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23 July, 2007

I segreti Ferrari: quando il know-how industriale fa gola..

Filed under: brevetti, news — Eva Callegari @ 10:21 pm

Le “preziose” carte che da casa Ferrari sarebbero passate alla Mac Laren-Mercedes ha trasformato in un giallo avvincente un tema che riguarda tutte quelle aziende che dispongono di Intangible Assets, dei cosiddetti beni immateriali o di proprietà intellettuale.

ferrari13.jpg Solitamente nel confronto fra la protezione degli asset immateriali brevettuale o attraverso una tutela del segreto si consiglia di propendere verso la prima, essendo i Trade Secrets vulnerabili non solo per loro intrinseca natura, ma anche per la difficoltà di portare in un giudizio la prova concreta della loro violazione.

Al contrario, in questo caso – avviatosi con un esposto penale alla Procura della Repubblica di Modena – sembrerebbe che la Ferrari sia riuscita a disporre di un apparato probatorio documentale convincente, grazie anche ad un favorevole gioco della sorte: il passaggio del dossier tecnico segreto dalla Ferrari alla Mac Laren sarebbe transitato attraverso una copisteria britannica, il cui proprietario – appassionato Ferrari – avrebbe segnalato via email a Modena quanto gli era stato richiesto di fare.

Il 26 luglio prossimo, i responsabili della Mac Laren si dovranno presentare a Parigi dinanzi ai vertici FIA per violazione dell’art. 151 (c) dell’International Sporting Code, il quale punisce “ogni condotta fraudolenta o atto che rechi pregiudizio agli interessi di qualsiasi competizione sportiva o degli sport automobilistici in genere”.

Qualora la federazione internazionale automobilistica dovesse riconoscere la responsabilità della Mac Laren per i fatti contestati da Modena, la posta in gioco non sarà data solo da possibili sanzioni disciplinari a carico della casa automobilistica inglese, ma potrebbero anche prefigurarsi successive domande risarcitorie, presso le competenti sedi civili, per danni di non lieve entità.

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4 July, 2007

Le licenze Walt Disney alla ricerca di nuovi segmenti di mercato

Filed under: marchi, marketing, news — Eva Callegari @ 10:51 pm

ratatouillejpg.jpg

Alcuni giorni fa Jim Fielding, vice presidente esecutivo vendite internazionali e marketing della Walt Disney ha spiegato alla stampa che la società che rappresenta sta pianificando un’espansione delle proprie licenze verso nuove aree di mercato.

Già si è visto un primo accenno di questa tendenza lo scorso autunno, con il lancio sul mercato statunitense di una linea di arredo per la casa e per l’ufficio ispirata agli arredi utilizzati da Walt Disney negli anni ’50 per la propria abitazione ed ufficio, prodotta dalla Drexel Heritage su licenza Disney.

A partire dal prossimo autunno, i marchi non figurativi della Disney verranno utilizzati per identificare una linea di illuminazione da interni prodotta da Minka Group, una linea di articoli per il bagno e per il letto realizzati da Dan Diver ed infine arriverà sul mercato una serie di articoli per la tavola, scherzosi, prodotti da Zak Design.

Si prospetta un incremento dell’uso dei marchi Disney non figurativi, non necessariamente legati ai personaggi Disney, ma identificativi della casa di produzione statunitense. A questo si aggiunge una ricerca di nuovi target: non più solo i bambini, tradizionali “consumatori” dei prodotti Disney, ma anche gli adulti, attraverso un orientato verso prodotti diversi dai tradizionali gadgets Disney.

Fra non molto, dice il responsabile Disney, potremo bere uno chardonnay che si chiamerà Ratatouille, topo francese con abilità da grande chef, protagonista del prossimo film di animazione realizzato dall’accoppiata Walt Disney/Pixar (nella foto).  O ancora per l’inverno 2008 potremo indossare una linea di jeans che si chiamerà Disney Jeans.

Questa strategia relativa ai marchi Disney sembra derivare da due diverse, ma combinate motivazioni.
La prima è più che altro di marketing: come dice Jim Fielding, il fatto che i tradizionali consumatori dei personaggi Disney, via via che passa il tempo, invecchino, porta con sé una naturale capacità espansiva di questi marchi verso prodotti destinati ad un pubblico anche adulto.
La seconda è invece data da un’ottima capacità della Disney di gestire il proprio portafoglio marchi , in modo da moltiplicare le licenze segmentando più volte i medesimi marchi su molteplici categorie merceologiche.

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