IP Faber :: www.ipfaber.com

29 October, 2008

Copyright e opere degradate: perchè nascondersi dietro ad un thumbnail?

Filed under: copyright, internet, news — Tags: , , , , , — Eva Callegari @ 11:23 am

Creative Commons License Photo credit: Liquid Paper

Ci siamo chiesti come potrebbe essere deciso un caso giudiziario in Italia riguardante i thumbnails di Google quale quelli decisi negli Stati Uniti e in Germania (si veda il nostro post del 27 ottobre).

Che accadrebbe se uno degli autori delle infinite immagini pescate da Google nella rete alzasse la mano e protestasse contro la loro trasformazione in immagini-francobollo per utenti alla ricerca di immagini digitali?

La norma piuttosto dibattuta e non propriamente cristallina che è stata introdotta  con legge n. 2 del 9 gennaio 2008 regolamenta la pubblicazione in internet delle immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate” (e aggiunge il comma 1-bis all’art. 70 della legge sul diritto d’autore).

I thumbnail – a rigor di logica – dovrebbero appunto rientrare fra le “immagini a bassa risoluzione o degradate” cui si richiama il legislatore. Se così fosse, ne sarebbe consentita la libera pubblicazione in internet, a titolo gratuito, entro limiti ben definiti: per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non avvenisse a scopo di lucro.

Ed ecco che si ricade in uno dei consueti dilemmi che scaturiscono da internet: Google ha indubbiamente un ritorno economico dal traffico generato mediante i propri motori di ricerca. Lo scopo di lucro esiste ed è più che tangibile per Google, nella trasformazione in thumbnail delle immagini presenti in internet.

Ciò non toglie che chi pubblica immagini protette da copyright potrebbe non avere nulla in contrario a che gli utenti vedano tali immagini rimpicciolite, trattandosi questo di un passaggio che conduce gli utenti al sito dove in origine le immagini sono state volutamente e legittimamente pubblicate dai loro autori.

La semplificazione legislativa circa le utilizzazioni libere delle “immagini degradate” non considera quindi tutte le implicazioni pratiche legate all’uso di certe immagini degradate, inclusi gli interessi degli stessi titolari dei diritti.

Andrebbe allora forse raccolto anche nel nostro paese il suggerimento che dagli Stati Uniti Lawrence Lessig lancia con il suo libro “Remix”: quanto sta accadendo attraverso internet impone di riformare il diritto d’autore. Ciò non significa trascurare di tutelare le opere dell’ingegno, ma riformare, in modo legalmente competente, il sistema di copyright alla luce delle concrete esigenze e delle significative opportunità che la rete pone.

E’ forse inutile ostinarsi a nascondersi dietro un dito o, appunto, a un thumb nail.

(IP Faber: consulenza specialistica alle aziende, la cui materia prima è il copyright)

Advertisements

27 October, 2008

Thumbnails e copyright: dalla Germania venti di guerra per Google

Filed under: copyright, internet, IT, news, thoughts — Tags: , , , , , , , — Eva Callegari @ 9:46 am

Creative Commons License Photo credit: Cileke

I thumbnail – quelle immagini in formato ridotto che si ricavano da una qualsiasi ricerca per immagine in Google – violano il copyright di chi ha creato le immagine originarie e le ha pubblicate in Internet.

Così hanno sentenziato in primo grado i giudici tedeschi nell’ambito di due diverse controversie su questo tema. Google appellerà molto probabilmente queste decisioni. Nel frattempo, l’intero sistema Image Search di Google in Germania è in discussione.

Non potendo i motori di ricerca di Google selezionare quali immagini sono rese liberamente utilizzabili in internet e quali no, la scelta forzata cui si vedrà costretta Google, se queste decisioni non verranno riformate in secondo grado, sarà di ripensare, se non di rinunciare al proprio sistema di ricerca per immagini nel territorio tedesco.

Un caso analogo, iniziato negli Stati Uniti dai titolari del sito pornografico Perfect 10, ha portato a conclusioni opposte rispetto a quelle cui sono giunti i giudici tedeschi nei giorni scorsi: le immagini in miniatura che Google mostra ai propri utenti sarebbero – secondo la giurisprudenza d’oltreoceano – liberamente pubblicabili in internet. Rientrerebbero infatti nel cosiddetto fair use, ovvero in una di quelle ipotesi di libera utilizzabilità delle opere protette dal diritto d’autore che costituiscono un’eccezione al sistema delle esclusive derivanti dal copyright.

E in Italia? Che accadrebbe se uno degli autori delle infinite immagini pescate da Google nella rete alzasse la mano e protestasse contro la loro trasformazione in immagini-francobollo per utenti alla ricerca di immagini digitali?

(IP Faber: protezione e negoziazione di copyright per aziende e operatori professionali)

22 October, 2008

Moda e lusso: quale strategia di marchio vincerà? – Fashion and luxury: which brand strategy will win?

Filed under: dibattito, marchi, marketing, news, thoughts — Tags: , , , , , , , , , , — Eva Callegari @ 9:47 pm

Creative Commons License Photo credit: Projek7

Altagamma ha presentato ieri a Milano un rapporto annuale sull’andamento del mercato nel settore moda e lusso, con riferimento alle principali aziende che operano in questo settore quotate in borsa.

La crescita media delle vendite risulta più bassa rispetto all’anno passato (7.8%  vs. 10.5%). Le aziende di dimensioni maggiori (con un fatturato annuo superiore ai 5 mld. di euro) risentono meno dell’andamento negativo del mercato.

Dal punto di vista delle strategie di brand adottate vincono le aziende che hanno saputo implementare una brand-extension del proprio marchio in nuove categorie di prodotti e diversare geograficamente il proprio mercato di sbocco.

Non è stata invece sempre vincente la strategia multibrand di certe aziende, che hanno investito in fusioni e acquisizioni per acquisire marchi di società terze.

Si tratta di dati di un certo interesse per quelle aziende che pianificano una mirata strategia di marchio: meglio potenziare il proprio marchio e lavorare sulla base di accordi di cross-licensing e co-marketing che disperdersi nell’accumulazione di marchi che non si possono o sanno gestire al meglio ed opportunamente potenziare.

(IP Faber: consulenza sui marchi a 360° per aziende che mirano all’eccellenza)

Yesterday at Milan Altagamma – the association of Italian high-end companies – presented the annual monitor on worldwide market.

Regarding fashion and luxury market, the average sales growth is lower than last year (7.8%  vs. 10.5%). Companies having a turnover higher than 5 billion of euro per year do not suffer the negative market trend now affecting smaller companies.

Winning groups are expanding their brand to new products and geographical areas. On the other hand,  multi-brand strategy followed by certain companies have been proven to be unsuccessful.

The above report may be interesting for those companies which are leveraging a correct brand strategy: it is better strengthening a brand via cross-licensing and co-marketing than accumulating a trademarks portfolio.

(IP Faber: brand consulting at 360° to high-end companies)

10 October, 2008

Le windows sul cinema: alcune riflessioni aspettando Wall-e

Filed under: marketing, news, normativa, thoughts — Tags: , , , — Eva Callegari @ 7:18 am

© Photo Credit: Disney / Pixar

 E’ da vario tempo che le windows, quelle finestre che scandiscono temporalmente le modalità di sfruttamento delle opere cinematografiche (prima nelle sale, poi in home-video ed infine in tv, a pagamento e in chiaro) non sono più specificamente definite nella loro estensione dalla legge, così come accadeva con la legge 153/94.

In via contrattuale esse hanno tuttavia continuato ad esistere, frammentandosi e moltiplicandosi, in conseguenza dell’evolversi della tecnologia e delle conseguenti modalità di sfruttamento degli stessi film.

Se un tempo esistevano solo le tre/quattro tradizionali modalità di fruizione ricordate appena sopra, successivamente esse si sono spostate attraverso diversi piani e canali di utilizzo: al videonoleggio tradizionale si è affiancato il video on demand e il digital download, alla tv in chiaro si è aggiunta la pay-tv e la pay per view, e così via.

La Direttiva 2007/65/CE, che ha modificato la Direttiva “Televisione Senza Frontiere” 89/552/CEE, prevede in tema di windows che gli Stati membri assicurino “che i fornitori di servizi di media soggetti alla loro giurisdizione non trasmettano opere cinematografiche al di fuori dei periodi concordati con i titolari dei diritti“.

Viene quindi confermato il principio secondo cui spetta ai titolari dei diritti d’autore sul film di stabilire contrattualmente gli intervalli temporali di sfruttamento dei film attraverso i vari canali di fruizione.

Di paese in paese, si possono inquadrare comuni intervalli temporali di sfruttamento delle opere cinematografiche. Questi intervalli rappresentano più che altro delle ricorrenze negli usi contrattuali che regole uniformemente volute tali dai titolari dei diritti.

Tant’è che recentemente il mercato ha dimostrato che le windows non necessariamente costituiscono l’unico modo per massimizzare il profitto sullo sfruttamento di un film e si stanno esplorando nuove strategie. Non è detto – ad esempio – che il fruitore del film, se già possa disporre del film in video on demand, rinunci alla sua visione nelle sale cinematografiche.

Addirittura, negli Stati Uniti si sono fatti esperimenti di lancio contestuale di un film su più canali di fruizione e si è visto come i margini di profitto siano comunque positivi, nonostante l’interferenza fra i diversi utilizzi del film in corso.

Ciò significa che – per ora – dovremo aspettare alcuni mesi prima di poter acquistare Wall-e, ultimo nato dalla produzione Disney-Pixar (in uscita nelle sale il prossimo 17 ottobre), per una nostra visione casalinga.

Per il futuro, ci potrà forse capitare di uscire da una sala cinematografica avendo visto il nuovo RatatouilleET o Pirati dei Caraibi e di poter decidere di acquistare subito la nostra copia del film appena visto, magari loggandoci in Internet con un codice acquistato al botteghino con il prezzo del biglietto cumulativo sala+copia personale..

(IP Faber: licensing and managing copyright is our business. Contact us)

9 October, 2008

Ricerca e Innovazione: finanziare (e non solo) per crescere

 

Creative Commons License Photo credit: source

Un paese che non si cura dell’innovazione, non può stupirsi di essere fermo, nè può sperare in una crescita negli anni a venire.

Per incentivare l’innovazione, occorre dare slancio alla ricerca. Per dare slancio alla ricerca, bisogna fare sì che i finanziamenti alla ricerca raggiungano l’obbiettivo per cui sono stati erogati e non si disperdano in percorsi paralleli di difficile identificazione e dubbia finalità. Equazione tanto  semplice a dirsi, quanto difficile ad attuarsi.

Nel settore biomedico, le regole di ripartizione dei fondi alla ricerca varate nei giorni scorsi dal ministero del Walfare di concerto con quello dell’Istruzione, Università e Ricerca (valide a partire dal 2009) sono improntate alla volontà di assegnare i fondi a progetti specifici (e non genericamente a istituti di ricerca), raccolti in un’unica lista nazionale ed esaminati da panel (gruppi di esperti) appositamente designati fra studiosi e ricercatori unicamente stranieri.

Il coro di commenti che hanno accolto con favore queste “nuove” regole intona una litania che nuova non è: nel nostro paese il sistema di ripartizione dei fondi non premia i giovani, che stanno ai rami più sottili e lontani del grande albero da cui ha origine la linfa del finanziamento alla ricerca; quelli più eroici resistono (e spesso fanno la fame), i più vanno a lavorare in altri paesi.

Significativo è il dato (riportato dal Corriere della Sera del 4 ottobre scorso) che vede solo 38 progetti italiani finanziati dal Consiglio Europeo della Ricerca sui 9.167 globalmente esaminati. E ancora più significativo è il fatto che solo il 4 % dei progetti italiani vagliati a livello comunitario si sarebbe concretamente sviluppato in Italia: tutti gli altri richiedenti italiani già indicavano in domanda di avere scelto di sviluppare il proprio progetto all’estero.

Se questo è il quadro, la domanda che provocatoriamente si pone IP Faber è questa: se l’innovazione è la base per fare marciare l’economia (e l’imprenditoria) di un paese, perchè allora – oltre a preoccuparci (pur correttamente) dei finanziamenti alla ricerca – non studiare altresì dei meccanismi che facciano dialogare l’imprenditoria e il settore della ricerca, attraverso incentivi fiscali o programmi di cooperazione fra il sistema imprese e il sistema della conoscenza?

(IP Faber affianca le imprese nel fare innovazione e offre consulenza strategica mirata in materia brevettuale)

Right 2 Create: dedicato ai creativi, agli autori e ai musicisti

Filed under: intellectual property, internet, news — Tags: , , , — Enrico @ 3:50 pm

 Stiamo per finire la seconda versione di www.right2create.com, un sito che abbiamo immaginato fin dal suo inizio (4 anni fa) come un punto di riferimento per chi ha bisogno di informazioni semplici ma utili sul diritto d’autore, le licenze, le liberatorie, il diritto alla privacy e all’immagine, il copyright

Right 2 Create è il nostro contributo a una società proiettata nel futuro e alla conoscenza condivisa in rete. Non solo abbiamo cercato di spiegare concetti complessi in modo semplice, ma abbiamo anche messo online una libreria di atti e documenti che altrimenti non sono reperibili in rete, e a un costo minimo.

I soldi dei file da scaricare ci aiuteranno a pagare i costi per l’hosting del dominio http://www.right2create.com e per lo sviluppo e la gestione del sito web. 

Right 2 Create mette a disposizione di tutti una introduzione alle tematiche in diritto d’autore più importanti e cruciali, divise in tre sezioni:

– cosa è la proprietà intellettuale e di cosa si occupa (introduzione al diritto d’autore, ai marchi e al diritto d’immagine)

– cosa si vuole tutelare nella propria attività  (testi, design, logo, immagine, musica, opere multimediali, format TV e pubblicità)

– come ci si può tutelare (modelli di liberatoria, accordi di riservatezza, disclaimer, cessioni e diffida

Inoltre si possono scaricare diversi modelli di documenti, pagando una somma minima via internet (carta di credito o paypal): i modelli sono stati studiati da noi, sono in formato testuale, sono curati nel design e corredati da note esplicative.

Vorremmo anche creare un forum dedicato a tutti coloro che hanno bisogno di una mano in questo campo e che possano condividere tra loro le reciproche esperienze in materia di diritti relativi ai loro libri, alla loro musica, alle opere figurative… ma per fare questo abbiamo bisogno della vostra collaborazione, quindi scriveteci sul sito di Right 2 Create per darci le vostre opinioni.

Se avete bisogno o se siete magari dei semplici curiosi vi invitiamo a dare un’occhiata a http://www.right2create.com, sperando che vi possa aiutare a farvi capire e a gestire meglio le vostre idee, e sfruttarle magari economicamente.

(IP Faber aiuta le aziende a gestire marchi, brevetti e diritto d’autore, Right2Create cerca di fare lo stesso con i creativi

8 October, 2008

YouTube lancia click-to-buy con Amazon e Apple: arriva l’ecommerce personalizzato

Filed under: internet, IT, news — Tags: , , , — Enrico @ 6:38 pm

Creative Commons License Photo credit: Shawnblog

 E così anche YouTube (acquistata nel 2006 da Google) inaugura una nuova strategia commerciale. Da oggi si avvicina all’e-commerce e lancia click to buy, un nuovo sistema di gestione di link (relativi ai video mostrati agli utenti) che portano ai suoi partner commerciali, per ora solo Amazon (videogames video e musica) e Apple (musica e video), ma in futuro ne sono attesi molti altri.

Il blog di You Tube spiega bene la visione e l’implementazione della nuova strategia commerciale, che dovrebbe portare a una “broad, viable eCommerce platform for users and partners on YouTube” secondo una logica in grado di aiutare i “partners across all industries — from music, to film, to print, to TV —  offer useful and relevant products to a large, yet targeted audience, and generate additional revenue from their content on YouTube beyond the advertising we serve against their videos”.

Il gigante dei video condivisi online parla chiaramente di tutte le industrie dei media (dalla stampa, alla musica ai film alla tv) e di un modello di business che va oltre la semplice pubblicità. E’ il momento dell’ ecommerce  customizzato. E delle grandi alleanze tra i protagonisti di internet per vendere online i loro prodotti. Alleanze dettate dalla convergenza dei reciproci interessi e dalla necessità di recuperare i costi degli investimenti nelle infrastrutture compiuti negli anni passati.

Non è un caso poi che la prima alleanza sia stata fatta da tre operatori tra i protagonisti del download multimediale di file protetti da copyright, tre protagonisti che hanno fortemente creduto (e investito) nelle tecnologie, nelle persone e nei data center in grado di gestire continuamente il download di Terabyte di dati, tre aziende pioniere nella costruzione di nuovi mercati legati alla proprietà intellettuale, alle licenze e al copyright

Del resto l’acquisizione di YouTube nel 2006 è stata molto onerosa e la gestione della piattaforma tecnologica del servizio (data center + banda) deve avere costi altissimi, anche per Google. Era necessario quindi trovare prima o poi un modo per monetizzare il successo  di http://www.youtube.com e concretizzarne il vantaggio competitivo.

Purtroppo i termini degli accordi con Amazon e Apple non sono stati divulgati.

(IP Faber aiuta le aziende a gestire gli asset immateriali, siano essi concentrati su internet, media, tv o stampa)

The Pirate Bay non è più pirata! (in Italia)

Filed under: copyright, dibattito, intellectual property, internet, news, normativa — Tags: , , — Enrico @ 10:20 am

Creative Commons License Photo credit: Earcos

 Ringraziamo il giurista Francesco Paolo Micozzi che sul sito Circolo dei giuristi telematici ha riportato un abstract delle motivazioni della decisione che ha portato al “dissequestro” di The Pirate Bay in Italia.

Desidero ricordare che la decisione (che ha riscosso molti applausi o molte critiche a seconda dei punti di vista) è fondamentalmente il risultato degli sforzi della difesa di The Pirate Bay da parte di un team composto di due avvocati, Gian Battista Gallus e Francesco Micozzi, e un esperto informatico, Matteo Flora (in qualità di CT, consulente tecnico).

Il caso The Pirate Bay ha appassionato sia i quotidiani che molte testate online e migliaia di italiani, fedeli utenti della baia. In sostanza, le autorità giudiziarie avevano impedito la visita al sito italiano di Pirate Bay, imponendo l’oscuramento dei relativi indirizzi IP (nomi di dominio + indirizzo IP statico).

Chiaro che con l’utilizzo di proxy si potesse aggirare il problema, ma la questione è stata portata nelle aule giudiziarie da The Pirate Bay, che alla fine ha vinto una piccola (grande) battaglia.

Riportiamo quindi quanto deciso dal Tribunale di Bergamo con la decisione dello scorso 3 ottobre, e di cui si conoscono ora le motivazioni, che ha ribaltato la decisione del GIP sul sequestro preventivo del sito web www.thepiratebay.org

Potete trovare un post di Francesco Micozzi con l’abstract completo, che indica quale punto saliente delle motivazioni la “impossibilità di configurare un provvedimento di sequestro come quello posto in essere in quanto produce l’effetto di sovvertire natura e funzione del sequestro preventivo conosciuto dal nostro Ordinamento”.

###########################

Repubblica Italiana – Tribunale di Bergamo

ordinanza di accoglimento di riesame avverso sequestro preventivo  art. 324 c.p.p. 


premesso
che, su richiesta del Pubblico Ministero, in data 1.8.2008 il GIP di Bergamo disponeva il sequestro preventivo del sito web 
www.thepiratebay.org, disponendo che i fornitori di servizi internet (Internet Service Provider) e segnatamente i provider operanti sul territorio dello Stato italiano inibiscano ai rispettivi utenti – anche a mente degli artt. 14 e 15 del Decreto Legislativo n. 70 del 9.4.2003 – l’accesso:
all’indirizzo 
www.thepiratebay.org; ai relativi alias e nomi di dominio presenti e futuri, rinvianti al sito medesimo; all’indirizzo IP statico 83.140.176.146, che al momento risulta associato ai predetti nomi di dominio, e ad ogni ulteriore indirizzo IP statico associato ai nomi stessi nell’attualità ed in futuro;

ritenuto
che non può allo stato revocarsi in dubbio la sussistenza del fumus delicti (quantomeno secondo la tipicità dell’art. 171 co. 1 lett. a bis) L. 633/41), alla luce di quanto evidenziato dalla Guardia di Finanza, che riferisce di un elevatissimo numero di contatti al sito in questione registrati sul territorio nazionale (in termini di alcune centinaia di migliaia);
che tali contatti, per specificità, l’evidenza e l’ampiezza dell’offerta contenuta nel sito oggetto di cautela, devono essere ragionevolmente ricondotti, almeno in una significativa parte, all’acquisizione in rete di beni protetti dal diritto di autore, in violazione delle norme a presidio dello stesso;
che in proposito a nulla rileva il fatto che tali beni non siano nella diretta disponibilità degli indagati, ma collocati in archivi contenuti in apparecchi elettronici di altri soggetti, dal momento che solo le informazioni contenute nel sito in questione (nel quale si trovano le chiavi per accedere agli archivi di cui sopra e attingerne direttamente documenti) consentono la realizzazione di quei contatti in numero esorbitante cui fa riferimento la Guardia di Finanza;
che in tale contesto risulta del tutto evidente come gli indagati, attraverso il sito 
www.thepiratebay.org, quantomeno mettano a disposizione del pubblico della rete opere dell’ingegno protette, condotta astrattamente rispondente alla tipicità dell’art. 171 citato;
che, riconosciuto il fumus per come esposto, deve altresì affermarsi la sussistenza del periculum, dovendosi in proposito osservare che l’elevatissimo numero di connessioni rilevate induce a ritenere in via probabilistica (valutazione del tutto compatibile con il carattere della delibazione cautelare) l’attualità della commissione del delitto ipotizzato;
che, atteso il concreto atteggiarsi del fatto come sopra tratteggiato, all’affermazione della sussistenza di fumus e periculum, deve conseguentemente affermarsi anche la sussistenza della giurisdizione italiana;

considerato
che occorra ora esaminare il profilo inerente alla falsa applicazione dell’art. 321 c.p.p., che, in quanto attinente al merito, ha natura assorbente degli ulteriori profili eccepiti;

ritenuto
che le misure cautelari – e segnatamente i sequestri, secondo l’ordinamento processuale penale – hanno carattere di numerus clausus, non conoscendo il codice di rito un istituto atipico quale quello di cui all’art. 700 c.p.c.;
che di conseguenza non è giuridicamente possibile emettere sequestro preventivo al di fuori delle ipotesi nominate per le quali l’istituto fu concepito;
che il sequestro preventivo ha una evidente natura reale (come peraltro fatto palese dallo stesso nomen iuris del genere al quale esso appartiene), in quanto si realizza nell’apposizione di un vincolo di indisponibilità sulla res, che sottrae il bene alla libera disponibilità di chiunque;
che dunque l’ambito di incidenza del sequestro preventivo deve essere ristretto alla effettiva apprensione della cosa oggetto del provvedimento;

considerato
che il decreto censurato ha il contenuto di un ordine imposto dall’Autorità Giudiziaria a soggetti (allo stato) estranei al reato, volto ad inibire, mediante la collaborazione degli stessi, ogni collegamento al sito in questione da parte di terze persone;
che tale decreto (pur astrattamente in linea con la previsione degli artt. 14 e ss. D.L.vo 70/03), lungi dal costituire materiale apprensione di un bene, si risolve in verità in una inibitoria atipica, che sposta l’ambito di incidenza del provvedimento da quello reale – come detto ambito proprio del sequestro preventivo – a quello obbligatorio, in quanto indirizzato a soggetti indeterminati (i cd. provider), cui è ordinato di conformare la propria condotta (cioé di non fornire la propria prestazione), al fine di ottenere l’ulteriore e indiretto risultato di impedire connessioni al sito in questione;

ritenuto
che l’uso del tipo di cui all’art. 321 c.p.p., quale inibitoria di attività, non può però essere condiviso, in quanto produce l’effetto di sovvertirne natura e funzione, di talché il sequestro deve essere annullato;

annulla

il decreto di sequestro preventivo emesso in data 1.8.2008 dal GIP di questo Tribunale.

###########################

(tratto da Circolo Giuristi Telematici)

Dal punto di vista legale, le cose sono (abbastanza) pacifiche e nette: annullamento di un sequestro, che come tale ha natura reale e non obbligatoria, in quanto utilizzato come inibitoria atipica, e quindi impropria.

Dal punto di vista pratico ora gli utenti possono raggiungere serenamente le pagine della baia pirata, anche senza utilizzare i servizi di proxy.

Dal mio punto di vista invece il caso Pirate Bay va oltre le semplici implicazioni giuridiche, e vorrei riassumerne 3 che mi sembrano notevolmente importanti.

La piattafroma giuridica è per certi versi non congruente con quella informatica, per cui spesso ci sono “inesattezze” ed errori applicativi che possono essere individuati, esaminati e risolti grazie allo sforzo congiunto di persone che operano a mezzo tra i due sistemi: la diretta conseguenza è che per gestire al meglio la materia del diritto industriale legato all’IT è bene affidarsi a chi li conosce bene e sa come muoversi.

Il caso The Pirate Bay in Italia non è il primo e non sarà l’ultimo a vedere implicate questioni delicate riferibili  all’uso e abuso su internet della proprietà intellettuale (e in futuro probabilmente alle libertà personali), ma sicuramente rimane un caso importante che entrerà nella giurisprudenza più seguita per le technicalities discusse e l’impostazione sposata.

La tecnologia pone, e porrà sempre di più in futuro, delle grandi sfide ai nostri sistemi giuridici e a chi si occupa di queste tematiche, innescando una (ci auguriamo) virtuosa spinta verso l’innovazione e la corretta applicazione della disciplina .

Alla fine di tutto, rimane una mia personale soddisfazione per una materia che  ogni giorno ci regala spunti interessanti su cui riflettere e nuove sfide professionali. 

(IP Faber mette allo stesso tavolo conoscenze e professionalità diverse per risolvere problemi e trovare soluzioni innovative nel campo della proprietà intellettuale)

Nielsen bacchetta Wikipedia: quando un elenco non è un semplice elenco?

Creative Commons License Photo credit: Aldoaldoz

Fra Wikipedia e l’agenzia statistica Nielsen avrebbe potuto sorgere una vera e propria causa nel corso delle passate settimane. Wikipedia ha invece preferito obbedire all’ordine di Nielsen, eliminando più di trecento pagine della propria sezione inglese, senza rischiare di dilungarsi in una complicata vertenza.

Nonostante ciò, il caso lascia spazio ad alcune riflessioni.

Facciamo un passo indietro: l’agenzia inglese Nielsen Research Media il mese scorso invia un cosidetto “DMCA order“, cioè un ordine emesso sulla base del Digital Milleniun Copyright Act (legge sul copyright digitale) alla Wikipedia inglese, affermando che quest’ultima avrebbe violato i diritti di copyright dell’agenzia Nielsen su un elenco di stazioni televisive staunitensi creato da Nielsen e basato su un determinato criterio di ripartizione geografica.

La prima riflessione riguarda l’uso dei “DMCA order“, strumento di enforcement che viene sempre più utilizzato su un piano sovranazionale e nella prassi rispettato come tale dalle aziende che operano professionalmente su Internet. Non è un caso che la stessa Google traduca anche nel nostro paese l’invito ad inviare la “notifica di presunta violazione di copyright” secondo la forma suggerita dal Digital Millenium Copyright Act e ne richiami il testo attraverso il link diretto al sito web dell’Ufficio copyright degli Stati Uniti.

La seconda riflessione riguarda la particolare tutela di copyright che immaginiamo possa sottendersi a questo caso (l’order di Nielsen non è stato reso pubblico e possiamo limitarci a delle supposizioni): è probabile che Nielsen si sia richiamata ad una tutela di diritto d’autore sulla propria banca dati.

E’ questo uno dei casi (rari) in cui è probabile si sia rivendicata un’esclusiva su un data base: tale tutela è prevista qualora un elenco, un catalogo sia caratterizzato da un criterio originale di selezione, organizzazione e classificazione dei dati in esso contenuto.

Sia la legge inglese (secondo le Copyright and Rights in Databases Regulations del 1997, entrata in vigore il 1° gennaio 1998), sia le leggi dei vari paesi EU (che hanno recepito la Direttiva 96/9) riconoscono tale genere di protezione.

Occorre tuttavia ricordare che la protezione di una banca dati dà tutela esclusiva al “contenente” data base e non al contenuto: ciò che non può essere copiato da terzi è quindi il sistema di organizzazione dei dati, se e quando tale sistema sia originale, e non i dati in sè stessi.

Questo caso insegna che un elenco può quindi – talora – non essere semplicemente un elenco.

(Il lato innovativo della tua azienda è sufficientemente protetto? Chiedi ad IP Faber di fare un IP check up!)

7 October, 2008

Licenza e copyright: legenda e simboli

Filed under: copyright — Tags: , , , , — Enrico @ 9:52 am

Creative Commons License Photo credit: A. Diez Herrero

In relazione alla diverse tipologie di diritti di proprietà intellettuale, esistono ormai una moltitudine di licenze standard.

Molto spesso la gente fa confusione fra i simboli che si usano a livello internazionale per segnalare l’esistenza di diritti di proprietà intellettuale o non sa come indicare correttamente le licenze standard.

Negli interessi del consumatore e dei creativi o di chi si confronta con marchi e copyright o si serve delle licenze standard su questi diritti, pubblichiamo una piccola guida utile alla loro comprensione e al loro uso. In aggiunta a questo chiunque può leggere brevemente quanto scritto nel sito www.right2create.com che mette a disposizione di tutti in modo divulgativo le informazioni di base sui marchi e sulle licenze

© (“C” dentro un cerchio) indica diritto d’autore, copyright: l’opera è protetta secondo le leggi sul diritto d’autore

™ (“TM” scritto come apice) indica marchio depositato (dall’inglese trade mark), quindi un marchio (segno distintivo) utilizzato nel commercio, ma che pur essendo già stato depositato, non è ancora stato registrato. Talora in commercio si può osservare l’indicazione del simbolo TM anche solo per rivendicare un diritto esclusivo su un marchio usato, ma non ancora registrato: in realtà, bisogna ricordare che un marchio puramente usato (detto marchio di fatto) dà diritto ad un’esclusiva entro limiti ben precisi.

® (“R” dentro un cerchio) indica marchio registrato, quindi se ne può fare uso in quanto gli uffici competetenti hanno accettato il marchio, la legge stabilisce limiti e principi di tale uso

Creative Commons License (“CC” dentro un cerchio) indica licenza di Creative Commons, una particolare serie di licenze (vedi questo link per ulteriori specifiche) che consente un utilizzo libero in tutto o in parte dell’opera (sia essa figurativa, testuale, software o altro)

(IP Faber può aiutarti a tutelare le tue opere e i tuoi prodotti, musica, testi, foto e media)

Older Posts »

Blog at WordPress.com.