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28 April, 2009

Il marchio Budweiser: per chi sarà l’ultima sorsata di birra?

bud-beerLa birra boema Budweiser, prodotta dalla società Budějovický Budvar, vince dinanzi al Tribunale di Primo Grado delle Comunità Europee e blocca così la registrazione comunitaria del marchio Budweiser da parte del colosso mondiale della birra, la Anheuser-Busch Inc.

La decisione del 25 marzo scorso (procedimento T-191/107) ha accertato il rischio di confusione tra il marchio EU in corso di registrazione e i preesistenti marchi internazionali registrati dalla società ceca Budějovický Budvar in Germania, Austria, Benelux, Francia e Italia per la propria birra di qualità.

L’utilizzo effettivo del marchio “nato” in boemia e registrato nei vari paesi europei sopra richiamati è stato dimostrato attraverso la produzione in causa di fatture e di materiale pubblicitario relativi al quinquennio durante il quale l’opponente U.S. sosteneva si sarebbe invece verificata la decadenza per non uso dei marchi boemi.

Riprendendo il gioco di parole che si è costruito intorno ai due marchi controversi, in ambito comunitario si è così riconosciuta la precedenza temporale, anche in termini di uso, al marchio della Beer of Kings (“la birra dei sovrani”), così chiamata per essere stata apprezzata in passato da molti re rispetto alla King of Beers (“la sovrana delle birre”) così chiamata per gli alti volumi di vendita realizzati a livello globale.

Brutto colpo per la Anheuser-Busch Inc., alla quale non resta che bere lunghe sorsate della propria birra per dimenticare il marchio “Budweiser” in ambito comunitario.

Non a caso la cosiddetta brand strategy di Anheuser-Busch Inc. è sempre più indirizzata verso l’uso e il rafforzamento del marchio “Bud” per identificare il proprio prodotto…

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Creative Commons License Photo credit: by Chris_J via Flickr

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3 March, 2009

La trasgressione del licenziatario e la lingerie Dior: il caso Copad vs. Dior davanti alla Corte di Giustizia

lingerie-on-sale

Le attività di un licenziatario possono impattare sull’esaurimento comunitario del marchio avuto in licenza?

Se un licenziatario vende beni di lusso su canali non autorizzati dalla licenza, si può dire che l’immissione in commercio sia avvenuto senza il consenso del licenziante, titolare del marchio e che quindi l’esaurimento del marchio sul mercato comunitario non si sia realizzato?

A queste due domande la Corte di Giustizia ha risposto (nel caso C-59/08) pronunciandosi su una questione pregiudiziale sottopostale dalla Cour de Cassation di Parigi, originatasi dalla causa avviata dalla Christian Dior Couture nei confronti di una sua licenziataria che aveva venduto partite di lingerie a una società (Copad) specializzata nelle vendite di merce in saldo, violando quanto stabilito dal contratto di licenza con Dior.

Nelle conclusioni dell’avvocato generale Juliane Kokott (presentate il 3 dicembre u.s.)  si osserva come forme di commercializzazione “nocive” di marchi di lusso possano pregiudicarne la reputazione e, conseguentemente, la stessa qualità del marchio licenziato.

Non è tuttavia possibile stabilire a priori – osserva la Corte – se una vendita attraverso canali commerciali minori possa degradare la qualità del marchio licenziato in modo tale da ritenere tale vendita effettuata senza il consenso dello stesso licenziante.  Sarebbe così se si fossero effettivamente realizzate vendite massicce della lingerie a marchio Diora prezzi favorevoli e con campagne pubblicitarie, in molti centri specializzati nella vendita di partite a saldo“.

In pratica, Dior avrebbe potuto intervenire e bloccare merce in circolazione sul mercato comunitario – conclude la Corte – qualora le svendite effettuate dal proprio licenziatario in violazione del contratto di licenza si fossero concretamente realizzate in modo da ledere  la qualità del proprio marchio di lusso. Solo in tal caso, l’immissione in commercio della merce da parte del licenziatario non avrebbe esaurito il diritto sul marchio Dior nell’ambito comunitario.

La violazione di un contratto di licenza non basta di per sè ad escludere l’esaurimento comunitario del marchio licenziato: va fatta una valutazione caso per caso circa il tipo di violazione realizzata dal licenziatario.

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