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3 December, 2008

Handy Dandy Design: the CTM no. 500.000 is Italian

Filed under: design, intellectual property, marchi, news, trademark — Tags: , , , , — Eva Callegari @ 7:31 pm

numbers1Fresh news report from Alicante: the 500.000th Community trade mark registered by OHIM is Italian.

The TM is registered by Handy Dandy Design, a company based in Milan which develops good design for tech products of daily use.

The OHIM President Wubbo de Boer, who announced the news, said that he was
delighted that this special trade mark had gone to an SME: “Our goal – he explained – is to make IP protection both affordable and accessible and this is particularly important for smaller companies making their way in the internal market and striving to get attention in the global
economy”.

Due to the same reasons, next months’ OHIM declared goal will be to reduce either timing and costs for filing community trade marks.

(IP Faber: TM protection and brand strategy for enforcing your innovative business. Contact us)

Creative Commons License Photo credit: erin watson photography

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24 November, 2008

Design e diritto d’autore, ovvero la legge e le sue metamorfosi

Filed under: copyright, design, dibattito, intellectual property, news, normativa, thoughts — Tags: , , , , — Eva Callegari @ 10:07 am

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Creative Commons License Photo credit: Marfis75

Per chi si domandasse se il design ha tutela di copyright in Italia, la risposta dovrebbe essere: “Indubbiamente sì”.

Per chi tuttavia si domandasse per quale ragione il design d’autore, quello – per intenderci – che si trova nei musei di design di tutto il mondo, è venduto in Italia dai soggetti più disparati, che danno le risposte più disparate sull’originalità di quello che vendono, la risposta dovrebbe essere: “Perchè la legge è stata stiracchiata fra chi detiene i diritti sulle opere in questione, perchè ha contribuito a svilupparle e a realizzarle o ha acquistato tutte le necessarie licenze da chi le ha sviluppate e realizzate (individuiamoli come squadra A) e chi invece ha interesse a non riconoscere royalties ai titolari dei diritti d’autore sul design di cui sopra (individuiamoli come squadra B)”

Questa risposta si ricava leggendo “in controluce” le multiformi scritture della norma transitoria che avrebbe dovuto accompagnare l’entrata in vigore della legge del 2001 che ha definito come protette dal diritto d’autore “le opere del design industriale che presentino di per sè carattere creativo e valore artistico” (art. 2 lett. 10 legge diritto d’autore). Norma transitoria che sta per essere nuovamente modificata, se verrà approvato il disegno di legge n. 1441 ter, già esaminato dalla Camera e attualmente all’esame del Senato.

Se abbiamo contato bene, saremmo alla quarta riscrittura della stessa norma, che in nessuna delle sue multiformi versioni ha brillato per chiarezza e coerenza di tecnica legislativa.

(IP Faber: specializzati nel licensing, nella protezione e nell’enforcement dei diritti sul design. Contattaci)

(more…)

2 April, 2008

To register or not to register (design): that is the question – Registrare o non registrare un modello: questo è il problema

Filed under: design, marketing, thoughts, tips and tricks — Tags: , , , — Eva Callegari @ 6:49 pm

shoesSome companies appear to be registration-addicted with regards to designs.

IP Faber takes different approaches, distinguishing design to be protected by registration from one which can be protected as unregistered design under Community Design Regulation no. 6/2002.

The latter choice is prefereable for short life cycle products (i.e. fashion collection, shoes, school bags, seasonal products).

Three years of exclusive right as from the date on which the design was first made available to the public within the Community“.

Therefore commercialization or first presentation of a product to an exhibition fair suffice for claiming this protection.

On the other hand, when it is foreseeable that a design product will strongly success on the market, IP Faber suggests to register it in order to exclusively exploit it for a longer time.

Alcune società sembrano aver sviluppato una dipendenza da “deposito di modelli”.

IP Faber adotta strategie diversificate a seconda che si trovi a considerare prodotti che vanno tutelati attraverso la registrazione o prodotti tutelabili anche come modello di fatto, come previsto dal Regolamento Comunitario n. 6/2002. Quest’ultima soluzione è preferibile per prodotti che hanno un ciclo di vita breve (collezioni di moda, calzature, zaini scolastici, prodotti stagionali, etc.).

Tre anni di diritto esclusivo decorrente dalla data in cui il disegno o modello è stato divulgato al pubblico per la prima volta nella Comunità“. Basta la messa in commercio o la presentazione ad una fiera del prodotto per accedere a questa tutela.

D’altro canto, quando si prevede che un prodotto di design possa consolidare nel tempo il proprio successo sul mercato, IP Faber suggerisce di registrarlo per poter rivendicare una protezione di durata più ampia.

(IP Faber: we focus on the most useful tools for protecting Industrial Design. Contact us)

(Photo by Sämyii – Flickr)

21 January, 2008

La protezione del design italiano: registrare meno e tutelare meglio – Do Italian design need less registrations and stronger protection?

Filed under: design, dibattito, normativa — Eva Callegari @ 12:58 am

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La protezione del design in Italia appare segnata da un curioso paradosso, ove si confrontino due dati emersi nel corso dell’anno appena trascorso.

Ad aprile 2007, con la conversione in legge del d.l. 10/2007, l’Italia si è allineata agli altri paesi della Comunità Europea per la durata della protezione di diritto d’autore sulle opere di design (portata da venticinque a settant’anni). Nel contempo, la “moratoria” che sospendeva l’applicabilità della disciplina a protezione del design introdotta nel 2001 è stata variata nella sua operatività. Non più riferita a chi prima del 2001 aveva intrapreso la fabbricazione o la vendita di prodotti che non erano protetti sulla base della precedente disciplina, ma riferita ai prodotti che nel 2001 non si potevano più considerare tutelabili sulla base della disciplina abrogata. Non ci si è quindi limitati ad applicare il principio di affidamento del terzo, garantendo per 10 anni chi già produceva o vendeva opere di design che sulla base della nuova disciplina sarebbero ricadute sotto la protezione del diritto d’autore, ma si è di fatto eliminata ogni tutela d’autore per quei prodotti che nel 2001 non si sarebbero potuti considerare protetti secondo la disciplina fino ad allora vigente (a dire il vero, assente), senza minimamente considerare se gli stessi prodotti avrebbero potuto accedere alla tutela del design disciplinata dalla nuova normativa.
Con buona pace di nostri maestri del design del calibro di Alessandro Mendini, Achille Castiglioni, Vico Magistretti, Ettore Sottsass, Antonio Citterio, Gaetano Pesce. I loro pezzi di design realizzati prima del 2001 non avrebbero titolo per accedere alla tutela d’autore, grazie a questa “moratoria”.

Sempre nel corso di quest’anno si è poi letto che, dalle statistiche raccolte dall’OAMI da gennaio 2003 a marzo 2007 e citate dalla rivista World Trademark Review, l’Italia sarebbe il paese dove si sono depositati più modelli che in qualsiasi altro paese europeo. Quattro studi di brevettualisti italiani (di chi da sempre ha privilegiato la fase iniziale della protezione dell’Intellectual Property, del filing) occupano i primi posti di questa particolare classifica.
Un indice che appare controtendenza rispetto alla normativa comunitaria, che ha introdotto con il regolamento n. 2/2001 la tutela del modello non registrato per 3 anni dal primo atto di commercializzazione.
Questa disciplina, direttamente applicabile nel nostro paese, rende superfluo quindi il deposito di quei modelli destinati ad avere un ciclo di vita breve (una collezione di moda, una linea di prodotti stagionali, etc.).
Il dilemma che sorge è questo: è davvero necessario registrare così tanti modelli in Italia? Non sarebbe preferibile garantire una protezione più efficace e mirata, con un occhio di riguardo al design d’autore?

As World Trademark Review recently noted, four Italian trademark attorneys’ offices represent the top filers of EC designs under OHIM statistics (January 1 2003 to 31 May 2007). These data may appear in conflict with the protection of unregistered designs introduced by EC Community Designs Regulation no. 6/2002.

On the other side, in 2007 Italy amended its IP Code in order to avoid an EC infringement procedure for lack of protection of copyrightable design. Notwithstanding the fact that now Industrial Design shall be proctected for 70 years (and not for only 25 years, as it was previously ruled), a moratorium period of ten years will apply to products created before 2001. Therefore the most important Italian classic design products (created by Alessandro Mendini, Achille Castiglioni, Vico Magistretti, Ettore Sottsass, Antonio Citterio, Gaetano Pesce) will not access to copyright protection, if this provision will be blindly applied.

The above seems a paradox: an apparently excess of filing on one side and a lack of copyright protection for design on the other side.

(IP Faber: we focus on the most useful tools for protecting Industrial Design. Contact us)

28 November, 2007

La Campionaria ritorna a Milano: l’eccellenza Made By Italy

Filed under: Blogroll, brevetti, design, fiere, marchi, marketing, news, patent, trademark — Eva Callegari @ 10:05 am

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Chi avesse fra i ricordi della propria infanzia le lunghe camminate fra gli infiniti stand della Campionaria, alla “faticosa” scoperta di tutto lo scibile del mercato italiano può stare tranquillo (o, forse, può soffrire di una certa nostalgia): questa Campionaria è diversa.

Innanzitutto, è bastato il padiglione 5 della nuova fiera di Rho-Pero per allestirla.
Le aziende rappresentate poi, che a un visitatore disattento potrebbero apparire inspiegabilmente eterogenee, sono legate invece da un unico ed importante filo conduttore: sono le aziende dell’eccellenza italiana, esito di quell’economia dell’innovazione che basa la propria forza sulle idee imprenditoriali vincenti e non banali. 

In poche parole, se al centro della nuova Campionaria è la SoftEconomy che sempre più caratterizza il Made by Italy, non possiamo che concludere che stiamo parlando di imprese con assets immateriali strategici.

I beni di proprietà intellettuale sono il punto di forza di questa Campionaria.
Si può trattare di brevetti che fanno parte del portafoglio di note aziende italiane, quali Brembo, Fiat, Pirelli Tyre o di quei brevetti e di quel know-how che sono l’asso nella manica di aziende che guardano al futuro, come La Fabbrica del Sole (specializzata in impianti ad idrogeno) e Novamont (specializzata nello sviluppo di bio-materiali, non a caso vincitrice del premio dell’European Patent Office come miglior brevetto dell’anno).

Ci si può riferire a marchi solidi, che hanno un valore costruito in anni di esperienza imprenditoriale (si spazia da Ferrari a Bialetti, dal gruppo Colussi a quello di San Pellegrino, per fare degli esempi significativi).

Si può trattare del “nostro” design, quello che invade il mercato internazionale della nautica, grazie all’opera di Fincantieri e di aziende quali quelle associate ad Ucina o ancora quello che MilanoMadeinDesign sta portando per il mondo con una mostra itinerante che celebra il design italiano dell’arredo e dei prodotti di uso quotidiano.

Ed infine, ma non certo di minore importanza in una fiera di questa portata, vi sono DOP, DOCG, IGP, marchi collettivi e d’origine che contraddistinguono la qualità del nostro settore alimentare: dal Grana Padano al Lambrusco di Modena, dai vini siciliani agli oli umbri, e poi prodotti tipici marchigiani, pugliesi, sardi e dell’appennino emiliano.

IP Faber ringrazia Symbola – fondazione per le qualità italiane che ha pensato e organizzato l’evento – per la riflessione: la nuova Campionaria ci conferma che l’eccellenza italiana è fatta di Intellectual Property.

3 November, 2007

La decisione della Corte di Giustizia sul marchio tridimensionale Develey – CoJ rules on tri-dimensional Develey TM

Filed under: design, marchi, news, trademark — Eva Callegari @ 7:23 pm

bottle Dopo due gradi di giudizio, la Corte di Giustizia Europea il 25 ottobre scorso ha rigettato il ricorso presentato da Develey, società tedesca che produce salse, maionesi e ketchup e che annovera fra le proprie clienti anche Mc Donald.Oggetto della vertenza il marchio relativo alla forma di alcuni barattoli prodotti da Develey (nella foto), già depositato e concesso in Germania.

A livello comunitario, la registrazione non è stata invece autorizzata. La Corte ha sottolineato l’autonomia del sistema comunitario dai singoli sistemi nazionali: il fatto che un marchio sia già concesso in un paese europeo non basta ad assicurarne automaticamente la validità come marchio comunitario. Infine, la Corte ha osservato che il consumatore medio non è abituato a presumere l’origine del prodotto dalla sua forma. In questo caso, questa forma di bottiglia di ketchup non è stata considerata sufficientemente distintiva dalla Corte di Giustizia.

(IP Faber garantisce tutela alla forma dei tuoi prodotti. Contattaci)

 Last 25 October the European Court of Justice rejected the appeal filed by Develey, a German Company producing and selling sauces, mayonnaises and ketchups (i.e. Mc Donald is one of Develey’s client) all over the world. Develey filed an EU TM application for the shape of a specific plastic bottle (see the photo). The same TM was previously validated in Germany. At EU level, the application was denied. The CoJ stressed the fact that the EU TM system is indipendent from each EU country TM system. Furthermore, The Court assessed that the average consumer is not used to recognise the origin of the product from its shape, but from its label. Therefore it is not easy for a tri-dimensional trademark to be considered valid. In this case, the Court of Justice rejected Develey’s appeal stating that its tri-dimensional TM lacks of distinctiveness.

(IP Faber enforces protection of your products’ shape. Contact us)

25 March, 2007

Copyright sull’industrial design: il “legislatore” sta davvero dalla parte dell’autore?

Filed under: design, news, normativa — Eva Callegari @ 12:15 am

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Si è letto nei mesi scorsi su diversi quotidiani nazionali dei precedenti del Tribunale di Milano con i quali si è riconosciuta tutela d’autore a due opere di design, la Panton Chair di Vitra e la lampada Arco, disegnata da Castiglioni, di Flos. Gli entusiasmi di chi si occupa di design si sono immediatamente accesi: finalmente – si è detto – si va riconoscendo adeguata protezione giuridica ad opere di elevato valore creativo ed artistico, che sono uno dei motori di crescita della nostra industria e lustro dell’Italia nel mondo. Quasi nello stesso periodo, a livello comunitario, l’Italia veniva sollecitata ad adeguarsi ai parametri comunitari in materia di tutela del design industriale: come negli altri paesi UE la protezione di copyright sul design avrebbe dovuto durare 70 anni dalla morte dell’autore, non 25 come previsto dalla legge italiana. Puntuale (o quasi) la risposta del legislatore: il decreto legge n. 10 del 15 febbraio 2007 estende ora a 70 anni la protezione del diritto d’autore sui prodotti di design. Lo stesso decreto legge contiene tuttavia una norma sibillina (il comma 4 dell’articolo 4, per la precisione), che getta un colpo di spugna sulla protezione del design per tutti i prodotti creati prima del 2001. In poche parole, se entro metà aprile questo decreto legge fosse convertito in legge, in Italia avremmo una protezione del diritto d’autore sul design di 70 anni p.m.a. solo sulla carta, ma – nella realtà- efficace solo per gli ultimi 5/6 anni. E per tutte le opere di design create prima del 2001, per le quali non sono comunque ancora trascorsi i 70 anni di protezione stabiliti dall’UE? Il nulla.

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