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5 November, 2008

Yahoogle: partnership pubblicitaria a prova di antitrust?

Filed under: internet, IT, marchi, marketing, news, Uncategorized — Tags: , , , , , , — Eva Callegari @ 10:04 pm

applegoogle

Creative Commons License Photo credit: Missha

L’accordo pubblicitario fra Yahoo! e Google sembrava essersi arenato dopo il suo annuncio, ad agosto scorso, a causa dell’intervento dell’autorità antitrust statunitense, sollecitato da varie associazioni per i diritti dei consumatori e dall’ANA (Association of National Advertisers).

Secondo questi ultimi, il fatto che Yahoo! permetta a Google di postare le proprie inserzioni pubblicitarie nelle pagine della prima, in cambio di una percentuale sui ricavi generatisi, altererebbe significativamente gli equilibri del mercato pubblicitario di riferimento, con un inevitabile innalzamento dei costi, a discapito degli inserzionisti.

E’ di questi giorni la notizia riportata dal Wall Street Journal, secondo cui le due società, al fine di ricevere la benedizione dall’antitrust alla loro partnership, hanno rivisto i termini del proprio accordo.

La durata dell’accordo, innanzitutto, verrebbe ridotto dai dieci anni originariamente previsti a due anni. Inoltre, si prevederà un meccanismo di scelta dei lettori di Yahoo!, che potranno chiedere di escludere le pubblicità di Google dalle proprie pagine web. Infine, si è stabilito un tetto alla percentuale di ricavi spettante a Yahoo!, ottenuti dalla pubblicità di Google: essi non potranno superare la soglia massima del 25%.

Sapremo prossimamente se il dipartimento di giustizia statunitense, che riveste il ruolo di organo di controllo della concorrenza e del mercato, riterrà sufficienti gli emendamenti apportati all’accordo perchè possa darsi il via alla partnership pubblicitaria fra Yahoo! e Google.

(IP Faber: we develop co-branding plans and co-marketing agreements for smart companies. Contact us)

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29 October, 2008

Copyright e opere degradate: perchè nascondersi dietro ad un thumbnail?

Filed under: copyright, internet, news — Tags: , , , , , — Eva Callegari @ 11:23 am

Creative Commons License Photo credit: Liquid Paper

Ci siamo chiesti come potrebbe essere deciso un caso giudiziario in Italia riguardante i thumbnails di Google quale quelli decisi negli Stati Uniti e in Germania (si veda il nostro post del 27 ottobre).

Che accadrebbe se uno degli autori delle infinite immagini pescate da Google nella rete alzasse la mano e protestasse contro la loro trasformazione in immagini-francobollo per utenti alla ricerca di immagini digitali?

La norma piuttosto dibattuta e non propriamente cristallina che è stata introdotta  con legge n. 2 del 9 gennaio 2008 regolamenta la pubblicazione in internet delle immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate” (e aggiunge il comma 1-bis all’art. 70 della legge sul diritto d’autore).

I thumbnail – a rigor di logica – dovrebbero appunto rientrare fra le “immagini a bassa risoluzione o degradate” cui si richiama il legislatore. Se così fosse, ne sarebbe consentita la libera pubblicazione in internet, a titolo gratuito, entro limiti ben definiti: per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non avvenisse a scopo di lucro.

Ed ecco che si ricade in uno dei consueti dilemmi che scaturiscono da internet: Google ha indubbiamente un ritorno economico dal traffico generato mediante i propri motori di ricerca. Lo scopo di lucro esiste ed è più che tangibile per Google, nella trasformazione in thumbnail delle immagini presenti in internet.

Ciò non toglie che chi pubblica immagini protette da copyright potrebbe non avere nulla in contrario a che gli utenti vedano tali immagini rimpicciolite, trattandosi questo di un passaggio che conduce gli utenti al sito dove in origine le immagini sono state volutamente e legittimamente pubblicate dai loro autori.

La semplificazione legislativa circa le utilizzazioni libere delle “immagini degradate” non considera quindi tutte le implicazioni pratiche legate all’uso di certe immagini degradate, inclusi gli interessi degli stessi titolari dei diritti.

Andrebbe allora forse raccolto anche nel nostro paese il suggerimento che dagli Stati Uniti Lawrence Lessig lancia con il suo libro “Remix”: quanto sta accadendo attraverso internet impone di riformare il diritto d’autore. Ciò non significa trascurare di tutelare le opere dell’ingegno, ma riformare, in modo legalmente competente, il sistema di copyright alla luce delle concrete esigenze e delle significative opportunità che la rete pone.

E’ forse inutile ostinarsi a nascondersi dietro un dito o, appunto, a un thumb nail.

(IP Faber: consulenza specialistica alle aziende, la cui materia prima è il copyright)

27 October, 2008

Thumbnails e copyright: dalla Germania venti di guerra per Google

Filed under: copyright, internet, IT, news, thoughts — Tags: , , , , , , , — Eva Callegari @ 9:46 am

Creative Commons License Photo credit: Cileke

I thumbnail – quelle immagini in formato ridotto che si ricavano da una qualsiasi ricerca per immagine in Google – violano il copyright di chi ha creato le immagine originarie e le ha pubblicate in Internet.

Così hanno sentenziato in primo grado i giudici tedeschi nell’ambito di due diverse controversie su questo tema. Google appellerà molto probabilmente queste decisioni. Nel frattempo, l’intero sistema Image Search di Google in Germania è in discussione.

Non potendo i motori di ricerca di Google selezionare quali immagini sono rese liberamente utilizzabili in internet e quali no, la scelta forzata cui si vedrà costretta Google, se queste decisioni non verranno riformate in secondo grado, sarà di ripensare, se non di rinunciare al proprio sistema di ricerca per immagini nel territorio tedesco.

Un caso analogo, iniziato negli Stati Uniti dai titolari del sito pornografico Perfect 10, ha portato a conclusioni opposte rispetto a quelle cui sono giunti i giudici tedeschi nei giorni scorsi: le immagini in miniatura che Google mostra ai propri utenti sarebbero – secondo la giurisprudenza d’oltreoceano – liberamente pubblicabili in internet. Rientrerebbero infatti nel cosiddetto fair use, ovvero in una di quelle ipotesi di libera utilizzabilità delle opere protette dal diritto d’autore che costituiscono un’eccezione al sistema delle esclusive derivanti dal copyright.

E in Italia? Che accadrebbe se uno degli autori delle infinite immagini pescate da Google nella rete alzasse la mano e protestasse contro la loro trasformazione in immagini-francobollo per utenti alla ricerca di immagini digitali?

(IP Faber: protezione e negoziazione di copyright per aziende e operatori professionali)

8 October, 2008

YouTube lancia click-to-buy con Amazon e Apple: arriva l’ecommerce personalizzato

Filed under: internet, IT, news — Tags: , , , — Enrico @ 6:38 pm

Creative Commons License Photo credit: Shawnblog

 E così anche YouTube (acquistata nel 2006 da Google) inaugura una nuova strategia commerciale. Da oggi si avvicina all’e-commerce e lancia click to buy, un nuovo sistema di gestione di link (relativi ai video mostrati agli utenti) che portano ai suoi partner commerciali, per ora solo Amazon (videogames video e musica) e Apple (musica e video), ma in futuro ne sono attesi molti altri.

Il blog di You Tube spiega bene la visione e l’implementazione della nuova strategia commerciale, che dovrebbe portare a una “broad, viable eCommerce platform for users and partners on YouTube” secondo una logica in grado di aiutare i “partners across all industries — from music, to film, to print, to TV —  offer useful and relevant products to a large, yet targeted audience, and generate additional revenue from their content on YouTube beyond the advertising we serve against their videos”.

Il gigante dei video condivisi online parla chiaramente di tutte le industrie dei media (dalla stampa, alla musica ai film alla tv) e di un modello di business che va oltre la semplice pubblicità. E’ il momento dell’ ecommerce  customizzato. E delle grandi alleanze tra i protagonisti di internet per vendere online i loro prodotti. Alleanze dettate dalla convergenza dei reciproci interessi e dalla necessità di recuperare i costi degli investimenti nelle infrastrutture compiuti negli anni passati.

Non è un caso poi che la prima alleanza sia stata fatta da tre operatori tra i protagonisti del download multimediale di file protetti da copyright, tre protagonisti che hanno fortemente creduto (e investito) nelle tecnologie, nelle persone e nei data center in grado di gestire continuamente il download di Terabyte di dati, tre aziende pioniere nella costruzione di nuovi mercati legati alla proprietà intellettuale, alle licenze e al copyright

Del resto l’acquisizione di YouTube nel 2006 è stata molto onerosa e la gestione della piattaforma tecnologica del servizio (data center + banda) deve avere costi altissimi, anche per Google. Era necessario quindi trovare prima o poi un modo per monetizzare il successo  di http://www.youtube.com e concretizzarne il vantaggio competitivo.

Purtroppo i termini degli accordi con Amazon e Apple non sono stati divulgati.

(IP Faber aiuta le aziende a gestire gli asset immateriali, siano essi concentrati su internet, media, tv o stampa)

Nielsen bacchetta Wikipedia: quando un elenco non è un semplice elenco?

Creative Commons License Photo credit: Aldoaldoz

Fra Wikipedia e l’agenzia statistica Nielsen avrebbe potuto sorgere una vera e propria causa nel corso delle passate settimane. Wikipedia ha invece preferito obbedire all’ordine di Nielsen, eliminando più di trecento pagine della propria sezione inglese, senza rischiare di dilungarsi in una complicata vertenza.

Nonostante ciò, il caso lascia spazio ad alcune riflessioni.

Facciamo un passo indietro: l’agenzia inglese Nielsen Research Media il mese scorso invia un cosidetto “DMCA order“, cioè un ordine emesso sulla base del Digital Milleniun Copyright Act (legge sul copyright digitale) alla Wikipedia inglese, affermando che quest’ultima avrebbe violato i diritti di copyright dell’agenzia Nielsen su un elenco di stazioni televisive staunitensi creato da Nielsen e basato su un determinato criterio di ripartizione geografica.

La prima riflessione riguarda l’uso dei “DMCA order“, strumento di enforcement che viene sempre più utilizzato su un piano sovranazionale e nella prassi rispettato come tale dalle aziende che operano professionalmente su Internet. Non è un caso che la stessa Google traduca anche nel nostro paese l’invito ad inviare la “notifica di presunta violazione di copyright” secondo la forma suggerita dal Digital Millenium Copyright Act e ne richiami il testo attraverso il link diretto al sito web dell’Ufficio copyright degli Stati Uniti.

La seconda riflessione riguarda la particolare tutela di copyright che immaginiamo possa sottendersi a questo caso (l’order di Nielsen non è stato reso pubblico e possiamo limitarci a delle supposizioni): è probabile che Nielsen si sia richiamata ad una tutela di diritto d’autore sulla propria banca dati.

E’ questo uno dei casi (rari) in cui è probabile si sia rivendicata un’esclusiva su un data base: tale tutela è prevista qualora un elenco, un catalogo sia caratterizzato da un criterio originale di selezione, organizzazione e classificazione dei dati in esso contenuto.

Sia la legge inglese (secondo le Copyright and Rights in Databases Regulations del 1997, entrata in vigore il 1° gennaio 1998), sia le leggi dei vari paesi EU (che hanno recepito la Direttiva 96/9) riconoscono tale genere di protezione.

Occorre tuttavia ricordare che la protezione di una banca dati dà tutela esclusiva al “contenente” data base e non al contenuto: ciò che non può essere copiato da terzi è quindi il sistema di organizzazione dei dati, se e quando tale sistema sia originale, e non i dati in sè stessi.

Questo caso insegna che un elenco può quindi – talora – non essere semplicemente un elenco.

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