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19 April, 2008

Adidas 3 stripes according the Court of Justice – Le 3 striscie di Adidas secondo la Corte di Giustizia

Filed under: marchi, marketing, news — Tags: , , , — Eva Callegari @ 12:49 pm

Is it necessary that stripes signs remain available to all? Can Adidas prohibit the use by third party of two stripes on sport products?

The questions above have been recently examined by the Court of Justice in Case C-102/07 of 10th of April 2008. The first chamber of the Court assessed that the requirement of the availability of certain signs is irrelevant with regard to the likelihood of confusion. The important factor for analyzing such criteria is the public perception of the goods identified by the TM of the owner compared to the third party’s goods. On the other hand – the Court of Justice observes – the “availability requirement” regards only descriptive indications, not decorative characteristic of the goods.

Therefore, on the basis of this ruling by the Court of Justice, we can imagine that strips or squares or circles may be “owned” by a single proprietor if the latter is so able to enforce these signs on its relevant market that public immediately associate them to the mark/source of the proprietor.

(IP Faber: 360° consultancy on TM. Contact us)

Le strisce sono di tutti? Può Adidas vietare a terzi di usare due bande su articoli di abbigliamento sportivo?

Questi quesiti sono stati oggetto di una decisione della Corte di Giustizia recente (Case C-102/07 del 10 aprile 2008). La prima sezione della Corte ha stabilito che il requisito della disponibilità di certi segni non rileva con riguardo al rischio di confondibilità. Il fattore rilevante per svolgere questo tipo di valutazione è la percezione che ha il pubblico dei prodotti identificati da un dato marchio rispetto ai prodotti di un soggetto terzo. D’altro canto, osserva la Corte, il “requisito della disponibilità” attiene solo alle indicazioni descrittive, non a quei caratteri puramente decorativi di un prodotto.

Perciò, sulla scia di quanto deciso dalla Corte di Giustizia con questa sentenza, una striscia, un quadrato, un cerchio potrebbero diventare di un solo soggetto se questo fosse tanto bravo nel rafforzare un dato segno in un certo settore di mercato così che il pubblico immediatamente ricolleghi questo segno ai prodotti provenienti dalla propria impresa.

(IP Faber: consulenza a 360° sui marchi. Contattaci.)

Photo by autumn bliss from Flickr. CC license.

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4 February, 2008

Grundig goes to Turkey?

Filed under: marchi, news, trademark — Tags: , , , — Enrico @ 2:49 pm

Creative Commons License Photo credit: Carst

A big Turkey group has bought the Grundig brand.

Once upon a time Grundig was one of the most succesful european electronics brand, well know for its televisions and radio players. German name, german quality, german product.

But markets are faster than history and Grundig lost its market and part of its strong brand during the nineties. Nowadays Grundig is no more than a empty box: no good products in the market, no potential good products in the pipeline, not even a project. So Grundig went on sale and has been aquired by a turkish group.

The old company is dead, but the brand lives.

Where is the deal? The brand is still memorable and strong among european consumers, and this could turn out to be a very successful deal for the buyer. As long as they are able to mass product new good electronics product, the brand Grundig remains a very strong selling element and  its persuasive german sound is a plus. Let’s see in 5 years time how it will develop, and then we will tell if the deal was good or bad. 

(IP Faber does IP, trademark and patents negotiations and agreements)

23 January, 2008

No confusion between.. Idea and Ikea EU TM

Filed under: events, marchi, marketing, news, trademark — Eva Callegari @ 1:17 pm

The application filed by Ikea before the Court of First Instance of the European Communities (Case T. 112/06) was rejected on 16 January 2008.
On one side there was the following figurative trademark
Idea (obtained within the Class regarding funiture):
0002839.gif
On the other side there was the following figurative trademark
Ikea:
0001096.gif
The Court of First Instance
observed that the above TMs are visually and conceptually dissimilar, with only a low degree of aural similarity. Therefore, there is no likelihood of confusion beween the marks, despite the identical nature of the goods and the reputation of the Swedish TM: in fact the perception of the marks by the average consumers, who tends to be observant in these cases, is mostly visual and conceptual, not aural.
The aural similarity is irrelevant as, effectively, the consumers pay attention on choosing furniture and rarely purchase it just aurally.
(IP Faber constantly takes care of your TM and brand strategy: contact us)

L’appello presentato da Ikea dinanzi al Tribunale di Primo Grado delle Comunità Europee (Case T. 112/06) è stato rigettato, con decisione del 16 Gennaio 2008.
Si trattava del marchio figurativo Idea (concesso per la Classe merceologica dell’arredamento) rispetto al marchio figurativo Ikea (entrambi sopra riportati).
Il Tribunale di Primo Grado ha osservato che detti marchis sono visivamente e concettualmente diversi, con solamente un limitato grado di somiglianza di suono. Pertanto non vi è confondibilità tra i marchi, nonostante l’identica natura dei prodotti cui si riferiscono e la notorietà del marchio svedese: infatti la percezione dei marchi da parte del consumatore medio, che tende ad essere attento in questi casi, è prevalentemente visiva e concettuale, non uditiva.
La somiglianza dal punto di vista uditivo dei due marchi è irrilevante visto che, in realtà, i consumatori dedicano attenzione nel scegliere questi prodotti e raramente si limitano ad ordinarli solamente a voce.
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28 November, 2007

La Campionaria ritorna a Milano: l’eccellenza Made By Italy

Filed under: Blogroll, brevetti, design, fiere, marchi, marketing, news, patent, trademark — Eva Callegari @ 10:05 am

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Chi avesse fra i ricordi della propria infanzia le lunghe camminate fra gli infiniti stand della Campionaria, alla “faticosa” scoperta di tutto lo scibile del mercato italiano può stare tranquillo (o, forse, può soffrire di una certa nostalgia): questa Campionaria è diversa.

Innanzitutto, è bastato il padiglione 5 della nuova fiera di Rho-Pero per allestirla.
Le aziende rappresentate poi, che a un visitatore disattento potrebbero apparire inspiegabilmente eterogenee, sono legate invece da un unico ed importante filo conduttore: sono le aziende dell’eccellenza italiana, esito di quell’economia dell’innovazione che basa la propria forza sulle idee imprenditoriali vincenti e non banali. 

In poche parole, se al centro della nuova Campionaria è la SoftEconomy che sempre più caratterizza il Made by Italy, non possiamo che concludere che stiamo parlando di imprese con assets immateriali strategici.

I beni di proprietà intellettuale sono il punto di forza di questa Campionaria.
Si può trattare di brevetti che fanno parte del portafoglio di note aziende italiane, quali Brembo, Fiat, Pirelli Tyre o di quei brevetti e di quel know-how che sono l’asso nella manica di aziende che guardano al futuro, come La Fabbrica del Sole (specializzata in impianti ad idrogeno) e Novamont (specializzata nello sviluppo di bio-materiali, non a caso vincitrice del premio dell’European Patent Office come miglior brevetto dell’anno).

Ci si può riferire a marchi solidi, che hanno un valore costruito in anni di esperienza imprenditoriale (si spazia da Ferrari a Bialetti, dal gruppo Colussi a quello di San Pellegrino, per fare degli esempi significativi).

Si può trattare del “nostro” design, quello che invade il mercato internazionale della nautica, grazie all’opera di Fincantieri e di aziende quali quelle associate ad Ucina o ancora quello che MilanoMadeinDesign sta portando per il mondo con una mostra itinerante che celebra il design italiano dell’arredo e dei prodotti di uso quotidiano.

Ed infine, ma non certo di minore importanza in una fiera di questa portata, vi sono DOP, DOCG, IGP, marchi collettivi e d’origine che contraddistinguono la qualità del nostro settore alimentare: dal Grana Padano al Lambrusco di Modena, dai vini siciliani agli oli umbri, e poi prodotti tipici marchigiani, pugliesi, sardi e dell’appennino emiliano.

IP Faber ringrazia Symbola – fondazione per le qualità italiane che ha pensato e organizzato l’evento – per la riflessione: la nuova Campionaria ci conferma che l’eccellenza italiana è fatta di Intellectual Property.

3 November, 2007

La decisione della Corte di Giustizia sul marchio tridimensionale Develey – CoJ rules on tri-dimensional Develey TM

Filed under: design, marchi, news, trademark — Eva Callegari @ 7:23 pm

bottle Dopo due gradi di giudizio, la Corte di Giustizia Europea il 25 ottobre scorso ha rigettato il ricorso presentato da Develey, società tedesca che produce salse, maionesi e ketchup e che annovera fra le proprie clienti anche Mc Donald.Oggetto della vertenza il marchio relativo alla forma di alcuni barattoli prodotti da Develey (nella foto), già depositato e concesso in Germania.

A livello comunitario, la registrazione non è stata invece autorizzata. La Corte ha sottolineato l’autonomia del sistema comunitario dai singoli sistemi nazionali: il fatto che un marchio sia già concesso in un paese europeo non basta ad assicurarne automaticamente la validità come marchio comunitario. Infine, la Corte ha osservato che il consumatore medio non è abituato a presumere l’origine del prodotto dalla sua forma. In questo caso, questa forma di bottiglia di ketchup non è stata considerata sufficientemente distintiva dalla Corte di Giustizia.

(IP Faber garantisce tutela alla forma dei tuoi prodotti. Contattaci)

 Last 25 October the European Court of Justice rejected the appeal filed by Develey, a German Company producing and selling sauces, mayonnaises and ketchups (i.e. Mc Donald is one of Develey’s client) all over the world. Develey filed an EU TM application for the shape of a specific plastic bottle (see the photo). The same TM was previously validated in Germany. At EU level, the application was denied. The CoJ stressed the fact that the EU TM system is indipendent from each EU country TM system. Furthermore, The Court assessed that the average consumer is not used to recognise the origin of the product from its shape, but from its label. Therefore it is not easy for a tri-dimensional trademark to be considered valid. In this case, the Court of Justice rejected Develey’s appeal stating that its tri-dimensional TM lacks of distinctiveness.

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16 September, 2007

Più forza alle DOP dall’Ue: quando si dice grana, dev’essere padano – EU’s protection of Grana cheese

Filed under: marchi, news, normativa — Eva Callegari @ 9:52 am

images.jpgimages-1.jpgIl Tribunale di Primo Grado della Comunità Europea ha accolto nei giorni scorsi il ricorso presentato dal Consorzio del Grana Padano, affermando che il termine “grana” non è generico.

Con la decisione comunitaria T. 291/03 è stata di conseguenza invalidata la registrazione del marchio “Grana Biraghi“, identificativo di un prodotto estraneo al disciplinare della DOP del Grana Padano.

Tratto caratteristico di questa Denominazione di Origine Protetta – osserva il Tribunale UE – è appunto il fatto di raccogliere in un’unica denominazione i formaggi aventi determinate caratteristiche,  prodotti all’interno dell’area padana. In poche parole il Grana è tale proprio in quanto prodotto nella pianura del Po, non è la descrizione generica di un formaggio che diventa “Padano” quando assume  i caratteri di questa DOP.Decisione interessante, che esprime attenzione nei confronti dei marchi collettivi di origine nel settore alimentare e che pone un freno alle registrazioni di marchi individuali che volutamente evocano marchi collettivi, pur identificando prodotti non aventi i requisiti sostanziali – di provenienza, di modalità di produzione, di composizione – prescritti da questi ultimi.

(IP Faber: perchè le DOP possono fare la differenza. Contattaci

In case T. 291/03 the Court of First Istance of the European Community ruled that the word “Grana” is not generic, but is substantial part of the protected designation of originGrana Padano“. 

The Consorzio del Grana Padano consequently obtained that the trade mark application of “Grana Biraghi” was declared invalid.

(IP Faber: we ensure PDO do make the difference. Contact us)

4 July, 2007

Le licenze Walt Disney alla ricerca di nuovi segmenti di mercato

Filed under: marchi, marketing, news — Eva Callegari @ 10:51 pm

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Alcuni giorni fa Jim Fielding, vice presidente esecutivo vendite internazionali e marketing della Walt Disney ha spiegato alla stampa che la società che rappresenta sta pianificando un’espansione delle proprie licenze verso nuove aree di mercato.

Già si è visto un primo accenno di questa tendenza lo scorso autunno, con il lancio sul mercato statunitense di una linea di arredo per la casa e per l’ufficio ispirata agli arredi utilizzati da Walt Disney negli anni ’50 per la propria abitazione ed ufficio, prodotta dalla Drexel Heritage su licenza Disney.

A partire dal prossimo autunno, i marchi non figurativi della Disney verranno utilizzati per identificare una linea di illuminazione da interni prodotta da Minka Group, una linea di articoli per il bagno e per il letto realizzati da Dan Diver ed infine arriverà sul mercato una serie di articoli per la tavola, scherzosi, prodotti da Zak Design.

Si prospetta un incremento dell’uso dei marchi Disney non figurativi, non necessariamente legati ai personaggi Disney, ma identificativi della casa di produzione statunitense. A questo si aggiunge una ricerca di nuovi target: non più solo i bambini, tradizionali “consumatori” dei prodotti Disney, ma anche gli adulti, attraverso un orientato verso prodotti diversi dai tradizionali gadgets Disney.

Fra non molto, dice il responsabile Disney, potremo bere uno chardonnay che si chiamerà Ratatouille, topo francese con abilità da grande chef, protagonista del prossimo film di animazione realizzato dall’accoppiata Walt Disney/Pixar (nella foto).  O ancora per l’inverno 2008 potremo indossare una linea di jeans che si chiamerà Disney Jeans.

Questa strategia relativa ai marchi Disney sembra derivare da due diverse, ma combinate motivazioni.
La prima è più che altro di marketing: come dice Jim Fielding, il fatto che i tradizionali consumatori dei personaggi Disney, via via che passa il tempo, invecchino, porta con sé una naturale capacità espansiva di questi marchi verso prodotti destinati ad un pubblico anche adulto.
La seconda è invece data da un’ottima capacità della Disney di gestire il proprio portafoglio marchi , in modo da moltiplicare le licenze segmentando più volte i medesimi marchi su molteplici categorie merceologiche.

12 June, 2007

I falsi Vuitton, Gucci e Prada viaggiano per e-commerce

Filed under: marchi, news — Eva Callegari @ 10:43 pm

images-3.jpgimages-1.jpgimagesgucci2.jpegMaxisequestro della Guardia di Finanza nei giorni scorsi nei due principali areoporti romani: direttamente dai mercati asiatici sono state bloccate merci contraffatte per un valore superiore a 3 milioni di euro. False merci di lusso a marchio Vuitton, Gucci, Prada, Hermes, Mont Blanc, ma anche joysticks per Play Station 2, Apple iPod contraffatti, giochi per Game Boy e addirittura lamette Gilette false.
Assolutamente peculiare – rispetto a quanto accade solitamente – il canale di smercio cui era destinata questa merce contraffata: dai 6 mesi di indagine che hanno preceduto questo sequestro, è infatti emerso che vi erano più di 500 persone coinvolte nella rivendita di queste merci, pronte a commercializzare su internet questi prodotti, una volta arrivati in Italia, attraverso siti web costruiti ad hoc. Non più quindi solo bancarelle o ambulanti non autorizzati per rivendere il falso “di lusso”, ma sempre più sofisticate forme di e-commerce per il mercato della contraffazione.

15 April, 2007

Il giallo della Cina che avanza

Filed under: brevetti, dibattito, marchi, news — Eva Callegari @ 10:15 pm

Due notizie passate sulla stampa dei giorni scorsi in apparenza lontane: le “sommosse” contro le forse dell’ordine nel quartiere cinese di Milano e la prima relazione dell’Alto commissario per la lotta alla contraffazione Giovanni Kessler al Parlamento.

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Da un lato i giornali descrivono un quartiere di Milano fuori dal completo controllo delle forse dell’ordine, dove la popolazione cinese ha stabilito una propria città nella città.
Dall’altro lato scopriamo qualcosa che già potevamo immaginare: l’Italia è in cima alla lista dei paesi europei dove circolano e si acquistano prodotti contraffatti, a partire dal tessile e dalla pelletteria, per passare alla componentistica e ai beni di consumo, arrivando ai software, ai dvd e cd contraffatti. Inoltre, i quantitativi di merce fermata dalle forze dell’ordine (Guardia di Finanza o Agenzia delle Dogane) indicano l’esistenza di un vero e proprio mercato sommerso, che viaggia in parallelo al mercato e al ciclo di vita dei prodotti originali.

Queste due notizie sono legate da un comune filo conduttore, che appare ormai diventato un luogo comune: l’espansione del mercato cinese nel nostro paese, e in genere la forza del “dragone” che può scardinare gli equilibri dei mercati occidentali. Si sa che in gergo quando si definisce un prodotto contraffatto si dice che è la “copia cinese” di un prodotto originale.

Molti imprenditori – che pure si affidano ad industrie manifatturiere cinesi per realizzare i loro prodotti- si sono confrontati negli ultimi anni con fenomeni di contraffazione originatisi nell’est asiatico.
Come la stampa ha fatto passare le notizie dei tafferugli di via Paolo Sarpi – con toni decisamente esagerati a chi conosce o frequenta questa zona di Milano – dimostra la diffidenza e allo stesso tempo la curiosità verso il “fenomeno giallo”. Fenomeno che – proprio perchè ancora non del tutto chiaro – diventa utile strumento per spiegare tutto, anche casi di contraffazione che non necessariamente o direttamente si ricollegano alla Cina.

Di questo ci dà conferma proprio la relazione Kessler dei giorni scorsi che ha spiegato che l’Italia non solo consuma prodotti contraffatti, ma anche produce merce che viola diritti di proprietà intellettuale altrui. In tutto il territorio nazionale è presente un’industria della contraffazione, con picchi significativi in Campania, dove si fa abbigliamento, componentistica e beni di largo consumo contraffatti, ma anche in Toscana, nel Lazio e nelle Marche (pelletteria) e nelle aree del Nord-Ovest e del Nord-Est (componentistica e l’orologeria).

Non sempre le copie cinesi – quindi – sono Made in China.

9 April, 2007

Battaglia legale fra Nike e Reebok

Filed under: brevetti, marchi, news — Eva Callegari @ 4:05 pm

Un brevetto sviluppato da Reebok su una tecnologia che serve a dare massima flessibilità alle suole delle scarpe è al centro di una causa iniziata negli Stati Uniti le scorse settimane.

I contendenti sono due delle principali aziende produttrici di scarpe sportive al mondo: da una parte Reebok, società parte del gruppo tedesco Adidas, e dall’altra parte la statunitense Nike.

E’ stata Reebok ad attaccare Nike, depositando un atto di citazione presso la corte distrettuale orientale dello stato del Texas e affermando che ben 11 modelli di sneakers Nike, vendute con il marchio commerciale “Free“, violerebbero il brevetto di Reebok.

Se davvero i giudici statunitensi riconoscessero la violazione di questo brevetto, non vorremmo essere – per dirla all’americana – “nelle scarpe di Nike”, che potrebbe essere tenuta a rimborsare un danno a Reebok a molti zeri. La giurisprudenza statunitense non è infatti morbida quando si tratta di liquidare danni per violazioni di brevetti, soprattutto quando i prodotti in contraffazione venduti sono molti e i costi di sviluppo dei brevetti violati sono stati alti.

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