibattuta e non propriamente cristallina che è stata introdotta  con legge n. 2 del 9 gennaio 2008 regolamenta la pubblicazione in internet delle immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate” (e aggiunge il comma 1-bis all’art. 70 della legge sul diritto d’autore).

I thumbnail – a rigor di logica – dovrebbero appunto rientrare fra le “immagini a bassa risoluzione o degradate” cui si richiama il legislatore. Se così fosse, ne sarebbe consentita la libera pubblicazione in internet, a titolo gratuito, entro limiti ben definiti: per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non avvenisse a scopo di lucro.

Ed ecco che si ricade in uno dei consueti dilemmi che scaturiscono da internet: Google ha indubbiamente un ritorno economico dal traffico generato mediante i propri motori di ricerca. Lo scopo di lucro esiste ed è più che tangibile per Google, nella trasformazione in thumbnail delle immagini presenti in internet.

Ciò non toglie che chi pubblica immagini protette da copyright potrebbe non avere nulla in contrario a che gli utenti vedano tali immagini rimpicciolite, trattandosi questo di un passaggio che conduce gli utenti al sito dove in origine le immagini sono state volutamente e legittimamente pubblicate dai loro autori.

La semplificazione legislativa circa le utilizzazioni libere delle “immagini degradate” non considera quindi tutte le implicazioni pratiche legate all’uso di certe immagini degradate, inclusi gli interessi degli stessi titolari dei diritti.

Andrebbe allora forse raccolto anche nel nostro paese il suggerimento che dagli Stati Uniti Lawrence Lessig lancia con il suo libro “Remix”: quanto sta accadendo attraverso internet impone di riformare il diritto d’autore. Ciò non significa trascurare di tutelare le opere dell’ingegno, ma riformare, in modo legalmente competente, il sistema di copyright alla luce delle concrete esigenze e delle significative opportunità che la rete pone.

E’ forse inutile ostinarsi a nascondersi dietro un dito o, appunto, a un thumb nail.

(IP Faber: consulenza specialistica alle aziende, la cui materia prima è il copyright)

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27 October, 2008

Thumbnails e copyright: dalla Germania venti di guerra per Google

Filed under: copyright, internet, IT, news, thoughts — Tags: , , , , , , , — Eva Callegari @ 9:46 am

Creative Commons License Photo credit: Cileke

I thumbnail – quelle immagini in formato ridotto che si ricavano da una qualsiasi ricerca per immagine in Google – violano il copyright di chi ha creato le immagine originarie e le ha pubblicate in Internet.

Così hanno sentenziato in primo grado i giudici tedeschi nell’ambito di due diverse controversie su questo tema. Google appellerà molto probabilmente queste decisioni. Nel frattempo, l’intero sistema Image Search di Google in Germania è in discussione.

Non potendo i motori di ricerca di Google selezionare quali immagini sono rese liberamente utilizzabili in internet e quali no, la scelta forzata cui si vedrà costretta Google, se queste decisioni non verranno riformate in secondo grado, sarà di ripensare, se non di rinunciare al proprio sistema di ricerca per immagini nel territorio tedesco.

Un caso analogo, iniziato negli Stati Uniti dai titolari del sito pornografico Perfect 10, ha portato a conclusioni opposte rispetto a quelle cui sono giunti i giudici tedeschi nei giorni scorsi: le immagini in miniatura che Google mostra ai propri utenti sarebbero – secondo la giurisprudenza d’oltreoceano – liberamente pubblicabili in internet. Rientrerebbero infatti nel cosiddetto fair use, ovvero in una di quelle ipotesi di libera utilizzabilità delle opere protette dal diritto d’autore che costituiscono un’eccezione al sistema delle esclusive derivanti dal copyright.

E in Italia? Che accadrebbe se uno degli autori delle infinite immagini pescate da Google nella rete alzasse la mano e protestasse contro la loro trasformazione in immagini-francobollo per utenti alla ricerca di immagini digitali?

(IP Faber: protezione e negoziazione di copyright per aziende e operatori professionali)

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