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	<title>IP Faber :: www.ipfaber.com &#187; IT</title>
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	<description>An intellectual view on Innovation, Law, Technology, User Experience and Business.</description>
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		<title>IP Faber :: www.ipfaber.com &#187; IT</title>
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		<title>Facebook fa un passo indietro sui TOS, ma qualche punto interrogativo resta..</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Feb 2009 15:46:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eva Callegari</dc:creator>
				<category><![CDATA[IT]]></category>
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		<category><![CDATA[facebook copyright privacy Terms of Services]]></category>

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		<description><![CDATA[All&#8217;inizio di questo mese di febbraio Facebook ha variato alcune previsioni delle proprie condizioni generali di utilizzo, i cosiddetti TOS (Terms of Services).
Si sa, chi si iscrive ad una web community raramente si cura di leggere da cima a fondo le regole che determinano le modalità di utilizzo degli strumenti  di cui si servirà nella [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ipfaber.wordpress.com&blog=679888&post=621&subd=ipfaber&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignleft size-full wp-image-636" title="ovi-coloured" src="http://ipfaber.files.wordpress.com/2009/02/ovi-coloured.jpg?w=500&#038;h=292" alt="ovi-coloured" width="500" height="292" />All&#8217;inizio di questo mese di febbraio <a href="http://www.facebook.com/">Facebook</a> ha variato alcune previsioni delle proprie condizioni generali di utilizzo, i cosiddetti <a href="http://www.facebook.com/terms.php?locale=en_US">TOS (Terms of Services)</a>.</p>
<p>Si sa, chi si iscrive ad una web community raramente si cura di leggere da cima a fondo le regole che determinano le modalità di utilizzo degli strumenti  di cui si servirà nella community o dei contenuti che scambierà con altri appartenenti alla community.</p>
<p>Questa generale disattenzione potrebbe non essere priva di rischi.</p>
<p>Immaginiamo di caricare delle fotografie nel proprio personale album di <a href="http://www.facebook.com/">Facebook</a>, di condividere video con la propria cerchia di amici appartenenti alla community e così via..</p>
<p>Quello che si legge oggi nei <a href="http://www.facebook.com/terms.php?locale=en_US">Terms of Service</a> di <a href="http://www.facebook.com/">Facebook</a> è questo (traduciamo i soli <a href="http://www.facebook.com/terms.php?locale=en_US">TOS</a> che hanno valore legale, quelli della versione statunitense, essendo<a href="http://www.facebook.com/terms.php?ref=pf"> la traduzione italiana</a> lacunosa, imprecisa e comunque non facente testo per gli users italiani):</p>
<p>&#8220;<em>Caricando contenuti in qualsiasi parte del sito, tu automaticamente concedi a Facebook, garentendo di avere il diritto di farlo, una <strong>licenza irrevocabile, perpetua, non esclusiva, transferibile, integralmente pagata, valida per il mondo intero</strong> (con il diritto di sublicenziare) ad usare, riprodurre, eseguire e mostrare al pubblico, rielaborare, tradurre, estrarre (integralmente o parzialmente) e distribuire tali contenuti per qualsiasi finalità, commerciale, promozionale o di altro genere, in relazione a Facebook e per la sua promozione, al fine di ottenere opere derivate dai contenuti caricati, al fine di inserire tali contenuti in altre opere e al fine di concedere sublicenze a terzi dei diritti precedentemente indicati.</em>&#8220;</p>
<p>&#8220;<em>Tu puoi cancellare in qualsiasi momento i contenuti che hai caricato su Facebook. Se sceglierai di rimuovere tali contenuti, la licenza concessa a Facebook  avrà automaticamente termine, pur riconoscendo tu a Facebook il diritto di conservare in archivio copia dei contenuti che hai caricato sul sito.</em>&#8220;</p>
<p>Questa ultima frase, il 4 febbraio scorso era scomparsa dalle <a href="http://www.facebook.com/terms.php?locale=en_US">Condizioni di Utilizzo</a> di <a href="http://www.facebook.com/">Facebook</a>, con il risultato di trasformare la licenza sui contenuti caricati dagli utenti in rete in una <strong>cessione gratuita</strong> a <a href="http://www.facebook.com/">Facebook</a> dei contenuti caricati, per sua natura <strong>definitiva</strong> e senza limiti.</p>
<p>La modifica ai <a href="http://www.facebook.com/terms.php?locale=en_US">TOS  (Terms of Services)</a> non è passata sotto silenzio, ma ha scatenato polemiche fra gli utenti della rete, muovendo addirittura l&#8217;<a href="http://epic.org/">EPIC, Electronic Privacy Information Center</a> a valutare se non intentare un&#8217;azione dinanzi alla <a href="http://ftc.gov/">Federal Trade Commission</a>.</p>
<p>Nel giro di poco, <a href="http://www.facebook.com/">Facebook</a> è ritornata sui suoi passi, ripristinando la versione precedente dei <a href="http://www.facebook.com/terms.php?locale=en_US">TOS</a>. Si legge nel blog ufficiale di <a href="http://www.facebook.com/">Facebook</a> il pensiero di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mark_Zuckerberg">Mark Zuckerberg</a>, venticinquenne fondatore e capo del noto social network, circa quanto avvenuto:</p>
<p>&#8220;<em>Quando una persona condivide informazioni su Facebook, innanzitutto occorre che conceda a Facebook una licenza ad usare quelle informazioni, così che noi possiamo mostrarle a quelle persone con cui l&#8217;utente chiede di condividerle. Senza questa licenza, non potremmo aiutare le persone a condividere quelle informazioni. In ogni caso noi non potremmo condividere le informazioni in un modo diverso da quello voluto dai singoli utenti. La fiducia che voi riponete in noi come luogo sicuro in cui condividere informazioni è la componente più importante del lavoro di Facebook. Il nostro obiettivo è di costruire un gran prodotto e di comunicare in modo chiaro, in modo di aiutare le persone a condividere sempre più informazioni in questo ambiente sicuro.</em>&#8220;</p>
<p>Nonostante l&#8217;iniezione di fiducia volta a rassicurare gli utenti, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mark_Zuckerberg">Mark Zuckeberg</a> continua il suo blog con alcune osservazioni che dimostrano come le implicazioni legate a questi temi non siano così facilmente gestibili:</p>
<p>&#8220;<em>Le persone vogliono piena titolarità e controllo delle informazioni che le riguardano così da poter decidere di impedirne l&#8217;accesso in qualsiasi momento. Nello stesso tempo, le persone vogliono anche essere in grado di rendere disponibili le informazioni che altri hanno condiviso con loro — come indirizzi email, numeri telefonici, foto e così via — ad altri servizi, dando così accesso alle informazioni messe in condivisione da queste persone. Queste due posizioni sono in contraddizione l&#8217;una con l&#8217;altra. Non c&#8217;è un sistema oggi che mi permetta di condividere con te la mia email e che, allo stesso tempo, mi permette di controllare con chi la condividerai o con che servizi verrà condivisa.</em>&#8220;</p>
<p>Il limite operativo verso cui si confronta <a href="http://www.facebook.com/">Facebook</a> è indiscutibile e &#8211; dal punto di vista legale -  individua  un nodo da sciogliere di non poco conto, legato a tutte le forme di <strong>Users Generated Content</strong> o di  <strong>&#8220;Users Provided Data&#8221;</strong>, sempre più presenti nella rete.  E ciò riguarda non solo gli aspetti di <strong>copyright</strong>, ma anche quelli relativi alla <strong>tutela della privacy</strong> e delle informazioni personali caricate in rete.</p>
<p>Certo è che l&#8217;attuale licenza di <a href="http://www.facebook.com/">Facebook</a> è un modo semplice per aggirare il problema, che dovrà comunque essere ripensata.</p>
<p>Torniamo &#8211; ad esempio &#8211; alla foto caricata sull&#8217;album messo in condivisione nella nostra circoscritta community di amici.</p>
<p>Con l&#8217;attuale licenza, pur ripristinata nella versione precedente al 4 febbraio scorso, <a href="http://www.facebook.com/">Facebook</a> &#8211; almeno fino a che manterremo attivo il nostro account &#8211; potrà fare della nostra foto qualsiasi cosa, senza limiti, in tutto il mondo. Potrà rielaborarla, utilizzarla per fini pubblicitarli, darla in licenza a terzi, inserirla in un&#8217;opera terza.</p>
<p>Ci fa piacere che <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mark_Zuckerberg">Mark Zuckerberg</a>, nel suo blog, ci rassicuri del contrario, ma noi leggiamo quello che i <a href="http://www.facebook.com/terms.php?locale=en_US">TOS</a> prevedono e conosciamo gli effetti legali di una licenza così ampia, che non possono certo considerarsi derogati con un blog.</p>
<p>E&#8217; comprensibile che <a href="http://www.facebook.com/">Facebook</a> voglia avere carta bianca e massima libertà di movimento sui contenuti degli users, non potendo prevedere oggi le evoluzioni future della stessa <a href="http://www.facebook.com/">Facebook</a>, ma perchè almeno non iniziare a circoscrivere quella licenza agli utilizzi tipici ed effettivi dei dati personali e dei contenuti che metteremo in condivisione in Facebook?</p>
<p><em>(<a href="http://www.ipfaber.net/welcome/welcome.html">IP Faber: management and consulting services on intellectual property and immaterial assets. </a><a href="http://www.ipfaber.net/company/company.html">For more info, click</a> <a href="http://www.ipfaber.net/form/form.html"><strong>here</strong></a>)</em></p>
<p><a title="Attribution-NoDerivs License" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nd/2.0/" target="_blank"><img src="http://www.lastknight.com/wp-content/plugins/photo-dropper/images/cc.png" border="0" alt="Creative Commons License" width="16" height="16" align="absmiddle" /></a> Photo credit: by <a href="http://www.flickr.com/photos/n0r/">n0r</a> via <a href="http://www.flickr.com/">Flickr</a></p>
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		<title>Un mondo di foto libere per colorare contenuti on-line</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jan 2009 12:09:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eva Callegari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Molte web company (e non solo) che hanno bisogno di costruire contenuti  sempre freschi e accattivanti si trovano di fronte ad un dilemma: come trovare immagini &#8220;libere&#8221; senza violare il copyright di terzi?
Se parliamo di fotografie, la tentazione di riprodurre immagini presenti in rete è tanto forte quanto facile, anche per chi non è [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ipfaber.wordpress.com&blog=679888&post=563&subd=ipfaber&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignleft size-full wp-image-575" title="farfalla" src="http://ipfaber.files.wordpress.com/2008/12/farfalla.jpg?w=454&#038;h=500" alt="farfalla" width="454" height="500" />Molte <strong>web company</strong> (e non solo) che hanno bisogno di costruire contenuti  sempre freschi e accattivanti si trovano di fronte ad un dilemma: come trovare immagini &#8220;libere&#8221; senza violare il <strong>copyright</strong> di terzi?</p>
<p>Se parliamo di fotografie, la tentazione di riprodurre immagini presenti in rete è tanto forte quanto facile, anche per chi non è un hacker provetto.</p>
<p>Ciononostante, il riprodurre <strong>fotografie</strong> che sono pubblicate in <strong>Internet</strong> con apposite indicazioni di riserva può condurre a spiacevoli inconvenienti, quali subire richieste risarcitorie anche di diverse migliaia di euro dai titolari dei diritti sulle fotografie pubblicate. Anzi, spesso le richieste risarcitorie vengono avanzate anche da soggetti che hanno pubblicato on line le immagini, dimenticandosi di riservarne i diritti di riproduzione.</p>
<p>Una soluzione semplice ed efficace è quella di combinare due strumenti portentosi: <a href="http://www.flickr.com/"><strong>Flickr</strong></a> (o i portali come Flickr) e le licenze <a href="http://creativecommons.org/"><strong>Creative Commons</strong></a>.</p>
<p>Gli archivi inesauribili di fotografie caricate da utenti di tutto il mondo quali Flickr hanno appositi <a href="http://www.flickr.com/search/advanced/">filtri di ricerca avanzata</a> che permettono di selezionare contenuti dotati di licenze Creative Commons.</p>
<p>Una volta &#8220;pescata&#8221; dalla rete una foto che ci interessa, è immediato verificare se alla stessa è abbinata una licenza che permette di pubblicare la foto per i fini voluti: ad esempio, se la licenza indica che sono consentiti gli usi commerciali della foto e che è amesso riprodurre, distribuire, modificare la stessa, purchè si attribuisca la paternità dell&#8217;opera al suo autore, avremo campo libero.</p>
<p>E&#8217; chiaro che in tal caso non si dovrà dimenticare di copiare<strong> il simbolo CC</strong> di Creative Commons e di inserire un link ed un riferimento all&#8217;autore della fotografia.</p>
<p>Per chi poi volesse aggiungere a questo metodo di lavoro un mezzo ulteriore, provi a servirsi del motore di ricerca <a href="http://labs.ideeinc.com/multicolr">Multicolr Search Lab Flickr Set</a>, che permette di cacciare foto con licenza <strong>Creative Commons</strong> per colore o per combinazioni di colori.</p>
<p>Oltre ad essere decisamente utile dal punto di vista lavorativo, dà la piacevole sensazione di ritornare bambini e di essere armati di un magico retino per farfalle.</p>
<p>(<a href="http://www.ipfaber.net/company/company.html">IP Faber: consulting services on copyright and media law.</a> <a href="http://www.ipfaber.net/form/form.html">Contact us</a>)</p>
<p><a title="Attribution-NoDerivs License" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nd/2.0/" target="_blank"><img src="http://www.lastknight.com/wp-content/plugins/photo-dropper/images/cc.png" border="0" alt="Creative Commons License" width="16" height="16" align="absmiddle" /></a> <em>Photo credit</em><em>: <a href="http://www.flickr.com/photos/serendipitypeace/">serendipitypeace2007</a></em></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ipfaber.wordpress.com/563/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ipfaber.wordpress.com/563/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ipfaber.wordpress.com/563/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ipfaber.wordpress.com/563/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ipfaber.wordpress.com/563/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ipfaber.wordpress.com/563/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ipfaber.wordpress.com/563/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ipfaber.wordpress.com/563/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ipfaber.wordpress.com/563/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ipfaber.wordpress.com/563/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ipfaber.wordpress.com&blog=679888&post=563&subd=ipfaber&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>I mille usi di Facebook e la notifica &#8220;all&#8217;australiana&#8221;</title>
		<link>http://ipfaber.wordpress.com/2008/12/23/i-mille-usi-di-facebook-e-la-notifica-allaustraliana/</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Dec 2008 10:26:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eva Callegari</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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		<category><![CDATA[notifica via facebook]]></category>
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		<description><![CDATA[La Corte Suprema australiana ha autorizzato nei giorni scorsi l&#8217;avvocato Mark McCormak a notificare via Facebook un&#8217;ingiunzione a due coniugi che non avevano pagato varie rate del mutuo acceso per l&#8217;acquisto della propria casa.
Che i social network possano implicare usi di cui forse neppure possiamo intuire ad oggi la portata è un&#8217;idea piuttosto diffusa, ma [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ipfaber.wordpress.com&blog=679888&post=551&subd=ipfaber&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignleft size-medium wp-image-584" title="coloured-houses1" src="http://ipfaber.files.wordpress.com/2008/12/coloured-houses1.jpg?w=300&#038;h=300" alt="coloured-houses1" width="300" height="300" />La <strong>Corte Suprema</strong> australiana ha autorizzato nei giorni scorsi l&#8217;avvocato <strong>Mark McCormak</strong> a <a href="http://it-it.facebook.com/">notificare via Facebook</a> un&#8217;ingiunzione a due coniugi che non avevano pagato varie rate del mutuo acceso per l&#8217;acquisto della propria casa.</p>
<p>Che i <strong>social network</strong> possano implicare usi di cui forse neppure possiamo intuire ad oggi la portata è un&#8217;idea piuttosto diffusa, ma che un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rete_sociale">social network</a> possa essere utilizzato per notificare atti giudiziari è notizia che davvero incuriosisce e fa riflettere.</p>
<p>Se da noi già l&#8217;entrata in vigore della normativa sulla <strong>privacy</strong> mise in crisi anni fa gli <strong>uffici UNEP</strong>, che non erano dotati delle buste (e dei fondi per acquistarle!) necessarie ad effettuare le notifiche protette da occhi indiscreti, così come la legge prescriveva, una notifica <a href="http://it-it.facebook.com/"><strong>via Facebook</strong></a> appare anni luce lontana dal nostro sistema processuale.</p>
<p>Nonostante ciò, dovremmo forse considerare che già ora determinate forme di notifiche (ad esempio quelle via email previste per lo scambio di atti fra difensori nell&#8217;ambito di un processo societario) servono a semplificare gli adempimenti processuali e a risparmiare tempo e denaro.</p>
<p>Il limite di un passaggio a mezzi tecnologici più evoluti è dato dal timore che questi siano meno &#8220;affidabili&#8221; e sicuri di quelli tradizionali, ma in realtà, rispetto ad esempio ai cosidetti depositi presso la casa comunale, essi possono dimostrarsi in certi casi concretamente più efficaci.</p>
<p>Certo è che &#8211; quanto a<a href="http://it-it.facebook.com/"> Facebook</a> &#8211; per ora preferiamo limitarci a servircene per spedire gli auguri di <strong>buon Natale</strong>.</p>
<p><em>(<a href="http://www.ipfaber.net/welcome/welcome.html">IP Faber: IP and IT 360° consulting services</a>.<a href="http://www.ipfaber.net/form/form.html"> Contact us</a>) </em></p>
<p><a title="Attribution-NoDerivs License" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nd/2.0/" target="_blank"><img src="http://www.lastknight.com/wp-content/plugins/photo-dropper/images/cc.png" border="0" alt="Creative Commons License" width="16" height="16" align="absmiddle" /></a> <em>Photo credit</em><em>: <a href="http://www.flickr.com/photos/shapeshift/">shapeshift</a><br />
</em></p>
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	</item>
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		<title>SIAE: bollino sì, bollino no&#8230;</title>
		<link>http://ipfaber.wordpress.com/2008/11/20/siae-bollino-si-bollino-no/</link>
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		<pubDate>Thu, 20 Nov 2008 10:59:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eva Callegari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
 Photo credit: Cayusa
Acceso è il confronto di questi giorni fra FIMI &#8211; Federazione Industria Musicale Italiana e SIAE &#8211; Società Italiana degli Autori ed Editori in tema di bollino SIAE.
Quanto ha dichiarato FIMI nel corso dell&#8217;audizione presso il Ministero dei Beni e le Attività Culturali circa il regolamento di esecuzione delle disposizioni relative al [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ipfaber.wordpress.com&blog=679888&post=422&subd=ipfaber&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignleft size-full wp-image-433" title="cayusa-dollar-selfportrait" src="http://ipfaber.files.wordpress.com/2008/11/cayusa-dollar-selfportrait.jpg?w=500&#038;h=400" alt="cayusa-dollar-selfportrait" width="500" height="400" /></p>
<p><a title="Attribution-NoDerivs License" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nd/2.0/" target="_blank"><img src="http://www.lastknight.com/wp-content/plugins/photo-dropper/images/cc.png" border="0" alt="Creative Commons License" width="16" height="16" align="absmiddle" /></a> <em>Photo credit</em><em>: <a href="http://www.flickr.com/photos/cayusa/">Cayusa</a></em></p>
<p>Acceso è il confronto di questi giorni fra <a href="http://www.fimi.it">FIMI &#8211; Federazione Industria Musicale Italiana</a> e <a href="http://www.siae.it">SIAE &#8211; Società Italiana degli Autori ed Editori</a> in tema di <strong>bollino SIAE</strong>.</p>
<p>Quanto ha dichiarato FIMI nel corso dell&#8217;audizione presso <a href="http://www.beniculturali.it/">il Ministero dei Beni e le Attività Culturali</a> circa il regolamento di esecuzione delle disposizioni relative al contrassegno SIAE mette in discussione i presupposti stessi su cui si fonda il sistema obbligatorio di bollinatura SIAE, quello previsto per i supporti contenenti musica, materiale audiovisivo o multimediale e determinati software (<strong>art. 181<em>bis</em> legge diritto d&#8217;autore</strong>).</p>
<p>Quanto sta accadendo prende il via da una prima &#8220;bacchettata&#8221; all&#8217;Italia arrivata dalla <a href="http://europa.eu/institutions/inst/justice/index_it.htm">Corte di Giustizia della Comunità Europea</a>, per non essere stata comunicata alla <a href="http://ec.europa.eu/index_it.htm">Commissione</a> la sopra citata normativa sul <strong>contrassegno SIAE</strong>, regola tecnica la cui compatibilità con la normativa comunitaria deve essere appunto previamente valutata dalla <a href="http://ec.europa.eu/index_it.htm">Commissione</a>.</p>
<p>Ciò che è al centro della vicenda non è tuttavia unicamente <strong>un&#8217;infrazione procedurale</strong>, ma gli aspetti sostanziali su cui i vincoli di bollinatura SIAE si fondano. Già dalle richieste di chiarimenti presentate dalla <a href="http://ec.europa.eu/index_it.htm">Commissione</a> si delineano in realtà alcuni dei fondamenti sostanziali della questione.</p>
<p>Alla mancata bollinatura SIAE non corrisponde necessariamente il mancato pagamento dei dovuti compensi di <strong>copyright</strong>. Anzi, se il versamento dei <strong>compensi per il diritto d&#8217;autore</strong> fosse avvenuto in un paese straniero, neppure è certo a quale titolo la SIAE potrebbe verificare l&#8217;assolvimento di tale obbligo.</p>
<p>Inoltre &#8211; fatto ancora più dubbio in un&#8217;ottica di <strong>libera circolazione delle merci a livello comunitario</strong> e alla luce del <strong>principio di esaurimento comunitario</strong> &#8211; la bollinatura obbligatoria SIAE comporta un blocco <em>ex lege</em> alla circolazione di opere protette da copyright, immesse sul mercato UE dai legittimi titolari e riversate su supporti fisici.</p>
<p>Per chi opera a livello comunitario, al di là del fermo &#8220;burocratico&#8221; legato alla presentazione della richiesta di bollini SIAE e del versamento dei compensi (che può durare <strong>da 10 fino a 30 giorni</strong>), vi sono anche costi gestionali legati alla necessità inevitabile di segmentare il mercato italiano, per rispettare gli adempimenti di bollinatura obbligatoria, <em><strong>unicum</strong></em> a livello EU.</p>
<p><em><a href="http://www.ipfaber.net/welcome/welcome.html">(IP Faber: coaching per le aziende in materia di copyright e marchi</a>. <a href="http://www.ipfaber.net/form/form.html">Contattaci</a>)</em></p>
<p><em><span id="more-422"></span></em>Anche a voler soppesare con attenzione i pur pregevoli argomenti opposti dalla SIAE al dibattito (l’importanza del bollino come strumento di repressione della pirateria, l’importanza di garantire tutela agli autori etc.) tre sono le domande che – provocatoriamente – forse già offrono delle risposte al dibattito:</p>
<p><strong>1) </strong> Se la SIAE non verifica o, in certi casi, non ha comunque titolo per verificare l’effettiva disponibilità dei diritti in capo a chi richiede la bollinatura, come è possibile che la bollinatura sia <strong>IL</strong> mezzo indispensabile e irrinunciabile per contrastare la pirateria?<br />
<strong>2) </strong> Se la SIAE è così sicura che il sistema di bollinatura sia un essenziale strumento di tutela degli interessi degli autori o dei titolari dei diritti d’autore, perché dovrebbe temere che siano gli autori stessi e i titolari dei diritti a scegliere se bollinare o meno i supporti, attraverso <strong>un sistema di bollinatura facoltativo</strong> come quello già esistente in ambito editoriale?<br />
<strong>3) </strong> Se occorre contrastare la pirateria in modo adeguato, perché allora l’attenzione è così focalizzata sulla sola <strong>pirateria</strong> di opere registrate su supporto e non anche su quella <strong>on-line</strong>, quantitativamente ad oggi ben superiore alla prima ed in trend di crescita sempre più significativa?</p>
<p>Un’ultima nota a piè di pagina: il presidente della SIAE osserva (fonte <a href="http://www.ilsole24ore.com/">Il Sole 24 Ore</a>, 18 novembre 2008, articolo di Giuliano Balestrieri) che<strong> l’eliminazione del bollino SIAE obbligatorio </strong>comporterebbe la scomparsa di una<strong> voce di ricavo annuo pari a 11-12 milioni di euro</strong>&#8230;</p>
<p><em><a href="http://www.ipfaber.net/welcome/welcome.html">(IP Faber: coaching per le aziende in materia di copyright e marchi</a>. <a href="http://www.ipfaber.net/form/form.html">Contattaci</a>)</em></p>
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	</item>
		<item>
		<title>Yahoogle: partnership pubblicitaria a prova di antitrust?</title>
		<link>http://ipfaber.wordpress.com/2008/11/05/yahoogle-partnership-pubblicitaria-a-prova-di-antitrust/</link>
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		<pubDate>Wed, 05 Nov 2008 21:04:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eva Callegari</dc:creator>
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 Photo credit: Missha

L&#8217;accordo pubblicitario fra Yahoo! e Google sembrava essersi arenato dopo il suo annuncio, ad agosto scorso, a causa dell&#8217;intervento dell&#8217;autorità antitrust statunitense, sollecitato da varie associazioni per i diritti dei consumatori e dall&#8217;ANA (Association of National Advertisers).
Secondo questi ultimi, il fatto che Yahoo! permetta a Google di postare le proprie inserzioni pubblicitarie [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ipfaber.wordpress.com&blog=679888&post=400&subd=ipfaber&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignleft size-full wp-image-407" title="applegoogle" src="http://ipfaber.files.wordpress.com/2008/11/applegoogle.jpg?w=500&#038;h=333" alt="applegoogle" width="500" height="333" /></p>
<p><a title="Attribution-NoDerivs License" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nd/2.0/" target="_blank"><img src="http://www.lastknight.com/wp-content/plugins/photo-dropper/images/cc.png" border="0" alt="Creative Commons License" width="16" height="16" align="absmiddle" /></a> <em>Photo credit</em><em>: </em><a href="http://www.flickr.com/photos/missha/">Missha</a><em><br />
</em></p>
<p>L&#8217;accordo pubblicitario fra <a href="http://it.yahoo.com">Yahoo!</a> e <a href="http://www.google.it">Google</a> sembrava essersi arenato dopo il suo annuncio, ad agosto scorso, a causa dell&#8217;intervento dell&#8217;<strong>autorità antitrust statunitense</strong>, sollecitato da varie associazioni per i diritti dei consumatori e dall&#8217;<a href="http://www.ana.net/">ANA (Association of National Advertisers)</a>.</p>
<p>Secondo questi ultimi, il fatto che <a href="http://it.yahoo.com">Yahoo!</a> permetta a <a href="http://www.google.it">Google</a> di postare le proprie inserzioni pubblicitarie nelle pagine della prima, in cambio di una percentuale sui ricavi generatisi, altererebbe significativamente gli equilibri del mercato pubblicitario di riferimento, con un inevitabile innalzamento dei costi, a discapito degli inserzionisti.</p>
<p>E&#8217; di questi giorni la notizia riportata dal <a href="http://online.wsj.com/public/us">Wall Street Journal</a>, secondo cui le due società, al fine di ricevere la benedizione dall&#8217;antitrust alla loro partnership, hanno rivisto i termini del proprio accordo.</p>
<p>La durata dell&#8217;accordo, innanzitutto, verrebbe ridotto dai dieci anni originariamente previsti a due anni. Inoltre, si prevederà un meccanismo di scelta dei lettori di <a href="http://it.yahoo.com">Yahoo!</a>, che potranno chiedere di escludere le pubblicità di <a href="http://www.google.it">Google</a> dalle proprie pagine web<a href="http://it.yahoo.com"></a>. Infine, si è stabilito un tetto alla percentuale di ricavi spettante a <a href="http://it.yahoo.com">Yahoo!</a>, ottenuti dalla pubblicità di <a href="http://www.google.it">Google</a>: essi non potranno superare la soglia massima del 25%.</p>
<p>Sapremo prossimamente se il <strong>dipartimento di giustizia</strong> statunitense, che riveste il ruolo di organo di controllo della concorrenza e del mercato, riterrà sufficienti gli emendamenti apportati all&#8217;accordo perchè possa darsi il via alla <strong>partnership pubblicitaria</strong> fra <a href="http://it.yahoo.com">Yahoo!</a> e <a href="http://www.google.it">Google</a>.</p>
<p><em>(</em><a href="http://www.ipfaber.net/company/company.html"><em>IP Faber: we develop co-branding plans and co-marketing agreements for smart companies.</em></a> <a href="http://www.ipfaber.net/form/form.html"><em>Contact us)</em></a></p>
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	</item>
		<item>
		<title>Internet: imprevisti o probabilità? L&#8217;accordo MTV &#8211; Auditude &#8211; MySpace insegna.</title>
		<link>http://ipfaber.wordpress.com/2008/11/04/internet-imprevisti-o-probabilita-laccordo-mtv-auditude-myspace-insegna/</link>
		<comments>http://ipfaber.wordpress.com/2008/11/04/internet-imprevisti-o-probabilita-laccordo-mtv-auditude-myspace-insegna/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 04 Nov 2008 10:42:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eva Callegari</dc:creator>
				<category><![CDATA[IT]]></category>
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		<category><![CDATA[News Corporation]]></category>

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		<description><![CDATA[
 Photo credit: Mark Strozier

Ricordate quando nel Monopoli si doveva pescare una carta, scegliendo fra imprevisti e probabilità?
Internet, con le sue continue e rivoluzionarie mutazioni, negli ultimi anni ha più di una volta costretto le grandi aziende (e non solo) a scegliere fra queste due carte.
Tanto si parlò del caso Napster, quanto poi si capì [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ipfaber.wordpress.com&blog=679888&post=377&subd=ipfaber&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignleft size-full wp-image-381" title="chance-photo-monopoli" src="http://ipfaber.files.wordpress.com/2008/11/chance-photo-monopoli.jpg?w=500&#038;h=375" alt="chance-photo-monopoli" width="500" height="375" /></p>
<p><a title="Attribution-NoDerivs License" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nd/2.0/" target="_blank"><img src="http://www.lastknight.com/wp-content/plugins/photo-dropper/images/cc.png" border="0" alt="Creative Commons License" width="16" height="16" align="absmiddle" /></a> <em>Photo credit</em><em>: <a href="http://www.flickr.com/photos/r80o/">Mark Strozier</a><br />
</em></p>
<p>Ricordate quando nel <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Monopoli_(gioco)">Monopoli </a>si doveva pescare una carta, scegliendo fra<strong> imprevisti</strong> e<strong> probabilità</strong>?</p>
<p>Internet, con le sue continue e rivoluzionarie mutazioni, negli ultimi anni ha più di una volta costretto le grandi aziende (e non solo) a scegliere fra queste due carte.</p>
<p>Tanto si parlò del <strong>caso Napster</strong>, quanto poi si capì che il passaggio all&#8217;uso generalizzato della musica digitale avrebbe aperto nuove e profittevoli strade al mercato musicale, una volta che si fosse incanalato questo flusso di musica liquida in un contesto commerciale adeguato. Di questo ne sono prova i risultati raggiunti oggi dalla cosiddetta &#8220;<strong>iMusic</strong>&#8220;.</p>
<p>Ora, il punto di snodo sembra trovarsi a metà fra il <strong>networking</strong> e i media di vario genere, in particolare i <strong>video</strong>.</p>
<p>L&#8217;accordo siglato ieri fra <a href="http://www.myspace.com/">MySpace</a>, il social network di cui è titolare <a href="http://www.newscorp.com/">News Corp. di Rupert Murdoch</a>, <a href="http://www.auditude.com/">Auditude</a> ed <a href="http://www.mtv.it/">MTV Networks</a> rappresenta la carta delle probabilità che si possono &#8220;pescare&#8221; in questo momento dalla rete.</p>
<p>La tecnologia che ha sviluppato <a href="http://www.auditude.com/">Auditude</a>, attraverso l&#8217;analisi del<em> fingerprint </em>dell&#8217;audio e del video del materiale audiovisivo presente in rete, permette di riconoscere il <strong>copyright </strong>dei video che vengono postati in internet, di inserirvi automaticamente della pubblicità e di ripartirne il ricavato con gli aventi diritto.</p>
<p>Tutto questo anche nel caso in cui il video venga postato da un soggetto che si sia limitato a ripubblicare un video, senza chiedere alcuna autorizzazione al titolare dei <strong>diritti d&#8217;autore</strong> sul video.</p>
<p>In questo modo, si inverte la prospettiva circa lo scambio di video on line: più un video circolerà in rete, più i titolari dei diritti ne trarranno un beneficio economico diretto.</p>
<p>Ed ecco che la carta delle probabilità pescata da <a href="http://www.newscorp.com/">News Corp</a> ed <a href="http://www.mtv.it/">MTV</a> ieri si trasforma in una carta delle <strong>opportunità</strong>.</p>
<p><em>(<a href="http://www.ipfaber.net/whatwedo/whatwedo.html">IP Faber: we do professional intellectual property licensing management.</a> <a href="http://www.ipfaber.net/form/form.html">Contact us</a>)</em></p>
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			<media:title type="html">chance-photo-monopoli</media:title>
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		<title>Thumbnails e copyright: dalla Germania venti di guerra per Google</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Oct 2008 08:46:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eva Callegari</dc:creator>
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  Photo credit: Cileke

I thumbnail &#8211; quelle immagini in formato ridotto che si ricavano da una qualsiasi ricerca per immagine in Google - violano il copyright di chi ha creato le immagine originarie e le ha pubblicate in Internet.
Così hanno sentenziato in primo grado i giudici tedeschi nell’ambito di due diverse controversie su questo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ipfaber.wordpress.com&blog=679888&post=352&subd=ipfaber&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignleft size-full wp-image-365" title="thumbnail" src="http://ipfaber.files.wordpress.com/2008/10/thumbnail.jpg?w=500&#038;h=381" alt="" width="500" height="381" /></p>
<p><em> </em><a title="Attribution-NoDerivs License" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nd/2.0/" target="_blank"><img src="http://www.lastknight.com/wp-content/plugins/photo-dropper/images/cc.png" border="0" alt="Creative Commons License" width="16" height="16" align="absmiddle" /></a> <em>Photo credit: </em><em><a href="http://flickr.com/photos/cieleke/">Cileke</a><br />
</em></p>
<p><em></em>I <em>thumbnail</em> &#8211; quelle immagini in formato ridotto che si ricavano da una qualsiasi ricerca per immagine in <strong>Google </strong>- violano il <strong>copyright </strong>di chi ha creato le immagine originarie e le ha pubblicate in Internet.</p>
<p>Così hanno sentenziato in primo grado i giudici tedeschi nell’ambito di due diverse controversie su questo tema. <strong>Google</strong> appellerà molto probabilmente queste decisioni. Nel frattempo, l&#8217;intero sistema <strong>Image Search</strong> di <strong>Google</strong> in <strong>Germania</strong> è in discussione.</p>
<p>Non potendo i motori di ricerca di <strong>Google</strong> selezionare quali immagini sono rese liberamente utilizzabili in internet e quali no, la scelta forzata cui si vedrà costretta <strong>Google</strong>, se queste decisioni non verranno riformate in secondo grado, sarà di ripensare, se non di rinunciare al proprio sistema di ricerca per immagini nel territorio tedesco.</p>
<p>Un caso analogo, iniziato negli <strong>Stati Uniti</strong> dai titolari del sito pornografico <strong>Perfect 10</strong>, ha portato a conclusioni opposte rispetto a quelle cui sono giunti i giudici tedeschi nei giorni scorsi: le immagini in miniatura che <strong>Google</strong> mostra ai propri utenti sarebbero – secondo la giurisprudenza d’oltreoceano &#8211; liberamente pubblicabili in <strong>internet</strong>. Rientrerebbero infatti nel cosiddetto <em><strong>fair use</strong></em>, ovvero in una di quelle ipotesi di libera utilizzabilità delle opere protette dal diritto d’autore che costituiscono un’eccezione al sistema delle esclusive derivanti dal <strong>copyright</strong>.</p>
<p>E in <strong>Italia</strong>? Che accadrebbe se uno degli autori delle infinite immagini pescate da <strong>Google</strong> nella rete alzasse la mano e protestasse contro la loro trasformazione in immagini-francobollo per utenti alla ricerca di immagini digitali?</p>
<p><a href="http://www.ipfaber.net/whatwedo/whatwedo.html"><em>(IP Faber: protezione e negoziazione di copyright per aziende e operatori professionali) </em></a></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ipfaber.wordpress.com/352/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ipfaber.wordpress.com/352/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ipfaber.wordpress.com/352/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ipfaber.wordpress.com/352/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ipfaber.wordpress.com/352/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ipfaber.wordpress.com/352/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ipfaber.wordpress.com/352/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ipfaber.wordpress.com/352/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ipfaber.wordpress.com/352/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ipfaber.wordpress.com/352/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ipfaber.wordpress.com&blog=679888&post=352&subd=ipfaber&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Eva Callegari</media:title>
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			<media:title type="html">Creative Commons License</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>YouTube lancia click-to-buy con Amazon e Apple: arriva l&#8217;ecommerce personalizzato</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Oct 2008 17:38:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Photo credit: Shawnblog
 E così anche YouTube (acquistata nel 2006 da Google) inaugura una nuova strategia commerciale. Da oggi si avvicina all&#8217;e-commerce e lancia click to buy, un nuovo sistema di gestione di link (relativi ai video mostrati agli utenti) che portano ai suoi partner commerciali, per ora solo Amazon (videogames video e musica) e Apple (musica [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ipfaber.wordpress.com&blog=679888&post=305&subd=ipfaber&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a title="Attribution-NoDerivs License" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nd/2.0/" target="_blank"><img src="http://www.lastknight.com/wp-content/plugins/photo-dropper/images/cc.png" border="0" alt="Creative Commons License" width="16" height="16" align="absmiddle" /></a> <em>Photo credit: </em><a href="http://www.flickr.com/photos/shawnblog/" target="_blank"><em>Shawnblog</em></a></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-306" title="you-tube-new-500x341" src="http://ipfaber.files.wordpress.com/2008/10/you-tube-new-500x341.jpg?w=500&#038;h=341" alt="" width="500" height="341" /> E così anche <strong>YouTube</strong> (acquistata nel 2006 da <strong>Google</strong>) inaugura una nuova strategia commerciale. Da oggi si avvicina all&#8217;<strong>e-commerce</strong> e lancia <strong><a href="http://www.youtube.com/blog" target="_blank">click to buy</a></strong>, un nuovo sistema di gestione di link (relativi ai video mostrati agli utenti) che portano ai suoi partner commerciali, per ora solo <strong>Amazon</strong> (videogames video e musica) e <strong>Apple</strong> (musica e video), ma in futuro ne sono attesi molti altri.</p>
<p>Il <a href="http://www.youtube.com/blog" target="_blank"><strong>blog di You Tube</strong></a> spiega bene la visione e l&#8217;implementazione della nuova strategia commerciale, che dovrebbe portare a una &#8221;broad, viable <strong>eCommerce</strong> platform for users and partners on <strong>YouTube</strong>&#8221; secondo una logica in grado di aiutare i &#8220;partners across all industries &#8212; from <strong>music</strong>, to <strong>film</strong>, to <strong>print</strong>, to <strong>TV</strong> &#8211;  offer useful and relevant products to a large, yet targeted audience, and generate additional revenue from their content on YouTube beyond the advertising we serve against their videos&#8221;.</p>
<p>Il gigante dei video condivisi online parla chiaramente di tutte le industrie dei media (dalla <strong>stampa</strong>, alla <strong>musica</strong> ai <strong>film</strong> alla <strong>tv</strong>) e di un modello di business che va oltre la semplice pubblicità. E&#8217; il momento dell&#8217; <strong>ecommerce  customizzato</strong>. E delle grandi alleanze tra i protagonisti di internet per vendere online i loro prodotti. Alleanze dettate dalla convergenza dei reciproci interessi e dalla necessità di recuperare i costi degli investimenti nelle infrastrutture compiuti negli anni passati.</p>
<p>Non è un caso poi che la prima alleanza sia stata fatta da tre operatori tra i protagonisti del <strong>download</strong> multimediale di file protetti da <strong>copyright</strong>, tre protagonisti che hanno fortemente creduto (e investito) nelle tecnologie, nelle persone e nei data center in grado di gestire continuamente il download di Terabyte di dati, tre aziende pioniere nella costruzione di nuovi mercati legati alla <strong>proprietà intellettuale</strong>, alle <strong>licenze</strong> e al <strong>copyright</strong>. </p>
<p>Del resto l&#8217;acquisizione di <strong>YouTube</strong> nel 2006 è stata molto onerosa e la gestione della piattaforma tecnologica del servizio (data center + banda) deve avere costi altissimi, anche per <strong>Google</strong>. Era necessario quindi trovare prima o poi un modo per monetizzare il successo  di <strong>www.youtube.com</strong> e concretizzarne il vantaggio competitivo.</p>
<p>Purtroppo i termini degli accordi con <strong>Amazon</strong> e <strong>Apple</strong> non sono stati divulgati.</p>
<p><em>(<a title="cosa facciamo" href="http://www.ipfaber.net/whatwedo/whatwedo.html" target="_self">IP Faber aiuta le aziende a gestire gli asset immateriali, siano essi concentrati su internet, media, tv o stampa</a>)</em></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ipfaber.wordpress.com/305/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ipfaber.wordpress.com/305/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ipfaber.wordpress.com/305/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ipfaber.wordpress.com/305/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ipfaber.wordpress.com/305/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ipfaber.wordpress.com/305/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ipfaber.wordpress.com/305/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ipfaber.wordpress.com/305/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ipfaber.wordpress.com/305/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ipfaber.wordpress.com/305/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ipfaber.wordpress.com&blog=679888&post=305&subd=ipfaber&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">I Tosatèi</media:title>
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			<media:title type="html">Creative Commons License</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Nielsen bacchetta Wikipedia: quando un elenco non è un semplice elenco?</title>
		<link>http://ipfaber.wordpress.com/2008/10/08/nielsen-bacchetta-wikipedia-quando-un-elenco-non-e-un-semplice-elenco/</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Oct 2008 07:47:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eva Callegari</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Photo credit: Aldoaldoz
Fra Wikipedia e l&#8217;agenzia statistica Nielsen avrebbe potuto sorgere una vera e propria causa nel corso delle passate settimane. Wikipedia ha invece preferito obbedire all&#8217;ordine di Nielsen, eliminando più di trecento pagine della propria sezione inglese, senza rischiare di dilungarsi in una complicata vertenza.
Nonostante ciò, il caso lascia spazio ad alcune riflessioni.
Facciamo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ipfaber.wordpress.com&blog=679888&post=268&subd=ipfaber&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a title="Attribution-NoDerivs License" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nd/2.0/" target="_blank"><img src="http://www.lastknight.com/wp-content/plugins/photo-dropper/images/cc.png" border="0" alt="Creative Commons License" width="16" height="16" align="absmiddle" /></a> <em>Photo credit: <a href="http://www.flickr.com/photos/aldoaldoz/" target="_blank">Aldoaldoz</a></em></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-286" title="arnia-colorata-500x500" src="http://ipfaber.files.wordpress.com/2008/10/arnia-colorata-500x500.jpg?w=500&#038;h=500" alt="" width="500" height="500" />Fra <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pagina_principale"><strong>Wikipedia</strong></a> e l&#8217;agenzia statistica<a href="http://www.acnielsen.it/site/index.shtml"> <strong>Nielsen</strong></a> avrebbe potuto sorgere una vera e propria causa nel corso delle passate settimane. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pagina_principale"><strong>Wikipedia</strong></a> ha invece preferito obbedire all&#8217;ordine di <a href="http://www.acnielsen.it/site/index.shtml"><strong>Nielsen</strong></a>, eliminando più di trecento pagine della propria sezione inglese, senza rischiare di dilungarsi in una complicata vertenza.</p>
<p>Nonostante ciò, il caso lascia spazio ad alcune riflessioni.</p>
<p>Facciamo un passo indietro: l&#8217;agenzia inglese <a href="http://www.nielsenmedia.com/nc/portal/site/Public/"><strong>Nielsen Research Media</strong></a> il mese scorso invia un cosidetto &#8220;<strong>DMCA order</strong>&#8220;, cioè un ordine emesso sulla base del <strong>Digital Milleniun Copyright Act</strong> <span>(legge sul copyright digitale) </span>alla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pagina_principale"><strong>Wikipedia</strong></a> inglese, affermando che quest&#8217;ultima avrebbe violato i diritti di <strong>copyright </strong>dell&#8217;agenzia <a href="http://www.acnielsen.it/site/index.shtml"><strong>Nielsen</strong></a> su un elenco di stazioni televisive staunitensi creato da Nielsen e basato su un determinato criterio di ripartizione geografica.</p>
<p>La prima riflessione riguarda l&#8217;uso dei &#8220;<strong>DMCA order</strong>&#8220;, strumento di <strong>enforcement</strong> che viene sempre più utilizzato su un piano sovranazionale e nella prassi rispettato come tale dalle aziende che operano professionalmente su<strong> Internet</strong>. Non è un caso che la stessa<strong> <a href="http://www.google.it">Google</a></strong> traduca anche nel nostro paese l&#8217;invito ad inviare la &#8220;<a href="http://www.google.com/dmca.html#notification">notifica di presunta violazione di copyrigh</a>t&#8221; secondo<span> la forma suggerita dal<strong> Digital Millenium Copyright Act</strong> e ne richiami il testo attraverso il link diretto al sito web dell&#8217;<a href="http://www.copyright.gov">Ufficio copyright degli Stati Uniti</a>.</span></p>
<p>La seconda riflessione riguarda la particolare tutela di <strong>copyright</strong> che immaginiamo possa sottendersi a questo caso (l&#8217;order di <a href="http://www.acnielsen.it/site/index.shtml"><strong>Nielsen</strong></a> non è stato reso pubblico e possiamo limitarci a delle supposizioni): è probabile che <a href="http://www.acnielsen.it/site/index.shtml"><strong>Nielsen</strong></a> si sia richiamata ad una tutela di <strong>diritto d&#8217;autore</strong> sulla propria <strong>banca dati</strong>.</p>
<p>E&#8217; questo uno dei casi (rari) in cui è probabile si sia rivendicata un&#8217;<strong>esclusiva</strong> su un <strong>data base</strong>: tale tutela è prevista qualora un elenco, un catalogo sia caratterizzato da un criterio originale di selezione, organizzazione e classificazione dei dati in esso contenuto.</p>
<p>Sia la legge inglese (secondo le <strong>Copyright and Rights in Databases Regulations del 1997</strong>, entrata in vigore il 1° gennaio 1998), sia le leggi dei vari paesi EU (che hanno recepito la <a href="http://http://eur-lex.europa.eu/smartapi/cgi/sga_doc?smartapi!celexapi!prod!CELEXnumdoc&amp;numdoc=31996L0009&amp;model=guichett&amp;lg=it"><strong>Direttiva 96/9</strong></a>) riconoscono tale genere di protezione.</p>
<p>Occorre tuttavia ricordare che la <strong>protezione di una banca dati</strong> dà tutela esclusiva al &#8220;contenente&#8221; <strong>data base</strong> e non al contenuto: ciò che non può essere copiato da terzi è quindi il sistema di organizzazione dei dati, se e quando tale sistema sia originale, e non i dati in sè stessi.</p>
<p>Questo caso insegna che un elenco può quindi &#8211; talora &#8211; non essere semplicemente un elenco.</p>
<p><a href="http://ipfaber.net/whatwedo/whatwedo.html"><em>(Il lato innovativo della tua azienda è sufficientemente protetto? Chiedi ad IP Faber di fare un IP check up!)</em></a></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ipfaber.wordpress.com/268/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ipfaber.wordpress.com/268/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ipfaber.wordpress.com/268/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ipfaber.wordpress.com/268/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ipfaber.wordpress.com/268/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ipfaber.wordpress.com/268/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ipfaber.wordpress.com/268/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ipfaber.wordpress.com/268/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ipfaber.wordpress.com/268/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ipfaber.wordpress.com/268/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ipfaber.wordpress.com&blog=679888&post=268&subd=ipfaber&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Eva Callegari</media:title>
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			<media:title type="html">Creative Commons License</media:title>
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		<media:content url="http://ipfaber.files.wordpress.com/2008/10/arnia-colorata-500x500.jpg" medium="image">
			<media:title type="html">arnia-colorata-500x500</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>A new vision is born: meet the new Digital Music Experience</title>
		<link>http://ipfaber.wordpress.com/2008/09/25/a-new-vision-is-born-meet-the-new-digital-music-experience/</link>
		<comments>http://ipfaber.wordpress.com/2008/09/25/a-new-vision-is-born-meet-the-new-digital-music-experience/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 25 Sep 2008 10:10:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico</dc:creator>
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		<guid isPermaLink="false">http://ipfaber.wordpress.com/?p=84</guid>
		<description><![CDATA[ Photo credit: Petr Urbancik

In one of the most compelling and intriguing articles ever appeared on a blog, Ian Rogers, a well regarded Yahoo! executive, urges the music industry to find out a new vision.
The blog, titled &#8220;CONVENIENCE WINS, HUBRIS LOSES AND CONTENT VS. CONTEXT&#8221; is also a brief history of the music industry as seen [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ipfaber.wordpress.com&blog=679888&post=84&subd=ipfaber&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p> <a title="Attribution-NoDerivs License" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nd/2.0/" target="_blank"><img src="http://www.lastknight.com/wp-content/plugins/photo-dropper/images/cc.png" border="0" alt="Creative Commons License" width="16" height="16" align="absmiddle" /></a><em>Photo credit: </em><a href="http://www.flickr.com/photos/purbancik/" target="_blank"><em>Petr Urbancik</em></a></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-194" title="violin-on-wall-500x375" src="http://ipfaber.files.wordpress.com/2008/10/violin-on-wall-500x375.jpg?w=500&#038;h=375" alt="" width="500" height="375" /></p>
<p>In one of the most compelling and intriguing articles ever appeared on a blog, <strong>Ian Rogers</strong>, a well regarded <strong>Yahoo!</strong> executive, urges the <strong>music industry</strong> to find out a new vision.</p>
<p>The blog, titled &#8220;<a title="Ian Rogers" href="http://fistfulayen.com/blog/?p=127" target="_blank">CONVENIENCE WINS, HUBRIS LOSES AND CONTENT VS. CONTEXT</a>&#8221; is also a brief history of the <strong>music industry</strong> as seen from a techno geek of the last 10 years and we want to thank Mr. Rogers for sharing with us his thoughts, and a vision that at <strong>IP Faber</strong> we are continously proposing since our inception.</p>
<p>Roger&#8217;s statement &#8220;<strong>it’s time we pay closer attention to consumer</strong>&#8221; is both revolutionary and strategic. Back in 1999 <strong>Recording Labels</strong> got to know what was <strong>Napster</strong>, but instead of understanding a changing life phenomenon and offering some kind of alterative, they started suing <strong>Napster</strong> and other <strong>P2P</strong> sites and their users.</p>
<p>But <strong>P2P</strong> is a technology platform, inherent to tcp/ip protocol and is therefore not good or bad in itself, but hey, is so easy to sue a company for <strong>infringing copyright</strong>! Technology changes at a fast pace, so after <strong>Napster</strong> and a pletora of other <strong>P2P</strong> websites, it was the time for <strong>Gnutella</strong> and <strong>P2P</strong> software (that actually doesn&#8217;t use the website for storing music). <strong>Gnutella</strong> is basically a way for sharing bits (any kind of electronic data) between 2 computers connected to one or more networks.</p>
<p>Mr. Rogers correctly says that this is &#8220;trivial, is physics and unstoppable&#8221;. </p>
<p>It&#8217;s physics, it&#8217;s unstoppable. Period.</p>
<p>That&#8217;s why you need to put your energy elsewhere. So he urged music labels to sell their content to their users in the format they were asking for: <strong>MP3</strong>.   <strong>Make it easy, he wrote, and convenience will beat free</strong>. This was in 1999.</p>
<p>The convenience beats free.  They did the opposite: instead of creating a <strong>blue ocean</strong>, they went for the old-fashioned way and decided to sell music via internet <strong>protected with DRM</strong> (<strong>SDMI</strong>, <strong>Liquid Audio</strong>, <strong>Pressplay</strong>, <strong>Coral</strong>, etc). Any success? None.  Any hope they&#8217;ll ever make it? Nope.</p>
<p>So, the question is: <strong>what do costumer want?</strong> A nice, fast and secure <strong>experience</strong>.</p>
<p>Hum, let me think&#8230; oh yes, I&#8217;ve got it, this is <strong>iTunes</strong>: friendly interface, easy to use (and buy) platform, good price on quality ratio (well, almost).</p>
<p><strong>Amazon</strong> is doing it also better, because it is adding the <strong>first DRM free music experience working on any digital player</strong>. Music is becoming what it was at the beginning: <strong>copyrighted art</strong> without <strong>Digital Right Management</strong>. <strong>Ian Rogers</strong> acknowledges the same: &#8220;<strong>Amazon</strong>’s finally doing what was clearly the right solution in 1999. <strong>Music in the format that people actually want</strong> it in, with a Web-based experience that’s simple and works with any device.&#8221;</p>
<p>Now let&#8217;s go back back to the people who have the power to change things (if they ever want to): what are you guys still waiting for?</p>
<p><em>(<strong>IP Faber</strong>: <a title="IP Faber" href="http://www.ipfaber.com" target="_self">solutions for <strong>copyright</strong> which makes sense. Contact Us</a>)</em></p>
<p>Il pensiero di <strong>Ian Rogers</strong>, responsabile dell&#8217;area media di <strong>Yahoo</strong>! , sollecita l&#8217;<strong>industria musicale</strong> a trovare una nuova dimensione, più attenta a cogliere i segnali che arrivano direttamente dai consumatori. Quando nel 99 scoppiò il caso <strong>Napster</strong> &#8211; scrive Rogers dal <a title="Ian Rogers Blog" href="http://fistfulayen.com/blog/?p=127" target="_blank">proprio blog</a> &#8211; non ci si interrogò se qualcosa stava cambiando e che cosa occorreva cambiare, ma si iniziarono una serie di cause contro quei soggetti che si servivano del <strong>peer-to-peer</strong> per lo scambio di <strong>musica digitale</strong> non autorizzata. Il <strong>P2P</strong> è una tecnologia, è qualcosa di fisico&#8230; rappresentava un fenomeno inevitabile ed inarrestabile. Eppure le Major &#8211; osserva Rogers &#8211; non capirono di trovarsi di fronte ad un&#8217;opportunità senza precedenti, un mercato vergine da esplorare.</p>
<p>La risposta ai &#8220;rischi&#8221; del <strong>P2P</strong>, da parte delle major musicali, fu l&#8217;introduzione dei <strong>DRM</strong> sulla musica fruita daI consumatore. Ma il consumatore vuole veramente <strong>musica protetta da DRM</strong>? &#8211; si interroga Rogers. Il mercato ora sta dando una chiara risposta in senso assolutamente opposto. Tant&#8217;è che sia <strong>iTunes</strong> (iTunes plus) che <strong>Amazon</strong>  (<strong>Amazon Mp3</strong>)già stanno mettendo a disposizione degli users quello che gli users da tempo cercano: <strong>musica senza DRM</strong>, scaricabile in modo facile e sicuro ed utilizzabile su apparecchiature diverse.</p>
<p>E non stiamo parlando di musica piratata.  Stiamo parlando del mercato musicale del futuro.</p>
<p><em>(</em><strong><a title="IP Faber" href="http://www.ipfaber.net" target="_self"><em>IP Faber</em></a></strong><a title="IP Faber" href="http://www.ipfaber.net" target="_self"><em>: soluzioni per il </em></a><strong><a title="IP Faber" href="http://www.ipfaber.net" target="_self"><em>copyright</em></a></strong><em><a title="IP Faber" href="http://www.ipfaber.net" target="_self"> nel mercato. Contatti</a>)</em></p>
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