IP Faber :: www.ipfaber.com

24 November, 2008

Design e diritto d’autore, ovvero la legge e le sue metamorfosi

Filed under: copyright, design, dibattito, intellectual property, news, normativa, thoughts — Tags: , , , , — Eva Callegari @ 10:07 am

drinking-camaleon

Creative Commons License Photo credit: Marfis75

Per chi si domandasse se il design ha tutela di copyright in Italia, la risposta dovrebbe essere: “Indubbiamente sì”.

Per chi tuttavia si domandasse per quale ragione il design d’autore, quello – per intenderci – che si trova nei musei di design di tutto il mondo, è venduto in Italia dai soggetti più disparati, che danno le risposte più disparate sull’originalità di quello che vendono, la risposta dovrebbe essere: “Perchè la legge è stata stiracchiata fra chi detiene i diritti sulle opere in questione, perchè ha contribuito a svilupparle e a realizzarle o ha acquistato tutte le necessarie licenze da chi le ha sviluppate e realizzate (individuiamoli come squadra A) e chi invece ha interesse a non riconoscere royalties ai titolari dei diritti d’autore sul design di cui sopra (individuiamoli come squadra B)”

Questa risposta si ricava leggendo “in controluce” le multiformi scritture della norma transitoria che avrebbe dovuto accompagnare l’entrata in vigore della legge del 2001 che ha definito come protette dal diritto d’autore “le opere del design industriale che presentino di per sè carattere creativo e valore artistico” (art. 2 lett. 10 legge diritto d’autore). Norma transitoria che sta per essere nuovamente modificata, se verrà approvato il disegno di legge n. 1441 ter, già esaminato dalla Camera e attualmente all’esame del Senato.

Se abbiamo contato bene, saremmo alla quarta riscrittura della stessa norma, che in nessuna delle sue multiformi versioni ha brillato per chiarezza e coerenza di tecnica legislativa.

(IP Faber: specializzati nel licensing, nella protezione e nell’enforcement dei diritti sul design. Contattaci)

(more…)

Advertisements

20 November, 2008

SIAE: bollino sì, bollino no…

Filed under: copyright, dibattito, IT, news, thoughts — Tags: , , , — Eva Callegari @ 11:59 am

cayusa-dollar-selfportrait

Creative Commons License Photo credit: Cayusa

Acceso è il confronto di questi giorni fra FIMI – Federazione Industria Musicale Italiana e SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori in tema di bollino SIAE.

Quanto ha dichiarato FIMI nel corso dell’audizione presso il Ministero dei Beni e le Attività Culturali circa il regolamento di esecuzione delle disposizioni relative al contrassegno SIAE mette in discussione i presupposti stessi su cui si fonda il sistema obbligatorio di bollinatura SIAE, quello previsto per i supporti contenenti musica, materiale audiovisivo o multimediale e determinati software (art. 181bis legge diritto d’autore).

Quanto sta accadendo prende il via da una prima “bacchettata” all’Italia arrivata dalla Corte di Giustizia della Comunità Europea, per non essere stata comunicata alla Commissione la sopra citata normativa sul contrassegno SIAE, regola tecnica la cui compatibilità con la normativa comunitaria deve essere appunto previamente valutata dalla Commissione.

Ciò che è al centro della vicenda non è tuttavia unicamente un’infrazione procedurale, ma gli aspetti sostanziali su cui i vincoli di bollinatura SIAE si fondano. Già dalle richieste di chiarimenti presentate dalla Commissione si delineano in realtà alcuni dei fondamenti sostanziali della questione.

Alla mancata bollinatura SIAE non corrisponde necessariamente il mancato pagamento dei dovuti compensi di copyright. Anzi, se il versamento dei compensi per il diritto d’autore fosse avvenuto in un paese straniero, neppure è certo a quale titolo la SIAE potrebbe verificare l’assolvimento di tale obbligo.

Inoltre – fatto ancora più dubbio in un’ottica di libera circolazione delle merci a livello comunitario e alla luce del principio di esaurimento comunitario – la bollinatura obbligatoria SIAE comporta un blocco ex lege alla circolazione di opere protette da copyright, immesse sul mercato UE dai legittimi titolari e riversate su supporti fisici.

Per chi opera a livello comunitario, al di là del fermo “burocratico” legato alla presentazione della richiesta di bollini SIAE e del versamento dei compensi (che può durare da 10 fino a 30 giorni), vi sono anche costi gestionali legati alla necessità inevitabile di segmentare il mercato italiano, per rispettare gli adempimenti di bollinatura obbligatoria, unicum a livello EU.

(IP Faber: coaching per le aziende in materia di copyright e marchi. Contattaci)

(more…)

4 November, 2008

Internet: imprevisti o probabilità? L’accordo MTV – Auditude – MySpace insegna.

Filed under: copyright, internet, IT, news — Tags: , , , , , , — Eva Callegari @ 11:42 am

chance-photo-monopoli

Creative Commons License Photo credit: Mark Strozier

Ricordate quando nel Monopoli si doveva pescare una carta, scegliendo fra imprevisti e probabilità?

Internet, con le sue continue e rivoluzionarie mutazioni, negli ultimi anni ha più di una volta costretto le grandi aziende (e non solo) a scegliere fra queste due carte.

Tanto si parlò del caso Napster, quanto poi si capì che il passaggio all’uso generalizzato della musica digitale avrebbe aperto nuove e profittevoli strade al mercato musicale, una volta che si fosse incanalato questo flusso di musica liquida in un contesto commerciale adeguato. Di questo ne sono prova i risultati raggiunti oggi dalla cosiddetta “iMusic“.

Ora, il punto di snodo sembra trovarsi a metà fra il networking e i media di vario genere, in particolare i video.

L’accordo siglato ieri fra MySpace, il social network di cui è titolare News Corp. di Rupert Murdoch, Auditude ed MTV Networks rappresenta la carta delle probabilità che si possono “pescare” in questo momento dalla rete.

La tecnologia che ha sviluppato Auditude, attraverso l’analisi del fingerprint dell’audio e del video del materiale audiovisivo presente in rete, permette di riconoscere il copyright dei video che vengono postati in internet, di inserirvi automaticamente della pubblicità e di ripartirne il ricavato con gli aventi diritto.

Tutto questo anche nel caso in cui il video venga postato da un soggetto che si sia limitato a ripubblicare un video, senza chiedere alcuna autorizzazione al titolare dei diritti d’autore sul video.

In questo modo, si inverte la prospettiva circa lo scambio di video on line: più un video circolerà in rete, più i titolari dei diritti ne trarranno un beneficio economico diretto.

Ed ecco che la carta delle probabilità pescata da News Corp ed MTV ieri si trasforma in una carta delle opportunità.

(IP Faber: we do professional intellectual property licensing management. Contact us)

29 October, 2008

Copyright e opere degradate: perchè nascondersi dietro ad un thumbnail?

Filed under: copyright, internet, news — Tags: , , , , , — Eva Callegari @ 11:23 am

Creative Commons License Photo credit: Liquid Paper

Ci siamo chiesti come potrebbe essere deciso un caso giudiziario in Italia riguardante i thumbnails di Google quale quelli decisi negli Stati Uniti e in Germania (si veda il nostro post del 27 ottobre).

Che accadrebbe se uno degli autori delle infinite immagini pescate da Google nella rete alzasse la mano e protestasse contro la loro trasformazione in immagini-francobollo per utenti alla ricerca di immagini digitali?

La norma piuttosto dibattuta e non propriamente cristallina che è stata introdotta  con legge n. 2 del 9 gennaio 2008 regolamenta la pubblicazione in internet delle immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate” (e aggiunge il comma 1-bis all’art. 70 della legge sul diritto d’autore).

I thumbnail – a rigor di logica – dovrebbero appunto rientrare fra le “immagini a bassa risoluzione o degradate” cui si richiama il legislatore. Se così fosse, ne sarebbe consentita la libera pubblicazione in internet, a titolo gratuito, entro limiti ben definiti: per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non avvenisse a scopo di lucro.

Ed ecco che si ricade in uno dei consueti dilemmi che scaturiscono da internet: Google ha indubbiamente un ritorno economico dal traffico generato mediante i propri motori di ricerca. Lo scopo di lucro esiste ed è più che tangibile per Google, nella trasformazione in thumbnail delle immagini presenti in internet.

Ciò non toglie che chi pubblica immagini protette da copyright potrebbe non avere nulla in contrario a che gli utenti vedano tali immagini rimpicciolite, trattandosi questo di un passaggio che conduce gli utenti al sito dove in origine le immagini sono state volutamente e legittimamente pubblicate dai loro autori.

La semplificazione legislativa circa le utilizzazioni libere delle “immagini degradate” non considera quindi tutte le implicazioni pratiche legate all’uso di certe immagini degradate, inclusi gli interessi degli stessi titolari dei diritti.

Andrebbe allora forse raccolto anche nel nostro paese il suggerimento che dagli Stati Uniti Lawrence Lessig lancia con il suo libro “Remix”: quanto sta accadendo attraverso internet impone di riformare il diritto d’autore. Ciò non significa trascurare di tutelare le opere dell’ingegno, ma riformare, in modo legalmente competente, il sistema di copyright alla luce delle concrete esigenze e delle significative opportunità che la rete pone.

E’ forse inutile ostinarsi a nascondersi dietro un dito o, appunto, a un thumb nail.

(IP Faber: consulenza specialistica alle aziende, la cui materia prima è il copyright)

27 October, 2008

Thumbnails e copyright: dalla Germania venti di guerra per Google

Filed under: copyright, internet, IT, news, thoughts — Tags: , , , , , , , — Eva Callegari @ 9:46 am

Creative Commons License Photo credit: Cileke

I thumbnail – quelle immagini in formato ridotto che si ricavano da una qualsiasi ricerca per immagine in Google – violano il copyright di chi ha creato le immagine originarie e le ha pubblicate in Internet.

Così hanno sentenziato in primo grado i giudici tedeschi nell’ambito di due diverse controversie su questo tema. Google appellerà molto probabilmente queste decisioni. Nel frattempo, l’intero sistema Image Search di Google in Germania è in discussione.

Non potendo i motori di ricerca di Google selezionare quali immagini sono rese liberamente utilizzabili in internet e quali no, la scelta forzata cui si vedrà costretta Google, se queste decisioni non verranno riformate in secondo grado, sarà di ripensare, se non di rinunciare al proprio sistema di ricerca per immagini nel territorio tedesco.

Un caso analogo, iniziato negli Stati Uniti dai titolari del sito pornografico Perfect 10, ha portato a conclusioni opposte rispetto a quelle cui sono giunti i giudici tedeschi nei giorni scorsi: le immagini in miniatura che Google mostra ai propri utenti sarebbero – secondo la giurisprudenza d’oltreoceano – liberamente pubblicabili in internet. Rientrerebbero infatti nel cosiddetto fair use, ovvero in una di quelle ipotesi di libera utilizzabilità delle opere protette dal diritto d’autore che costituiscono un’eccezione al sistema delle esclusive derivanti dal copyright.

E in Italia? Che accadrebbe se uno degli autori delle infinite immagini pescate da Google nella rete alzasse la mano e protestasse contro la loro trasformazione in immagini-francobollo per utenti alla ricerca di immagini digitali?

(IP Faber: protezione e negoziazione di copyright per aziende e operatori professionali)

8 October, 2008

Nielsen bacchetta Wikipedia: quando un elenco non è un semplice elenco?

Creative Commons License Photo credit: Aldoaldoz

Fra Wikipedia e l’agenzia statistica Nielsen avrebbe potuto sorgere una vera e propria causa nel corso delle passate settimane. Wikipedia ha invece preferito obbedire all’ordine di Nielsen, eliminando più di trecento pagine della propria sezione inglese, senza rischiare di dilungarsi in una complicata vertenza.

Nonostante ciò, il caso lascia spazio ad alcune riflessioni.

Facciamo un passo indietro: l’agenzia inglese Nielsen Research Media il mese scorso invia un cosidetto “DMCA order“, cioè un ordine emesso sulla base del Digital Milleniun Copyright Act (legge sul copyright digitale) alla Wikipedia inglese, affermando che quest’ultima avrebbe violato i diritti di copyright dell’agenzia Nielsen su un elenco di stazioni televisive staunitensi creato da Nielsen e basato su un determinato criterio di ripartizione geografica.

La prima riflessione riguarda l’uso dei “DMCA order“, strumento di enforcement che viene sempre più utilizzato su un piano sovranazionale e nella prassi rispettato come tale dalle aziende che operano professionalmente su Internet. Non è un caso che la stessa Google traduca anche nel nostro paese l’invito ad inviare la “notifica di presunta violazione di copyright” secondo la forma suggerita dal Digital Millenium Copyright Act e ne richiami il testo attraverso il link diretto al sito web dell’Ufficio copyright degli Stati Uniti.

La seconda riflessione riguarda la particolare tutela di copyright che immaginiamo possa sottendersi a questo caso (l’order di Nielsen non è stato reso pubblico e possiamo limitarci a delle supposizioni): è probabile che Nielsen si sia richiamata ad una tutela di diritto d’autore sulla propria banca dati.

E’ questo uno dei casi (rari) in cui è probabile si sia rivendicata un’esclusiva su un data base: tale tutela è prevista qualora un elenco, un catalogo sia caratterizzato da un criterio originale di selezione, organizzazione e classificazione dei dati in esso contenuto.

Sia la legge inglese (secondo le Copyright and Rights in Databases Regulations del 1997, entrata in vigore il 1° gennaio 1998), sia le leggi dei vari paesi EU (che hanno recepito la Direttiva 96/9) riconoscono tale genere di protezione.

Occorre tuttavia ricordare che la protezione di una banca dati dà tutela esclusiva al “contenente” data base e non al contenuto: ciò che non può essere copiato da terzi è quindi il sistema di organizzazione dei dati, se e quando tale sistema sia originale, e non i dati in sè stessi.

Questo caso insegna che un elenco può quindi – talora – non essere semplicemente un elenco.

(Il lato innovativo della tua azienda è sufficientemente protetto? Chiedi ad IP Faber di fare un IP check up!)

Create a free website or blog at WordPress.com.