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19 February, 2009

IP Faber fa lezione con il Sole

Filed under: brevetti, innovazione, intellectual property, marchi — Tags: , , , — Eva Callegari @ 11:12 am

sunsuns

In edicola questa settimana, in allegato al Corriere della Sera, il quinto inserto del nuovo Master24 in tema di Gestione e Strategia d’Impresa.

IP Faber ha curato la sezione dedicata agli Intellectual Property Rights e alla tutela dei brevetti e dei beni immateriali d’impresa all’interno del numero incentrato su “Strategia e Innovazione d’Impresa“.

Attraverso l’e-learning alla portata di tutti, questo progetto ideato e realizzato da Il Sole 24 Ore avvicina e sviluppa tematiche cruciali per ottimizzare la gestione dell’impresa, permettendo altresì – in una fase successiva – di ottenere un attestato di frequenza del master, se non un vero e proprio diploma.

IP Faber è lieta di contribuire a questo progetto per la sezione relativa all’innovazione, consapevole di quanto un buon management focalizzato sull’innovazione possa rivelarsi decisivo, in questo momento storico, per qualsiasi azienda che voglia mantenere o rafforzare il proprio posizionamento sul mercato.

Non solo “Resistere, resistere, resistere” quindi, ma soprattutto “Innovare, innovare, innovare..“.

(IP Faber: Intellectual Property Assets management e consulenza aziendale sull’innovazione. Per maggiori informazioni, clicca qui)

Creative Commons License Photo credit: Warm’n Fuzzy

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2 December, 2008

Brevetti, licensing e pillole di saggezza sull’IP

Filed under: brevetti, dibattito, patent — Tags: , , , , , , — Eva Callegari @ 8:30 am

cielo-e-saggezzaIP Faber era presente qualche settimana fa alla conferenza organizzata da LES Italia, LES Francia, LES Germania e LES Gran Bretagna ed Irlanda dal titolo “Best Technology Transfer Practices from Public Research Organizations to Industry“.

Si dibatteva di un tema in più occasioni affrontato e sul quale in Italia ancora molto si potrebbe fare, se tutti i vari soggetti coinvolti (istituzioni incluse) capissero l’importanza di un efficace sistema di trasferimento di tecnologia dai centri di ricerca pubblici e dalle università alle imprese.

Al di là del tema dibattuto, da uno degli interventi della giornata ci siamo annotati un’osservazione sulla proprietà intellettuale e sulla percezione che ne dovrebbe avere chi opera nel cosidetto “mondo-impresa”.

Il Prof. Riccardo Pietrabissa del Politecnico di Milano, presidente di Netval, interessante network che già raccoglie 42 università italiane e che ha come obbiettivo di valorizzare la ricerca pubblica, inserendola sempre più nei processi di crescita imprenditoriale, ha osservato nel corso della propria presentazione: “Patent is not a tool for excluding, but is a tool for transfering“.

Si tratta di una semplice pillola di IP.saggezza che tuttavia non sembra essere ancora del tutto assimilata da molti imprenditori italiani.

Il brevetto non è un punto di arrivo, ma è un punto di partenza per fare business e ampliare il proprio mercato di riferimento. Il brevetto non serve solo a vietare ad altri di contraffarre i propri prodotti, ma è la base del licensing e la garanzia di profitti attraverso il licensing.

E lo sa bene IP Faber, che negli ultimi 12 mesi ha percorso in lungo e in largo fiere ed eventi raccontando a rappresentanti dell’imprenditoria italiana (per lo più appartenenti a quelle PMI che costituiscono l’ossatura della nostra economia) di proprietà intellettuale e dell’importanza del corretto uso dei portafogli di beni immateriali (che possono essere costituiti – a seconda dei casi – di brevetti, marchi, modelli, copyright o di know-how).

Ma di questo vi racconteremo in un altro post.

(IP Faber: licensing and IP consultancy to SMEs. Contact us)

Creative Commons License Photo credit: TommyChu

7 November, 2008

La brevettabilità dei metodi commerciali: il caso Bilski in U.S.A.

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Creative Commons License Photo credit: Gadl

Negli Stati  Uniti si è riaperto nei giorni scorsi il dibattito sui limiti di brevettabilità dei business method, dei metodi commerciali.

Di fatto, contrariamente a come si preannunciava, la decisione d’Appello del Circuito Federale non ha rivoluzionato, nè limitato i criteri di brevettabilità dei metodi commerciali. I dodici giudici hanno basato la loro decisione sul “machine or transformation test“, test di valutazione che ammette alla registrazione di brevetto quei soli metodi commerciali “funzionali ad un macchinario” o volti alla “trasformazione di un bene”.

Seguendo questo test, la Corte di Appello statunitense ha ritenuto non brevettabile la domanda presentata da Bernard L. Bilski e Rand A. Warsaw (due manager della WeatherWise di Pittsburgh) relativa ad un metodo commerciale per prevenire i rischi del mal tempo nella vendita di prodotti agricoli.

La parte del test sulla brevettabilità dei metodi commerciali che risulta sempre più dibattuta è quella relativa all’implementazione del metodo attraverso un macchinario, il machine test. Sulla base di questo requisito, si sono tradotti infatti negli ultimi anni molti metodi commerciali, scarsamente originali o innovativi, in software “funzionali” al solo fine di creare portfoli protezionistici da opporre ai concorrenti.

Nella pratica, al di là del noto brevetto per il business method OneClick di Amazon, il data base dei brevetti statunitensi conta infinite registrazioni di metodi commerciali sulla cui validità molti dubitano.

Il dubbio, sia pur vago e implicito, emerge anche dalla decisione Bilski del 30 ottobre scorso:

.. we agree that future developments in technology and the sciences may present difficult challenges to the machine-or-transformation test, just as the widespread use of computers and the advent of the Internet has begun to challenge it in the past decade. Thus, we recognize that the Supreme Court may ultimately decide to alter or perhaps even set aside this test to accommodate emerging technologies. And we certainly do not rule out the possibility that this court may in the future refine or augment the test or how it is applied. At present, however, and certainly for the present case, we see no need for such a departure and reaffirm that the machine-or- transformation test, properly applied, is the governing test for determining patent eligibility of a process under § 101

“Concordiamo circa il fatto che i futuri sviluppi nella tecnologia e nella scienza possano presentare sfide difficili al “machine-or-transformation test“, così come l’ampio uso dei computer e l’avvento di Internet iniziò a metterlo in discussione nel decennio appena trascorso. Perciò, diamo atto che la Corte Suprema potrà infine decidere di modificare o perfino accantonare questo test per soddisfare le esigenze derivanti dalle tecnologie emergenti. E certamente non escludiamo la possibilità che questa corte potrà in futuro circoscrivere o ampliare il test e le sue modalità di applicazione. Ad oggi, tuttavia, e certamente per quanto riguarda questo caso, non vediamo la necessità di questo mutamento e riaffermiamo che il “machine-or-transformation test”, opportunamente applicato, è il test che serve a determinare la brevettabilità di un processo di cui al § 101″ [norma dell’U.S. Patent Act che regolamenta i metodi commerciali].

E ancora leggiamo, poco oltre, nella medesima decisione 2007-1130 (Serial No. 08/833,892):

“We leave to future cases the elaboration of the precise contours of machine implementation, as well as the answers to particular questions, such as whether or when recitation of a computer suffices to tie a process claim to a particular machine.”

Lasciamo alla giurisprudenza futura la definizione dei limiti del concetto di “machine implementation” come pure le risposte a particolari domande, quali se e quando la enunciazione [trasposizione] attraverso computer sia suffiente a legare una rivendicazione di processo [di business] ad uno specifico macchinario.”

(IP Faber: legal and business consulting services on Intellectual Property. Contact us)

4 February, 2007

Il doppio volto della Cina verso l’Intellectual Property

Filed under: brevetti, news — Tags: , , — Eva Callegari @ 8:07 pm

Secondo l’International Chamber of Commerce, che ha svolto un’indagine finalizzata ad individuare le tendenze del mercato della contraffazione, in cima alla lista dei paesi dove si realizzano prodotti contraffatti e dove c’è una forte disattenzione al tema della protezione della proprietà intellettuale vi sono la Cina e la Russia. A seguire India, Brasile, Indonesia e Vietnam.

Che in Cina l’Intellectual Property  non fosse proprio di casa si sono accorti da tempo molti degli imprenditori italiani, che si trovano frequentemente a fronteggiare “copie cinesi” dei propri prodotti  a distanza di breve tempo dal loro primo lancio sul mercato.

Quello che è meno noto invece è che la Cina sembra avere un rapporto ambivalente verso il tema della proprietà intellettuale.

Da un lato vi è la Cina che ignora i diritti di proprietà intellettuale altrui e realizza il più importante mercato al mondo della contraffazione.

Dall’altro lato – forse consapevole di non potere ignorare le regole di tutela dell’IP a tempo indeterminato – vi è una Cina che sta lanciando alla comunità internazionale segnali indicativi di una volontà di “redenzione” verso il rispetto delle esclusive industriali altrui.

E’ infatti di pochi mesi fa la dichiarazione del Ministro del Commercio cinese secondo cui si sarebbe intrapresa un’opera di revisione di tutta la disciplina IP del paese, con l’emanazione di 17 nuove leggi e regolamenti che serviranno a garantire una maggiore protezione della proprietà intellettuale. E ancora, nel marzo 2006 il governo cinese ha dichiarato che nel corso dell’anno precedente sarebbero state messe in carcere quasi 2.700 persone per aver commesso atti di pirateria o contraffazione, il 24 % in più rispetto al 2004.

Un ultimo dato sulla Cina, recentemente emerso in occasione dell’incontro WIPO di Ginevra del 30-31 gennaio scorsi, fa riflettere: i depositi di brevetti da parte di cittadini cinesi o residenti in Cina sono aumentati significativamente nel corso degli ultimi anni, tant’è che risultano ad oggi registrati all’incirca 66.000 brevetti all’Ufficio Brevetti cinese. 

Il dilemma che sorge da questo dato è evidente. Potrebbe essere che effettivamente i cinesi abbiano deciso di “passare dall’altro lato della barricata”, investendo in Intellectual Property e sviluppando propri prodotti originali.

Potrebbe anche essere che – come accade nei casi di registrazione di brevetti senza preventiva analisi di validità – la maggior parte dei brevetti registarti in Cina siano carta staccia, siano cioè  privi del necessario requisito della novità e siano anticipati da brevetti registrati in altri paesi. Sarebbero allora queste registrazioni un ostacolo in più verso la tutela brevettuale di chi è legittimo titolare dei brevetti anteriori.

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