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21 February, 2009

Facebook fa un passo indietro sui TOS, ma qualche punto interrogativo resta..

Filed under: copyright, internet, IT, news — Tags: — Eva Callegari @ 4:46 pm

ovi-colouredAll’inizio di questo mese di febbraio Facebook ha variato alcune previsioni delle proprie condizioni generali di utilizzo, i cosiddetti TOS (Terms of Services).

Si sa, chi si iscrive ad una web community raramente si cura di leggere da cima a fondo le regole che determinano le modalità di utilizzo degli strumenti  di cui si servirà nella community o dei contenuti che scambierà con altri appartenenti alla community.

Questa generale disattenzione potrebbe non essere priva di rischi.

Immaginiamo di caricare delle fotografie nel proprio personale album di Facebook, di condividere video con la propria cerchia di amici appartenenti alla community e così via..

Quello che si legge oggi nei Terms of Service di Facebook è questo (traduciamo i soli TOS che hanno valore legale, quelli della versione statunitense, essendo la traduzione italiana lacunosa, imprecisa e comunque non facente testo per gli users italiani):

Caricando contenuti in qualsiasi parte del sito, tu automaticamente concedi a Facebook, garentendo di avere il diritto di farlo, una licenza irrevocabile, perpetua, non esclusiva, transferibile, integralmente pagata, valida per il mondo intero (con il diritto di sublicenziare) ad usare, riprodurre, eseguire e mostrare al pubblico, rielaborare, tradurre, estrarre (integralmente o parzialmente) e distribuire tali contenuti per qualsiasi finalità, commerciale, promozionale o di altro genere, in relazione a Facebook e per la sua promozione, al fine di ottenere opere derivate dai contenuti caricati, al fine di inserire tali contenuti in altre opere e al fine di concedere sublicenze a terzi dei diritti precedentemente indicati.

Tu puoi cancellare in qualsiasi momento i contenuti che hai caricato su Facebook. Se sceglierai di rimuovere tali contenuti, la licenza concessa a Facebook  avrà automaticamente termine, pur riconoscendo tu a Facebook il diritto di conservare in archivio copia dei contenuti che hai caricato sul sito.

Questa ultima frase, il 4 febbraio scorso era scomparsa dalle Condizioni di Utilizzo di Facebook, con il risultato di trasformare la licenza sui contenuti caricati dagli utenti in rete in una cessione gratuita a Facebook dei contenuti caricati, per sua natura definitiva e senza limiti.

La modifica ai TOS (Terms of Services) non è passata sotto silenzio, ma ha scatenato polemiche fra gli utenti della rete, muovendo addirittura l’EPIC, Electronic Privacy Information Center a valutare se non intentare un’azione dinanzi alla Federal Trade Commission.

Nel giro di poco, Facebook è ritornata sui suoi passi, ripristinando la versione precedente dei TOS. Si legge nel blog ufficiale di Facebook il pensiero di Mark Zuckerberg, venticinquenne fondatore e capo del noto social network, circa quanto avvenuto:

Quando una persona condivide informazioni su Facebook, innanzitutto occorre che conceda a Facebook una licenza ad usare quelle informazioni, così che noi possiamo mostrarle a quelle persone con cui l’utente chiede di condividerle. Senza questa licenza, non potremmo aiutare le persone a condividere quelle informazioni. In ogni caso noi non potremmo condividere le informazioni in un modo diverso da quello voluto dai singoli utenti. La fiducia che voi riponete in noi come luogo sicuro in cui condividere informazioni è la componente più importante del lavoro di Facebook. Il nostro obiettivo è di costruire un gran prodotto e di comunicare in modo chiaro, in modo di aiutare le persone a condividere sempre più informazioni in questo ambiente sicuro.

Nonostante l’iniezione di fiducia volta a rassicurare gli utenti, Mark Zuckeberg continua il suo blog con alcune osservazioni che dimostrano come le implicazioni legate a questi temi non siano così facilmente gestibili:

Le persone vogliono piena titolarità e controllo delle informazioni che le riguardano così da poter decidere di impedirne l’accesso in qualsiasi momento. Nello stesso tempo, le persone vogliono anche essere in grado di rendere disponibili le informazioni che altri hanno condiviso con loro — come indirizzi email, numeri telefonici, foto e così via — ad altri servizi, dando così accesso alle informazioni messe in condivisione da queste persone. Queste due posizioni sono in contraddizione l’una con l’altra. Non c’è un sistema oggi che mi permetta di condividere con te la mia email e che, allo stesso tempo, mi permette di controllare con chi la condividerai o con che servizi verrà condivisa.

Il limite operativo verso cui si confronta Facebook è indiscutibile e – dal punto di vista legale –  individua  un nodo da sciogliere di non poco conto, legato a tutte le forme di Users Generated Content o di  “Users Provided Data”, sempre più presenti nella rete.  E ciò riguarda non solo gli aspetti di copyright, ma anche quelli relativi alla tutela della privacy e delle informazioni personali caricate in rete.

Certo è che l’attuale licenza di Facebook è un modo semplice per aggirare il problema, che dovrà comunque essere ripensata.

Torniamo – ad esempio – alla foto caricata sull’album messo in condivisione nella nostra circoscritta community di amici.

Con l’attuale licenza, pur ripristinata nella versione precedente al 4 febbraio scorso, Facebook – almeno fino a che manterremo attivo il nostro account – potrà fare della nostra foto qualsiasi cosa, senza limiti, in tutto il mondo. Potrà rielaborarla, utilizzarla per fini pubblicitarli, darla in licenza a terzi, inserirla in un’opera terza.

Ci fa piacere che Mark Zuckerberg, nel suo blog, ci rassicuri del contrario, ma noi leggiamo quello che i TOS prevedono e conosciamo gli effetti legali di una licenza così ampia, che non possono certo considerarsi derogati con un blog.

E’ comprensibile che Facebook voglia avere carta bianca e massima libertà di movimento sui contenuti degli users, non potendo prevedere oggi le evoluzioni future della stessa Facebook, ma perchè almeno non iniziare a circoscrivere quella licenza agli utilizzi tipici ed effettivi dei dati personali e dei contenuti che metteremo in condivisione in Facebook?

(IP Faber: management and consulting services on intellectual property and immaterial assets. For more info, click here)

Creative Commons License Photo credit: by n0r via Flickr

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20 January, 2009

Arriva Obama: quale politica per l’innovazione?

arcobaleno-in-una-manoGli esperti U.S. in Proprietà Intellettuale non si aspettano grandi cambiamenti dal governo Obama nel loro settore (fonte IAM Magazine).

Eppure il programma del nuovo Presidente che si insedia oggi alla Casa Bianca segue un’equazione di segno opposto: occorre rendere più competitivi gli Stati Uniti e, per farlo, occorre incoraggiare l’innovazione.

I principali strumenti indicati da Obama nel proprio programma per raggiungere questi obbiettivi sono:

– agevolare gli investimenti in Ricerca e Sviluppo (rendendo anche permanente il cosidetto “R&D tax credit“);

– riformare il sistema dei brevetti al fine di garantire l’accesso alle registrazioni di brevetti di qualità in tempi brevi, limitando altresì inutili e costosi contenziosi;

– contrastare il dilagante fenomeno della contraffazione di matrice cinese e le lacune nell’enforcement dei diritti di marchio e d’autore da parte dello stesso governo cinese;

– potenziare lo studio e la conoscenza delle materie scientifiche, matematiche, ingegneristiche a tutti i livelli;

– garantire che internet rimanga rete aperta, spazio di libera circolazione delle informazioni e che la titolarità dei media sia il più possibile diversificata.

Garantire il rafforzamento dell’innovazione è indubbiamente la miglior ricetta di politica economica per riportare un paese su un piano di forza competitiva che lo ponga al riparo dagli effetti negativi di crisi economiche nazionali e sovranazionali sul medio e lungo periodo.

Non resta che attendere gli sviluppi pratici di questo programma nei prossimi mesi per comprendere se davvero –  per quanto riguarda l’innovazione e la proprietà intellettuale – il nuovo Presidente statunitense saprà arrivare alla “sostanza”, come per altri ambiti molti confidano.

(IP Faber: management, coaching e consulenza mirata alle aziende sulla proprietà intellettuale e l’innovazione. Per maggiori informazioni, clicca qui)

Creative Commons License Photo credit: Laurence & Annie

4 December, 2008

Il canguro non salta: l’antitrust blocca la joint venture tra BBC, ITV e Channel 4

Filed under: copyright, intellectual property, internet, news — Tags: , , , , , — Eva Callegari @ 1:42 pm

kangaroo

Ieri l’autorità antitrust britannico ha decretato in via provvisoria un primo stop al progetto di joint venture fra BBC Worldwide, ITV e Channel 4. Il Canguro (Kangaroo è il nome del progetto) non può saltare, per ora.

La piattaforma di video on demand che è oggetto del progetto metterebbe a disposizione degli utenti, via internet, 10.000 ore di contenuti televisivi, attingendo anche dai ricchi archivi delle società in gioco.

L’antitrust ha ritenuto che il progetto, così come è stato impostato, potrebbe alterare gli equilibri del mercato del VoD e ha dato alcune opzioni alternative, al fine di poter approvare in futuro il progetto:

– dovrebbe variare l’attuale struttura del marcato rilevante;

– dovrebbe essere garantita la disponibilità dei contenuti ad eventuali società terze interessate;

– dovrebbe essere materialmente modificato il progetto Kangaroo.

Da un lato il rischio che Kangaroo possa limitare la concorrenza nel mercato del Video On Demand effettivamente esiste ed è concreto.

Dall’altro lato non si può non guardare al successo che sta avendo Hulu, il portale che mette a disposizione in streaming film e serie tv, oltreoceano.

(IP Faber: copyright and media law is our expertise. Contact us)

Creative Commons License Photo credit: Tasumi1968

3 December, 2008

Handy Dandy Design: the CTM no. 500.000 is Italian

Filed under: design, intellectual property, marchi, news, trademark — Tags: , , , , — Eva Callegari @ 7:31 pm

numbers1Fresh news report from Alicante: the 500.000th Community trade mark registered by OHIM is Italian.

The TM is registered by Handy Dandy Design, a company based in Milan which develops good design for tech products of daily use.

The OHIM President Wubbo de Boer, who announced the news, said that he was
delighted that this special trade mark had gone to an SME: “Our goal – he explained – is to make IP protection both affordable and accessible and this is particularly important for smaller companies making their way in the internal market and striving to get attention in the global
economy”.

Due to the same reasons, next months’ OHIM declared goal will be to reduce either timing and costs for filing community trade marks.

(IP Faber: TM protection and brand strategy for enforcing your innovative business. Contact us)

Creative Commons License Photo credit: erin watson photography

Handy Dandy Design: il marchio comunitario n. 500.000 è italiano

Filed under: intellectual property, marchi, news, trademark — Tags: , , , , — Eva Callegari @ 2:18 pm

girandola

Notizie fresche da Alicante: il contatore che segna i marchi registrati a livello comunitario, girando girando, è arrivato al numero 500.000.

E’ un’azienda italiana ad avere depositato il cinquecentomillesimo marchio comunitario all’UAMI (Ufficio per l’armonizzazione del mercato interno): Handy Dandy Design.

Si tratta di una azienda milanese, che sviluppa prodotti volti a coniugare il buon design alla tecnologia, anche di uso più comune.

Il presidente dell’UAMI, Wubbo de Boer, nell’annunciare la notizia, si è rallegrato nell’osservare che fosse una PMI ad aver segnato questo traguardo: ciò sarebbe simbolicamente la riprova dello spirito che anima il lavoro dell’UAMI, sempre più volto a rendere accessibile a tutti gli imprenditori le registrazioni a livello comunitario, in modo da incentivare lo sviluppo delle PMI verso più ampie prospettive di mercato.

Per questo, nei prossimi mesi l’UAMI non solo si prefigge di fare diminuire sempre più i tempi medi di registrazione dei marchi comunitari, ma anche i relativi costi di registrazione.

(IP Faber: TM protection and brand strategy for enforcing your innovative business. Contact us)

Creative Commons License Photo credit: ezu

28 November, 2008

Apple iTunes to launch DRM free music from Universal, Sony and Warner

Filed under: copyright, intellectual property, music, news, Uncategorized — Tags: , , , , — Enrico @ 8:26 am

drm-orwell-street-500x350We talked about the relationship between drm and music-lovers many many times, both on our blog and during conferences and events: DRM, as such, is a loosing war.

So Apple is about to sell DRM-free music from Universal, Sony and Warner on its iTunes online store, something that both Wall-Mart and Amazon have been able to do for months.

At last, what we said already since 2004 and also on the IP Faber blog is becoming real: the majors are beginning to recognize that a DRM-free market is far bigger and lucrative than a store controlled with a (loosing) DRM system.

This is the confirmation that music Majors are beginning to understand their customers and give them what they want (a clear concept that was understood a long time ago by delivery-platforms providers and tech giants, and by some wise guy).

So it’s now time to move on and see how consumers react.

But we still have to make some points and try to open a debate:

– is this strategy a (late) reaction to the deep economic crisis of the traditional music industry?

– is the change a clear recognition of the fact that controlling and fighting for a  DRM protected world is useless and painful?

– is this move a strong signal of a new trend toward licensing, and try to squeeze every single cent of value from a product?

We know for sure that this DRM-free move on iTunes is a big improvement for customers (as it has been for Amazon amd Wall-Mart) and that this will be a big revenues bumper both for Apple and for its partners.

(IP Faber focuses on new music platforms and technology innovationContact us)

Creative Commons License Photo: “1984…meet DRM” by jbonnain

27 November, 2008

Is Youtube going to make money with its new 16:9 videoplayer?

Filed under: internet, news — Tags: , , — Enrico @ 8:41 am

streamIn a move that is said to be for a “more powerful viewing experience” by the company official blog, youtube.com converts its player to 16:9 ratio (event though normal old fashioned “4:3 aspect ratio videos will play just fine” on the new player, the company said).

We don’t think this is the main reason.

Youtube needs to make money, to charge either its users or its partners (see youtube channels) or its advertisers, or all of them. The balance sheet is still on the red side: the aquisition made by Google was paid a lot, operating costs for the internet video broadcaster are huge, and the users watching billions of videos every month don’t cover the bill. 

So everybody is expecting Youtube to move over it and find its profitable business model.

16:9 is the aspect ratio requested for showing films, TV series, shows and so on. This is about getting money from ads, from media partners and content providers willing to pay, from users soon to be customers.

You Tube is confirming the Hulu way is just right:

  • there is a “traditional” video market also on the internet,
  • this market is not only for tv and film broadcasters, and 
  • it promises to be a very big and rich market.

But there are also hurdles: 19:9 means 960 pixel videos, more bandwidth needed to serve its users (soon to be customers) and more raw space and TB on the servers, more load balancing issues (even though youtube has been proved to be a flawless and solid  broadcaster from this point of view).

It’s a first step, but what a step forward!

(IP Faber is innovative thinking and consulting for intellectual property. Contact us)

Creative Commons License Photo: “Stream” by Ajschu

 

26 November, 2008

Current TV is really… current

Filed under: events, internet, news — Tags: , , , — Enrico @ 11:40 am

current-tv-vc2-premiereOld TV set is crossing new internet media and social network: please meet Current TV, the tv for the rest of us.

At CineShaw in Turin last week, we had the opportunity to meet Davide Scalenghe, prodution manager for VC2 Current TV Italy, the italian branch of the now famous new tv and internet network Current TV (the TV network supported by Al Gore). 

Davide gave a presentation of the new concepts (and business model) of its company, talking about new exciting things and some problems difficult problems (financing new ideas, product quality, democracy).

Current TV is basically a user generated content tv, well, not entirely. According to Davide, 1/3 of the contents on air are made by users, the rest is either picked up on the net or produced by the TV itself. Part of the success of the new-concept TV is its social network oriented vision: users can vote and comment on the company website single short films (called “pods”) and those more voted are then put on air also on the TV channel (even though every pod remains always available on the website as well): so that users are currently able to decide what to watch…

To me there were a couple of very interesting points: the importance of making good films/pods (and efforts made by CurretTV crew to educate and train freelance film makers to shot good-made-films) and the business model, which is strictly tied to the problem of aquiring proprietary rights on films.

At Current, pods choosen to be on TV channel are paid for (from 500 to 1k dollars/euros each) but someshort films are also sponsored by the TV channel, which assign to its network of videomakers a job for a certain price. This way the right to broadcast the pods are given to Current TV.

Some money comes in from Companies willing to pay users/videomakers for making new and original tv spots that are then put on the web or on the Current TV channel.

Discussion ignited when somebody asked what differentiated CurrentTV from other user generated content networks like youtube or blip….

Davide fired back and explained why they are different: the internet website enables and empowers the channel programming, and the unique relationship between  the web and the normal tv set associated with the ugc  (user generated content) pods and the independent view (and money) are key factors.

25 November, 2008

Europeana è online, e non scherza…

Filed under: news — Tags: — Enrico @ 9:06 am

europeana-logoEuropeana Logo 

La prima “biblioteca” europea è online e si chiama Europeana

Da oggi anche gli europei hanno su internet la loro biblioteca online. In tutte le lingue, in collaborazione con molte biblioteche e università europee.

Europeana nasce per volontà della Commissione UE, che in qualche modo ha inteso seguire il (buon) esempio di Google con il suo free text and book search. Nel giro di poco tempo (si parla di alcuni mesi, massimo due anni) ci saranno online, liberamente cercabili sul web, oltre 5 milioni di testi, non solo libri, ma anche manoscritti, testi di opere musicali e altro.

Lo sforzo congiunto delle istituzioni europee sottolineato dal trade off “Europeana, think culture” è sicuramente meritevole e molto interessante. Strano, diciamo noi, che il pubblico segua il privato proprio sul settore nel quale il pubblico stesso dovrebbe essere più avanti, cioè la diffusione di cultura e formazione free of charge, ma senza dubbio quello di Europeana rimane ad oggi il tentativo più ambizioso da parte della UE di adeguarsi alle tecniche di fruizione della cultura nel terzo millennio. 

Come inizio non c’è male, ma riuscirà Europeana a imporsi sul mercato di riferimento e a portare a termine la propria mission?

24 November, 2008

Design e diritto d’autore, ovvero la legge e le sue metamorfosi

Filed under: copyright, design, dibattito, intellectual property, news, normativa, thoughts — Tags: , , , , — Eva Callegari @ 10:07 am

drinking-camaleon

Creative Commons License Photo credit: Marfis75

Per chi si domandasse se il design ha tutela di copyright in Italia, la risposta dovrebbe essere: “Indubbiamente sì”.

Per chi tuttavia si domandasse per quale ragione il design d’autore, quello – per intenderci – che si trova nei musei di design di tutto il mondo, è venduto in Italia dai soggetti più disparati, che danno le risposte più disparate sull’originalità di quello che vendono, la risposta dovrebbe essere: “Perchè la legge è stata stiracchiata fra chi detiene i diritti sulle opere in questione, perchè ha contribuito a svilupparle e a realizzarle o ha acquistato tutte le necessarie licenze da chi le ha sviluppate e realizzate (individuiamoli come squadra A) e chi invece ha interesse a non riconoscere royalties ai titolari dei diritti d’autore sul design di cui sopra (individuiamoli come squadra B)”

Questa risposta si ricava leggendo “in controluce” le multiformi scritture della norma transitoria che avrebbe dovuto accompagnare l’entrata in vigore della legge del 2001 che ha definito come protette dal diritto d’autore “le opere del design industriale che presentino di per sè carattere creativo e valore artistico” (art. 2 lett. 10 legge diritto d’autore). Norma transitoria che sta per essere nuovamente modificata, se verrà approvato il disegno di legge n. 1441 ter, già esaminato dalla Camera e attualmente all’esame del Senato.

Se abbiamo contato bene, saremmo alla quarta riscrittura della stessa norma, che in nessuna delle sue multiformi versioni ha brillato per chiarezza e coerenza di tecnica legislativa.

(IP Faber: specializzati nel licensing, nella protezione e nell’enforcement dei diritti sul design. Contattaci)

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