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23 December, 2008

I mille usi di Facebook e la notifica “all’australiana”

Filed under: dibattito, internet, IT, thoughts, Uncategorized — Tags: , , , — Eva Callegari @ 11:26 am

coloured-houses1La Corte Suprema australiana ha autorizzato nei giorni scorsi l’avvocato Mark McCormak a notificare via Facebook un’ingiunzione a due coniugi che non avevano pagato varie rate del mutuo acceso per l’acquisto della propria casa.

Che i social network possano implicare usi di cui forse neppure possiamo intuire ad oggi la portata è un’idea piuttosto diffusa, ma che un social network possa essere utilizzato per notificare atti giudiziari è notizia che davvero incuriosisce e fa riflettere.

Se da noi già l’entrata in vigore della normativa sulla privacy mise in crisi anni fa gli uffici UNEP, che non erano dotati delle buste (e dei fondi per acquistarle!) necessarie ad effettuare le notifiche protette da occhi indiscreti, così come la legge prescriveva, una notifica via Facebook appare anni luce lontana dal nostro sistema processuale.

Nonostante ciò, dovremmo forse considerare che già ora determinate forme di notifiche (ad esempio quelle via email previste per lo scambio di atti fra difensori nell’ambito di un processo societario) servono a semplificare gli adempimenti processuali e a risparmiare tempo e denaro.

Il limite di un passaggio a mezzi tecnologici più evoluti è dato dal timore che questi siano meno “affidabili” e sicuri di quelli tradizionali, ma in realtà, rispetto ad esempio ai cosidetti depositi presso la casa comunale, essi possono dimostrarsi in certi casi concretamente più efficaci.

Certo è che – quanto a Facebook – per ora preferiamo limitarci a servircene per spedire gli auguri di buon Natale.

(IP Faber: IP and IT 360° consulting services. Contact us)

Creative Commons License Photo credit: shapeshift

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22 December, 2008

M&A e Intellectual Property: l’innovazione vincerà la crisi

Filed under: dibattito, intellectual property, thoughts, trademark — Eva Callegari @ 12:52 am

lego

L’Intellectual Property diventerà strategico nelle operazioni di M&A che verranno effettuate nei prossimi 5 anni. E ciò proprio in ragione dell’incertezza finanziaria che che tocca i mercati mondiali.

E’ noto che le aziende che ben gestiscono, sviluppano e tutelano il proprio portafoglio di beni immateriali vinceranno sulle altre e sopravviveranno alla crisi.

“M&A Insights: Spotlight on Intellectual Property Rights survey”, analisi pubblicata ad inizio dicembre e svolta da Mergermarket Group (Financial Times) e commissionata dai consulenti di CRA International e dallo studio legale internazionale K&L Gates rivela una nuova prospettiva assunta nei confronti degli assets immateriali da parte degli amministratori delle società e dagli operatori nel settore del private equity intervistati.

La crisi dei mercati in atto impone di fare valutazioni di lungo periodo anche quando si valutano fusioni e acquisizioni societarie. Per  l’85 % degli amministratori  e per il 72 % degli esponenti delle società di private equity intervistati gli asset immateriali di un’azienda (i marchi, i brevetti, i modelli e il design, i beni protetti da copyright, il know-how) acquisiranno sempre più importanza.

Ed ecco che, in questa prospettiva, pure cruciale sarà costruire una corretta e attenta valutazione dell’Intellectual Property presente nelle aziende coinvolte in una M&A, attraverso le due diligence preparatorie. Aspetto ancora non  molto attuato, nella pratica, secondo gli intervistati.

Non bisogna infatti dimenticare che per valutare gli Assets Immateriali occorre tenere in considerazione aspetti legali e finanziari estremamente delicati. Una IP Due diligence deve essere necessariamente sofisticata, per poter fornire un quadro esauriente dei fattori di rischio e delle opportunità insite in un’acquisizione o fusione societaria.

(IP Faber: we do IP due diligence. For more information, contact us)

Creative Commons License Photo credit: roland

2 December, 2008

Brevetti, licensing e pillole di saggezza sull’IP

Filed under: brevetti, dibattito, patent — Tags: , , , , , , — Eva Callegari @ 8:30 am

cielo-e-saggezzaIP Faber era presente qualche settimana fa alla conferenza organizzata da LES Italia, LES Francia, LES Germania e LES Gran Bretagna ed Irlanda dal titolo “Best Technology Transfer Practices from Public Research Organizations to Industry“.

Si dibatteva di un tema in più occasioni affrontato e sul quale in Italia ancora molto si potrebbe fare, se tutti i vari soggetti coinvolti (istituzioni incluse) capissero l’importanza di un efficace sistema di trasferimento di tecnologia dai centri di ricerca pubblici e dalle università alle imprese.

Al di là del tema dibattuto, da uno degli interventi della giornata ci siamo annotati un’osservazione sulla proprietà intellettuale e sulla percezione che ne dovrebbe avere chi opera nel cosidetto “mondo-impresa”.

Il Prof. Riccardo Pietrabissa del Politecnico di Milano, presidente di Netval, interessante network che già raccoglie 42 università italiane e che ha come obbiettivo di valorizzare la ricerca pubblica, inserendola sempre più nei processi di crescita imprenditoriale, ha osservato nel corso della propria presentazione: “Patent is not a tool for excluding, but is a tool for transfering“.

Si tratta di una semplice pillola di IP.saggezza che tuttavia non sembra essere ancora del tutto assimilata da molti imprenditori italiani.

Il brevetto non è un punto di arrivo, ma è un punto di partenza per fare business e ampliare il proprio mercato di riferimento. Il brevetto non serve solo a vietare ad altri di contraffarre i propri prodotti, ma è la base del licensing e la garanzia di profitti attraverso il licensing.

E lo sa bene IP Faber, che negli ultimi 12 mesi ha percorso in lungo e in largo fiere ed eventi raccontando a rappresentanti dell’imprenditoria italiana (per lo più appartenenti a quelle PMI che costituiscono l’ossatura della nostra economia) di proprietà intellettuale e dell’importanza del corretto uso dei portafogli di beni immateriali (che possono essere costituiti – a seconda dei casi – di brevetti, marchi, modelli, copyright o di know-how).

Ma di questo vi racconteremo in un altro post.

(IP Faber: licensing and IP consultancy to SMEs. Contact us)

Creative Commons License Photo credit: TommyChu

24 November, 2008

Design e diritto d’autore, ovvero la legge e le sue metamorfosi

Filed under: copyright, design, dibattito, intellectual property, news, normativa, thoughts — Tags: , , , , — Eva Callegari @ 10:07 am

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Creative Commons License Photo credit: Marfis75

Per chi si domandasse se il design ha tutela di copyright in Italia, la risposta dovrebbe essere: “Indubbiamente sì”.

Per chi tuttavia si domandasse per quale ragione il design d’autore, quello – per intenderci – che si trova nei musei di design di tutto il mondo, è venduto in Italia dai soggetti più disparati, che danno le risposte più disparate sull’originalità di quello che vendono, la risposta dovrebbe essere: “Perchè la legge è stata stiracchiata fra chi detiene i diritti sulle opere in questione, perchè ha contribuito a svilupparle e a realizzarle o ha acquistato tutte le necessarie licenze da chi le ha sviluppate e realizzate (individuiamoli come squadra A) e chi invece ha interesse a non riconoscere royalties ai titolari dei diritti d’autore sul design di cui sopra (individuiamoli come squadra B)”

Questa risposta si ricava leggendo “in controluce” le multiformi scritture della norma transitoria che avrebbe dovuto accompagnare l’entrata in vigore della legge del 2001 che ha definito come protette dal diritto d’autore “le opere del design industriale che presentino di per sè carattere creativo e valore artistico” (art. 2 lett. 10 legge diritto d’autore). Norma transitoria che sta per essere nuovamente modificata, se verrà approvato il disegno di legge n. 1441 ter, già esaminato dalla Camera e attualmente all’esame del Senato.

Se abbiamo contato bene, saremmo alla quarta riscrittura della stessa norma, che in nessuna delle sue multiformi versioni ha brillato per chiarezza e coerenza di tecnica legislativa.

(IP Faber: specializzati nel licensing, nella protezione e nell’enforcement dei diritti sul design. Contattaci)

(more…)

21 November, 2008

Brand e Cinema si incontrano con il product placement

Filed under: dibattito, marchi, news — Tags: , — Enrico @ 9:51 am

torino-lingotto1 Creative Commons License Photo credit:Bluestardrop 

Al CineShow di Torino IP Faber ha partecipato a una intera sessione di incontri dedicata al ruolo dei brand (e delle aziende) nel cinema. 

Sottotitolo: il product placement. Diversi gli interventi, sia da parte di produttori / registi, sia da parte di manager aziendali, e tutti con un unico responso: il product placement, se fatto bene, fa bene al cinema!

Il confronto prende le mosse dal cd decreto Urbani che nel 2004 ha reso possibile per le aziende piazzare i propri prodotti all’interno delle produzioni cinematografiche.

A quattro anni dall’entrata in vigore della nuova legge sul cinema, il product placement è veramente entrato nelle strategie di comunicazione delle aziende e nei piani di budget di produttori e registi.  Su questi temi si sono pronunciati i registi Alessandro D’Alatri e Luca Lucini e alcuni manager di noti brand italiani tra cui Stefano Leonangeli di Martini&Rossi, Gianni Onorato di Costa Crociere, Fausto Tazzi  di San Pellegrino Nestlè Waters Italy e Marco Visentini di Goldenpoint / Golden Lady.

Forse la più interessante testimonianza non viene però dal cinema, ma da una nuova piattaforma per fare comunicazione e product placement: internet! Non è certo cosa nuova, ma Sergio Cravero, direttore marketing Alfa Romeo Gruppo Fiat, ne ha parlato in termini innovativi: ha infatti parlato del lancio della MiTo e della intensa campagna pubblicitaria centrata sopratutto sul web e sulla creazione di una community online, con un suo linguaggio creato ad hoc per il web 2.0 e fatto di social networking, di icone, di mini filmati, di un concorso online su materiali creati appositamente online.

A noi è piaciuto, ed è piaciuto non solo e non tanto per la tecnica utilizzata, quanto per il fatto che ha dimostrato che internet è una risorsa fenomenale se si utilizza a pieno. Non ci ha convinto tanto il prodotto in sè, quanto il mondo che ci gira attorno, l’esperienza offerta agli utenti.

Il futuro del product placement, insomma, potrebbe essere online.

(IP Faber è specializzata nella negoziazione di marchi e nel product placementContattaci)

20 November, 2008

SIAE: bollino sì, bollino no…

Filed under: copyright, dibattito, IT, news, thoughts — Tags: , , , — Eva Callegari @ 11:59 am

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Creative Commons License Photo credit: Cayusa

Acceso è il confronto di questi giorni fra FIMI – Federazione Industria Musicale Italiana e SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori in tema di bollino SIAE.

Quanto ha dichiarato FIMI nel corso dell’audizione presso il Ministero dei Beni e le Attività Culturali circa il regolamento di esecuzione delle disposizioni relative al contrassegno SIAE mette in discussione i presupposti stessi su cui si fonda il sistema obbligatorio di bollinatura SIAE, quello previsto per i supporti contenenti musica, materiale audiovisivo o multimediale e determinati software (art. 181bis legge diritto d’autore).

Quanto sta accadendo prende il via da una prima “bacchettata” all’Italia arrivata dalla Corte di Giustizia della Comunità Europea, per non essere stata comunicata alla Commissione la sopra citata normativa sul contrassegno SIAE, regola tecnica la cui compatibilità con la normativa comunitaria deve essere appunto previamente valutata dalla Commissione.

Ciò che è al centro della vicenda non è tuttavia unicamente un’infrazione procedurale, ma gli aspetti sostanziali su cui i vincoli di bollinatura SIAE si fondano. Già dalle richieste di chiarimenti presentate dalla Commissione si delineano in realtà alcuni dei fondamenti sostanziali della questione.

Alla mancata bollinatura SIAE non corrisponde necessariamente il mancato pagamento dei dovuti compensi di copyright. Anzi, se il versamento dei compensi per il diritto d’autore fosse avvenuto in un paese straniero, neppure è certo a quale titolo la SIAE potrebbe verificare l’assolvimento di tale obbligo.

Inoltre – fatto ancora più dubbio in un’ottica di libera circolazione delle merci a livello comunitario e alla luce del principio di esaurimento comunitario – la bollinatura obbligatoria SIAE comporta un blocco ex lege alla circolazione di opere protette da copyright, immesse sul mercato UE dai legittimi titolari e riversate su supporti fisici.

Per chi opera a livello comunitario, al di là del fermo “burocratico” legato alla presentazione della richiesta di bollini SIAE e del versamento dei compensi (che può durare da 10 fino a 30 giorni), vi sono anche costi gestionali legati alla necessità inevitabile di segmentare il mercato italiano, per rispettare gli adempimenti di bollinatura obbligatoria, unicum a livello EU.

(IP Faber: coaching per le aziende in materia di copyright e marchi. Contattaci)

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22 October, 2008

Moda e lusso: quale strategia di marchio vincerà? – Fashion and luxury: which brand strategy will win?

Filed under: dibattito, marchi, marketing, news, thoughts — Tags: , , , , , , , , , , — Eva Callegari @ 9:47 pm

Creative Commons License Photo credit: Projek7

Altagamma ha presentato ieri a Milano un rapporto annuale sull’andamento del mercato nel settore moda e lusso, con riferimento alle principali aziende che operano in questo settore quotate in borsa.

La crescita media delle vendite risulta più bassa rispetto all’anno passato (7.8%  vs. 10.5%). Le aziende di dimensioni maggiori (con un fatturato annuo superiore ai 5 mld. di euro) risentono meno dell’andamento negativo del mercato.

Dal punto di vista delle strategie di brand adottate vincono le aziende che hanno saputo implementare una brand-extension del proprio marchio in nuove categorie di prodotti e diversare geograficamente il proprio mercato di sbocco.

Non è stata invece sempre vincente la strategia multibrand di certe aziende, che hanno investito in fusioni e acquisizioni per acquisire marchi di società terze.

Si tratta di dati di un certo interesse per quelle aziende che pianificano una mirata strategia di marchio: meglio potenziare il proprio marchio e lavorare sulla base di accordi di cross-licensing e co-marketing che disperdersi nell’accumulazione di marchi che non si possono o sanno gestire al meglio ed opportunamente potenziare.

(IP Faber: consulenza sui marchi a 360° per aziende che mirano all’eccellenza)

Yesterday at Milan Altagamma – the association of Italian high-end companies – presented the annual monitor on worldwide market.

Regarding fashion and luxury market, the average sales growth is lower than last year (7.8%  vs. 10.5%). Companies having a turnover higher than 5 billion of euro per year do not suffer the negative market trend now affecting smaller companies.

Winning groups are expanding their brand to new products and geographical areas. On the other hand,  multi-brand strategy followed by certain companies have been proven to be unsuccessful.

The above report may be interesting for those companies which are leveraging a correct brand strategy: it is better strengthening a brand via cross-licensing and co-marketing than accumulating a trademarks portfolio.

(IP Faber: brand consulting at 360° to high-end companies)

9 October, 2008

Ricerca e Innovazione: finanziare (e non solo) per crescere

 

Creative Commons License Photo credit: source

Un paese che non si cura dell’innovazione, non può stupirsi di essere fermo, nè può sperare in una crescita negli anni a venire.

Per incentivare l’innovazione, occorre dare slancio alla ricerca. Per dare slancio alla ricerca, bisogna fare sì che i finanziamenti alla ricerca raggiungano l’obbiettivo per cui sono stati erogati e non si disperdano in percorsi paralleli di difficile identificazione e dubbia finalità. Equazione tanto  semplice a dirsi, quanto difficile ad attuarsi.

Nel settore biomedico, le regole di ripartizione dei fondi alla ricerca varate nei giorni scorsi dal ministero del Walfare di concerto con quello dell’Istruzione, Università e Ricerca (valide a partire dal 2009) sono improntate alla volontà di assegnare i fondi a progetti specifici (e non genericamente a istituti di ricerca), raccolti in un’unica lista nazionale ed esaminati da panel (gruppi di esperti) appositamente designati fra studiosi e ricercatori unicamente stranieri.

Il coro di commenti che hanno accolto con favore queste “nuove” regole intona una litania che nuova non è: nel nostro paese il sistema di ripartizione dei fondi non premia i giovani, che stanno ai rami più sottili e lontani del grande albero da cui ha origine la linfa del finanziamento alla ricerca; quelli più eroici resistono (e spesso fanno la fame), i più vanno a lavorare in altri paesi.

Significativo è il dato (riportato dal Corriere della Sera del 4 ottobre scorso) che vede solo 38 progetti italiani finanziati dal Consiglio Europeo della Ricerca sui 9.167 globalmente esaminati. E ancora più significativo è il fatto che solo il 4 % dei progetti italiani vagliati a livello comunitario si sarebbe concretamente sviluppato in Italia: tutti gli altri richiedenti italiani già indicavano in domanda di avere scelto di sviluppare il proprio progetto all’estero.

Se questo è il quadro, la domanda che provocatoriamente si pone IP Faber è questa: se l’innovazione è la base per fare marciare l’economia (e l’imprenditoria) di un paese, perchè allora – oltre a preoccuparci (pur correttamente) dei finanziamenti alla ricerca – non studiare altresì dei meccanismi che facciano dialogare l’imprenditoria e il settore della ricerca, attraverso incentivi fiscali o programmi di cooperazione fra il sistema imprese e il sistema della conoscenza?

(IP Faber affianca le imprese nel fare innovazione e offre consulenza strategica mirata in materia brevettuale)

8 October, 2008

The Pirate Bay non è più pirata! (in Italia)

Filed under: copyright, dibattito, intellectual property, internet, news, normativa — Tags: , , — Enrico @ 10:20 am

Creative Commons License Photo credit: Earcos

 Ringraziamo il giurista Francesco Paolo Micozzi che sul sito Circolo dei giuristi telematici ha riportato un abstract delle motivazioni della decisione che ha portato al “dissequestro” di The Pirate Bay in Italia.

Desidero ricordare che la decisione (che ha riscosso molti applausi o molte critiche a seconda dei punti di vista) è fondamentalmente il risultato degli sforzi della difesa di The Pirate Bay da parte di un team composto di due avvocati, Gian Battista Gallus e Francesco Micozzi, e un esperto informatico, Matteo Flora (in qualità di CT, consulente tecnico).

Il caso The Pirate Bay ha appassionato sia i quotidiani che molte testate online e migliaia di italiani, fedeli utenti della baia. In sostanza, le autorità giudiziarie avevano impedito la visita al sito italiano di Pirate Bay, imponendo l’oscuramento dei relativi indirizzi IP (nomi di dominio + indirizzo IP statico).

Chiaro che con l’utilizzo di proxy si potesse aggirare il problema, ma la questione è stata portata nelle aule giudiziarie da The Pirate Bay, che alla fine ha vinto una piccola (grande) battaglia.

Riportiamo quindi quanto deciso dal Tribunale di Bergamo con la decisione dello scorso 3 ottobre, e di cui si conoscono ora le motivazioni, che ha ribaltato la decisione del GIP sul sequestro preventivo del sito web www.thepiratebay.org

Potete trovare un post di Francesco Micozzi con l’abstract completo, che indica quale punto saliente delle motivazioni la “impossibilità di configurare un provvedimento di sequestro come quello posto in essere in quanto produce l’effetto di sovvertire natura e funzione del sequestro preventivo conosciuto dal nostro Ordinamento”.

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Repubblica Italiana – Tribunale di Bergamo

ordinanza di accoglimento di riesame avverso sequestro preventivo  art. 324 c.p.p. 


premesso
che, su richiesta del Pubblico Ministero, in data 1.8.2008 il GIP di Bergamo disponeva il sequestro preventivo del sito web 
www.thepiratebay.org, disponendo che i fornitori di servizi internet (Internet Service Provider) e segnatamente i provider operanti sul territorio dello Stato italiano inibiscano ai rispettivi utenti – anche a mente degli artt. 14 e 15 del Decreto Legislativo n. 70 del 9.4.2003 – l’accesso:
all’indirizzo 
www.thepiratebay.org; ai relativi alias e nomi di dominio presenti e futuri, rinvianti al sito medesimo; all’indirizzo IP statico 83.140.176.146, che al momento risulta associato ai predetti nomi di dominio, e ad ogni ulteriore indirizzo IP statico associato ai nomi stessi nell’attualità ed in futuro;

ritenuto
che non può allo stato revocarsi in dubbio la sussistenza del fumus delicti (quantomeno secondo la tipicità dell’art. 171 co. 1 lett. a bis) L. 633/41), alla luce di quanto evidenziato dalla Guardia di Finanza, che riferisce di un elevatissimo numero di contatti al sito in questione registrati sul territorio nazionale (in termini di alcune centinaia di migliaia);
che tali contatti, per specificità, l’evidenza e l’ampiezza dell’offerta contenuta nel sito oggetto di cautela, devono essere ragionevolmente ricondotti, almeno in una significativa parte, all’acquisizione in rete di beni protetti dal diritto di autore, in violazione delle norme a presidio dello stesso;
che in proposito a nulla rileva il fatto che tali beni non siano nella diretta disponibilità degli indagati, ma collocati in archivi contenuti in apparecchi elettronici di altri soggetti, dal momento che solo le informazioni contenute nel sito in questione (nel quale si trovano le chiavi per accedere agli archivi di cui sopra e attingerne direttamente documenti) consentono la realizzazione di quei contatti in numero esorbitante cui fa riferimento la Guardia di Finanza;
che in tale contesto risulta del tutto evidente come gli indagati, attraverso il sito 
www.thepiratebay.org, quantomeno mettano a disposizione del pubblico della rete opere dell’ingegno protette, condotta astrattamente rispondente alla tipicità dell’art. 171 citato;
che, riconosciuto il fumus per come esposto, deve altresì affermarsi la sussistenza del periculum, dovendosi in proposito osservare che l’elevatissimo numero di connessioni rilevate induce a ritenere in via probabilistica (valutazione del tutto compatibile con il carattere della delibazione cautelare) l’attualità della commissione del delitto ipotizzato;
che, atteso il concreto atteggiarsi del fatto come sopra tratteggiato, all’affermazione della sussistenza di fumus e periculum, deve conseguentemente affermarsi anche la sussistenza della giurisdizione italiana;

considerato
che occorra ora esaminare il profilo inerente alla falsa applicazione dell’art. 321 c.p.p., che, in quanto attinente al merito, ha natura assorbente degli ulteriori profili eccepiti;

ritenuto
che le misure cautelari – e segnatamente i sequestri, secondo l’ordinamento processuale penale – hanno carattere di numerus clausus, non conoscendo il codice di rito un istituto atipico quale quello di cui all’art. 700 c.p.c.;
che di conseguenza non è giuridicamente possibile emettere sequestro preventivo al di fuori delle ipotesi nominate per le quali l’istituto fu concepito;
che il sequestro preventivo ha una evidente natura reale (come peraltro fatto palese dallo stesso nomen iuris del genere al quale esso appartiene), in quanto si realizza nell’apposizione di un vincolo di indisponibilità sulla res, che sottrae il bene alla libera disponibilità di chiunque;
che dunque l’ambito di incidenza del sequestro preventivo deve essere ristretto alla effettiva apprensione della cosa oggetto del provvedimento;

considerato
che il decreto censurato ha il contenuto di un ordine imposto dall’Autorità Giudiziaria a soggetti (allo stato) estranei al reato, volto ad inibire, mediante la collaborazione degli stessi, ogni collegamento al sito in questione da parte di terze persone;
che tale decreto (pur astrattamente in linea con la previsione degli artt. 14 e ss. D.L.vo 70/03), lungi dal costituire materiale apprensione di un bene, si risolve in verità in una inibitoria atipica, che sposta l’ambito di incidenza del provvedimento da quello reale – come detto ambito proprio del sequestro preventivo – a quello obbligatorio, in quanto indirizzato a soggetti indeterminati (i cd. provider), cui è ordinato di conformare la propria condotta (cioé di non fornire la propria prestazione), al fine di ottenere l’ulteriore e indiretto risultato di impedire connessioni al sito in questione;

ritenuto
che l’uso del tipo di cui all’art. 321 c.p.p., quale inibitoria di attività, non può però essere condiviso, in quanto produce l’effetto di sovvertirne natura e funzione, di talché il sequestro deve essere annullato;

annulla

il decreto di sequestro preventivo emesso in data 1.8.2008 dal GIP di questo Tribunale.

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(tratto da Circolo Giuristi Telematici)

Dal punto di vista legale, le cose sono (abbastanza) pacifiche e nette: annullamento di un sequestro, che come tale ha natura reale e non obbligatoria, in quanto utilizzato come inibitoria atipica, e quindi impropria.

Dal punto di vista pratico ora gli utenti possono raggiungere serenamente le pagine della baia pirata, anche senza utilizzare i servizi di proxy.

Dal mio punto di vista invece il caso Pirate Bay va oltre le semplici implicazioni giuridiche, e vorrei riassumerne 3 che mi sembrano notevolmente importanti.

La piattafroma giuridica è per certi versi non congruente con quella informatica, per cui spesso ci sono “inesattezze” ed errori applicativi che possono essere individuati, esaminati e risolti grazie allo sforzo congiunto di persone che operano a mezzo tra i due sistemi: la diretta conseguenza è che per gestire al meglio la materia del diritto industriale legato all’IT è bene affidarsi a chi li conosce bene e sa come muoversi.

Il caso The Pirate Bay in Italia non è il primo e non sarà l’ultimo a vedere implicate questioni delicate riferibili  all’uso e abuso su internet della proprietà intellettuale (e in futuro probabilmente alle libertà personali), ma sicuramente rimane un caso importante che entrerà nella giurisprudenza più seguita per le technicalities discusse e l’impostazione sposata.

La tecnologia pone, e porrà sempre di più in futuro, delle grandi sfide ai nostri sistemi giuridici e a chi si occupa di queste tematiche, innescando una (ci auguriamo) virtuosa spinta verso l’innovazione e la corretta applicazione della disciplina .

Alla fine di tutto, rimane una mia personale soddisfazione per una materia che  ogni giorno ci regala spunti interessanti su cui riflettere e nuove sfide professionali. 

(IP Faber mette allo stesso tavolo conoscenze e professionalità diverse per risolvere problemi e trovare soluzioni innovative nel campo della proprietà intellettuale)

3 October, 2008

“Global patent warming” & IP system

Filed under: brevetti, dibattito, patent, thoughts — Tags: , — Enrico @ 2:04 pm

Creative Commons License Photo credit: Rammorrison

Some thoughts on patent system.

The IP system as such (patent offices, patent filing, patent attorneys, patent search engines..) has worked smoothly for the past decades all over the world, but this is a system basically put in place before the bit and the globalisation era.

Our IP landscape is strictly tied to the innovation system. More innovations should equal more patents. Now that there are hundreds of thousand applications per year, the system is risking to collapse.

The actual IP world is a logical consequence of the need for a strong and clear system of rights for users,  inventors and licensees. Business, trade, development, market, even part of the learning system is built upon these rules.

But lately there has been another major change in the IP environment: more and more companies (mostly big and cash rich) have been sued over patent infringement (btw Microsoft is sued more than any other company in the US).

This gives the company sued, and the sector in which it operates, uncertainty. And uncertainty is bad.

These cases are not really easy to deal with,  and this tremendous complexity both for legal and for technical issues is costing a lot of money and resources. Even if the legal system get it right (say that  it ends with the right solution), the costs involved in terms of time, financial means and efforts are going up and up and up.

There is a common opinion among IP executives and lawyers that there are risks in the IP system, and they call this phenomenon the “Global patent warming” and they think a reform is now necessary.

To me the key point is that we need to understand that we have more in common than we have not in common, and we should collaborate. Cooperation is key. A correct management of ip issues in the future is our (feasible) target.

 Stop arguing, fighting and battling and get something done. At the end of the game, we always need to compromise, so there is no way the reform is the victory of one industry over others, or one country over others: we are all users of the same IP system and in order to have a good solution in the longer term we need to sacrify a little in the shorter term.

(IP Faber is beyond intellectual property and always works toward good solutions)

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