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27 June, 2007

You Tube: broadcast yourself…

Filed under: copyright, dibattito, internet, IT — Enrico @ 6:25 pm

… and watch (only) our videos!

La mission dell’azeinda è tutta qui, basta leggerla nell’abstract del sito web e dei suoi meta tags: “Hosts user-generated videos. Includes network and professional content”
Se questo è You Tube, è bene che le major (del video) si rimbocchino le maniche, altrimenti, come diceva Campo Dall’Orto, tra poco saranno fuori dal business.

YouTube, con il suo successo planetario, ha sparigliato le carte e cambiato le regole del gioco. E Google ha fatto bene ad acquisirla. Ora, piano piano, la sta riportando nel lecito, ma You Tube, da fenomeno sociale e di costume, sta diventando sempre più un protagonista importante della nuova realtà multimediale legata a Internet.

La protezione dei contenuti e la tutela del copyright, quindi la trasmissione lecita di programmi audio video, è divenuta in pochi mesi un punto di riferimento fondamentale per diverse aziende che operano su Internet, e che sono coscienti del fatto che Internet non è e non può essere il far west senza leggi delineato da qualcuno.

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12 June, 2007

I falsi Vuitton, Gucci e Prada viaggiano per e-commerce

Filed under: marchi, news — Eva Callegari @ 10:43 pm

images-3.jpgimages-1.jpgimagesgucci2.jpegMaxisequestro della Guardia di Finanza nei giorni scorsi nei due principali areoporti romani: direttamente dai mercati asiatici sono state bloccate merci contraffatte per un valore superiore a 3 milioni di euro. False merci di lusso a marchio Vuitton, Gucci, Prada, Hermes, Mont Blanc, ma anche joysticks per Play Station 2, Apple iPod contraffatti, giochi per Game Boy e addirittura lamette Gilette false.
Assolutamente peculiare – rispetto a quanto accade solitamente – il canale di smercio cui era destinata questa merce contraffata: dai 6 mesi di indagine che hanno preceduto questo sequestro, è infatti emerso che vi erano più di 500 persone coinvolte nella rivendita di queste merci, pronte a commercializzare su internet questi prodotti, una volta arrivati in Italia, attraverso siti web costruiti ad hoc. Non più quindi solo bancarelle o ambulanti non autorizzati per rivendere il falso “di lusso”, ma sempre più sofisticate forme di e-commerce per il mercato della contraffazione.

4 June, 2007

Quando la musica sa di menta..

Filed under: copyright, internet, IT — Eva Callegari @ 11:37 am

erbe-menta.jpg Si è molto dibattuto nei giorni scorsi del caso Peppermint, che ha riportato all’attenzione della stampa il dilemma dell’uso della musica online e dei limiti che possono sorgere in ragione dei vari soggetti interessati e dei relativi diritti coinvolti: chi dispone del copyright sulla musica, chi offre servizi di Internet Service Provider e chi scambia la musica in rete e viene monitorato via web.
Peppermint Jam Records Gmbh è società discografica di Hannover che si è mossa a tutela dei propri diritti d’autore musicali. Logistep, società svizzera che monitora per conto terzi attività di “copiatura non autorizzata” di files in rete, con appositi software di scouring ha scovato varie attività non consentite riguardanti file musicali scambiati per P2P, ritenendole lesive dei diritti di Peppermint.
Fra gli utenti scoperti da Logitep, quasi 4.000 erano italiani, identificati a seguito di un procedimento cautelare che Peppermint ha avviato a Roma, da cui è scaturito l’ordine a Telecom – l’ISP interessata – di fornire i nominativi degli utenti cui corrispondevano gli indirizzi IP individuati da Logistep. Questa ordinanza è in un certo senso una novità: deriva dalle recenti modifiche al codice di proprietà industriale, che permettono di risalire alle informazioni riguardanti chi viola “a monte” o “a valle” diritti di proprietà intellettuale, attraverso ordini emanati nei confronti di soggetti “intermedi”, detentori di queste informazioni.
I quasi 4.000 italiani coinvolti si sono quindi visti recapitare delle lettere di diffida, dallo studio legale tedesco Mahlknecht & Rottensteiner, nelle quali si proponeva loro una soluzione transattiva (attraverso l’eliminazione dei file “piratati” e la corresponsione di una somma a copertura delle spese legali sostenute).
Ora, da un lato i titolari di copyright vedono in questo meccanismo una possibile via per bloccare le copie non autorizzate di files che viaggiano in condivisione in rete per P2P. Dall’altro lato, le associazioni dei consumatori (quali Adiconsum) e lo stesso Garante della Privacy esprimono dubbi su come si siano utilizzati i dati personali dei navigatori coinvolti nel caso Peppermint.

(IP Faber ringrazia A. Varvara per la segnalazione di questa notizia)

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